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venerdì, giugno 30, 2006

Oh Signore, anche stavolta!
Io proprio non ti sopporto più. E questo soprattutto perché ti dimostri indegno della tua stessa intelligenza. Non bastano chili di cultura per essere persone degne; anzi a volte questa è la scusa per la propria piccolezza d’animo, quella che fa trattare chi non si china di fronte al “genio” e alla falsa reliquia del tuo sapere come un bestemmiatore, o chi vorrebbe abbattere i monumenti costruiti sul fango del disprezzo come se fosse solo un ragazzino che non sa poi molto del mondo. Beh, caro il mio Solone dalla barba ben curata, che discetti di satira e non sai neppure sorridere di te stesso, che di una bandiera smunta fai il tuo scendiletto in alberghi a quattro stelle pagati proprio da chi tu più disprezzi, guardati ogni tanto le spalle, perché prima o poi la valanga del tuo stesso risentimento nei confronti di chi non ti degna di quotidiana attenzione e riverenza finirà col ricoprirti con l’onda lunga della tua stessa spocchiosa malevolenza. E stanne certo, pochi avranno il coraggio di rimpiangere il tuo odioso esperanto. A parte chi, come me, per abitudine è solito assolvere anche i peggiori di noi.
giovedì, giugno 29, 2006

Ri-succhi
Devo confessarlo: sono un po’ nauseato. Almeno di ciò che vedo e sento, se non di ciò che mangio. Certo il cibo sa di plastica ed il vino di cartone ciucciato. Ma lo stomaco è forte e resiste facilmente alle piccole dosi. Mica come l’orecchio che sente ogni giorno le vaccate del miliardario di turno, o come l’occhio che vede il triste travestito da arlecchino! Bleah! Una fiala di Plasil, per favore.
mercoledì, giugno 28, 2006

Hic sunt leones?
Visto il clima da sbracamento (spero si possa dire), una piccola, insignificante osservazione. Non è che questa faccenda del processo nello stadio suona un po’ lugubre? Che ne so, una specie di Santiago del Cile de noàrtri, o forse anche solo un remake un po’ triste del famoso “muoia Sansone….”?
martedì, giugno 27, 2006

Avantindré
Troppo caldo per muoversi, meglio stare fermi ad aspettare. Chissà che a furia di lamentarsi senza però far niente la montagna non si decida a venire da Maometto
lunedì, giugno 26, 2006

Calura
Maglietta nera un po’ sbrindellata, gatta acciambellata sul divano, avvolti da umide onde d’afa. Tuono di caldo lontano, Art che “strimpella” allegramente, senza invadere la quiete sospesa. L’immagine di una strana bottiglia, accanto a quella di un’amica un po’ triste, confuse nell’accettazione di un breve momento d’ozio. Dondolio sorridente, intuizione di una forza che riemerge, o di uno sguardo ampio che consola. Prima domenica di un’estate ritrovata.
venerdì, giugno 23, 2006

Relatività generale
Problema.
Sì o No?
Svolgimento.
Se sì: tanto…, peggio di così non è possibile andare. Se no: tanto…, peggio di così non è possibile andare.
Conclusione.
In ogni caso martedì tutti a parlare di Italia-Australia
giovedì, giugno 22, 2006

