
Presagio
Più lo scavo con il pensiero, più il terreno su cui poggia la mia vita diventa insicuro.
Lui e la sua forza devastante possono anche scoprirlo un senso, anche solo quel nulla su cui si erge il mondo, ma non mai produrlo.
Il pensiero, in questi istanti smarriti, lancia lo sguardo sull’abisso di ciò che la volontà vorrebbe raggiungere, ma che si rivela invece semplice assenza, infinita ed irrimediabile, proprio perché incontrastabile dalla ragione.
Vorremmo essere infinitamente felici, vorremmo conoscere e dominare il mondo al di là dell’istante della nostra esistenza, ma ci ritroviamo solo ad avvicinarci al nostro termine ultimo di una vita che si rivela solo frutto di un momento di gioco del nulla da cui proveniamo e che ogni tanto ci capita di sognare.
Al di là di ogni pretesa di dominio di un qualunque dio, costruito su misura per alleggerire la vertigine di un paesaggio, in cui invano cerchiamo appagamento al nostro desiderio infinito.
Come fiori, cresciuti solo sull’attesa della propria fine.
“E tu, lenta ginestra,
che di selve odorate
queste campagne dispogliate adorni,
anche tu presto alla crudel possanza
soccomberai del sotterraneo foco…”