
Superfluo
Sarò franco con voi, ma credo che le parole amichevoli ogni tanto bisogna anche lasciarle perdere.
Sempre più spesso vi comportate come un branco di bambini, stupidotti, capricciosi e viziati, destinati ad essere presi a schiaffi fino alla noia. Voi non ascoltate, fate solo rumore; non volete capire, solo sfogare il vostro triste risentimento. La mediocrità è il vostro credo, quella che urla per nascondere se stessa, che accusa gli altri per guadagnarsi un perdono che sa di non meritare, che della necessità della tolleranza fa concime per le proprie debolezze di uomini al tramonto della dignità.
Osservando, in silenzio, cercando di trovare un senso al baccano, l’unica parola che mi rimbalza davanti è quella, un po’ banale invero, che recita: “superfluo”.
Superfluo, come idee raccolte in libri spazzatura, come il livore da mercato del pesce, come le giacche strappate a furia di essere tirate.
Superfluo, come un gioiello troppo brillante, o un copione scritto male, o una canzone di Jovanotti, fatta di luoghi comuni e sempre un po’ stonati.
Superfluo, come ad un funerale, uno sbuffo lanciato guardando di sottecchi un orologio placcato d’oro.