Lo struzzo
A volte mi capita di pensare alle paure della gente con una leggera punta di fastidio. Sarà che in fondo ognuno considera importanti solo i propri problemi, mentre quelli del prossimo sono solo sciocchezze di poco conto; o forse al contrario si ha paura di quanto le paure degli altri, così maledettamente simili alle nostre, possano mostrarsi in tutta la loro inconsistenza una volta analizzate dall’esterno. Fatto sta che a volte si finisce quasi per aver paura delle nostre stesse paure. Cosa questa che rappresenta probabilmente il confine tra l’eccezione alla normalità e la patologia vera e propria.
In ogni caso, mi capita sempre più spesso di pensare che oggi le persone si creano su misura le proprie paure, soltanto per giustificare la loro debolezza d’animo, intesa come pigrizia intellettuale. Se qualcosa va storto non è colpa nostra, ma delle nostre paure, viste come mostri che perseguitano e non come prodotto della nostra inconsistenza. Oggi tutto ci spaventa, il passato ed il futuro, la povertà che non abbiamo più, il successo che non possiamo mantenere, la solitudine che noi stessi ricerchiamo, la salute che potremmo perdere, persino una vecchiaia lunga e costellata da acciacchi ci sembra peggio di una fine rapida ed indolore. Abbiamo paura del buio, del freddo, del caldo, della folla, del cibo che non entra in un frigorifero stracolmo, di un pomodoro opaco, di una medicina vicina alla scadenza, di una malattia che ci raggiunge tramite una rivista, dal parrucchiere. Del traffico, dei ladri, della nostra spazzatura, dei sogni, delle speranze, dei vicini di sedile, degli amici più che dei nemici. Delle porte aperte, degli orologi, della prigione e dei prigionieri, dei ladri e dei carabinieri, dei giudici e degli avvocati; dei cani che abbaiano, degli insetti che ronzano attorno ai fiori, del vento che soffia sempre troppo forte, della neve che cade troppo presto, delle onde troppo alte, della sole troppo a picco, dello zucchero troppo dolce, del sale troppo sipido, del poco cibo, del troppo vino. Dell’uomo del nord e di quello del sud, di quello di destra e di quello di sinistra, di quello del piano di sopra e di quello del piano di sotto. Ma in fondo al cuore ognuno di noi lo sa che l’unica vera paura è quella verso noi stessi, verso il troppo vuoto che abbiamo da riempire, verso quello sguardo torvo che ci osserva ad ogni passo dal di dentro. Specchio misterioso e magico, rivolto ad ogni istante solo verso il nostro timoroso cuore di struzzo.
mercoledì, giugno 21, 2006

Esaflessione
E’ stato uno dei miei preferiti ai tempi del Liceo, quando ci si poteva anche dare un certo tono (oggi si direbbe tirarsela) facendo finta di saperla lunga su cose un po’ astruse. Giorni fa poi mi sono finalmente deciso a comprami questo. E cosa ti trovo come primo capitolo? Esaflexagoni; nome misterioso ma dal suono affascinante. In ogni caso utile a trascorrere una mattina di semi-lavoro, facendo finta di essere in semi-ferie. E poi dicono che per divertirsi ormai ci vogliono fior di soldi! Mica vero: si può addirittura ritrovarsi a sorridere riciclando un vecchio A4 scarabocchiato.
martedì, giugno 20, 2006

Avanti Savoia!
"Leggendo le trascrizioni delle telefonate mi ha solo intristito questa costanza di disprezzo per la donna: questa strumentalizzazione è terribile"
Come “solo”?
Cioè il resto sarebbe normale? Nobiltà degradata, giudici ciarlieri, doganieri in offerta, pubblico da spiaggia, giornalisti da tabloid….? In effetti anche la banalità dei primi ministri è ormai una delle poche cose immutabili, quindi, in fin dei conti, "solo" normale.
“Solo”: giusto!
lunedì, giugno 19, 2006

Perle
Forse non sempre è vero quel che si dice delle persone che si incontrano nella vita. Che sono come le perle di una collana, preziose già di per sé, ma che riunite insieme formano qualcosa di unico. Si infilano una ad una sul filo che guida il nostro viaggio, ma il tempo occorrente a farlo è lungo come l’esistenza stessa. Una volta che ci si rende conto che è ora di chiudere il cerchio e di indossare il frutto di una vita di incontri fortunati il tempo del godimento appare sempre troppo ristretto per racchiudere la quantità di gioia di cui un simile dono avrebbe bisogno.
Ecco, forse invece di infilare una ad una le piccole perle incontrate, ognuna accanto soltanto alla precedente e alla successiva, sarebbe meglio conservarle tutte insieme in uno scrigno dorato, l’una mischiata a tutte le altre, senza nessun altro ordine a distinguerle, la più lontana preziosa quanto la più recente, senza precedenze, dimenticanze, illusioni o ripensamenti. Un tesoro pronto fin dal suo apparire ad accompagnarci in tutto il nostro cammino, capace solo di aumentare il proprio valore ad ogni nuovo incontro. Aprire ogni tanto il coperchio del nostro cuore, nel nostro Tempo senza prima o dopo, nella cantina segreta in cui ci rifugiamo quando vogliamo fuggire dai rumori del mondo. Aprirlo con umiltà e consapevolezza, e semplicemente osservare i volti un po' sbiaditi di tutte le persone incontrate lungo il cammino, riflessi nella gioia stessa del loro ricordo o in quella della loro presenza attuale, in modo tale che il gioiello non debba aspettare l’ultimo minuto per essere chiamato col nome che fin dal primo istante gli spetta di diritto. Un nome che in fondo suona molto simile al nostro.
domenica, giugno 18, 2006

Aridàje
…ed improvvisamente svegliarsi una mattina e scoprire di abitare in un paese in cui tutti si sono trasformati per incanto in esperti costituzionalisti.
Giusto per giustificarmi in qualche modo l’ennesima battaglia a colpi di parole impastate di retorica.
giovedì, giugno 15, 2006

Notte d’estate
Ogni stagione parla linguaggi diversi, perché diverse sono le parti di noi che le ascoltano. L’inverno parla con l’anima, l’estate dialoga col corpo. Per me almeno è così da sempre. Il gelo dell’aria ed il grigio del cielo costringono braccia e gambe a rinchiudersi dentro pesanti nascondigli, le spalle si stringono su se stesse per sfuggire alle stilettate del maestrale che soffia tra i rami spogli, inseguendo rare foglie che sembrano sfuggirgli. Il corpo si allontana da questo mondo feroce e buio, in un desiderio letargico di ore lontane e luminose. Solo l’anima, forte della sua stessa insensibile ignoranza sopravvive alla violenza di questa natura dal volto feroce. Poi improvvisamente la paura delle membra scompare, mentre il corpo si sveglia, accarezzato dal raggio di un sole finalmente tiepido e vitale. Le mani strappano i veli che nascondevano la pelle rugosa colorata di neve, le gambe riscoprono la gioia di essere sfiorate dall’aria tiepida, ricca di profumi e vita, i piedi riconoscono l’asperità di una terra di nuovo pronta a donare. Mentre l’anima acquieta la sua corsa, per prepararsi al lavoro futuro.
Immobile, col capo leggermente ruotato verso uno spicchio di cielo colmo di luci lontane, le gambe spoglie distese ad accogliere il soffio della notte. Stanco, il pensiero fermo ad accogliere il silenzioso abbraccio del mondo. Fresco abbraccio sulla pelle. Sonno e pace.
mercoledì, giugno 14, 2006

Variazioni sul tema
Per dire quanto seri siano i discorsi attorno al mondo del pallone.
Ore 20 e 59: Il Brasile è squadra decisamente di un altro pianeta. Ore 22 e 59: Il Brasile fa schifo e l’Italia vincerà il mondiale.
Appunto.
martedì, giugno 13, 2006

Rispèttati
Ecco, guarda, te lo voglio proprio dire, con tutto l’affetto di cui sono capace: nessuno ha diritto di vedere in noi dei difetti. Anzi, non sarebbe nemmeno in grado di farlo, caso mai pensasse di averne. Perché vedi, amico mio ingenuo e titubante, si può piacere o non piacere alle persone, si può essere sinceri o mentire, si può persino amare od odiare; ma i difetti sono solo quelli che vediamo davanti allo specchio della nostra anima, le piccole macchie oscure che punteggiano l’interno del nostro cuore. Quello che noi temiamo a volte è solo un giudizio senza predicato, uno sguardo che non può vedere la nostra luce, una presunzione di colpevolezza per un delitto non commesso. Giù le mani dal tuo cuore allora, abbassi lo sguardo chi presume di sindacare ciò che è proprietà esclusiva. E grazie ancora, anche solo per il fatto di esserti lasciato scegliere.
giovedì, giugno 08, 2006

Passo
Le mura che riconosci in ogni loro ruga, le cime degli alberi laggiù, oltre i tetti, la polvere dei libri ingrigiti dal tempo; tutto resterà fermo ad ascoltare, dopo di te, lo scorrere lento della loro pigra esistenza.
Solo il silenzio di ogni nostra speranza nascosta disperderà poco alla volta la sua stessa vergogna, come aria a ripulire il cielo. Passo dopo passo.
mercoledì, giugno 07, 2006

High Hope
Sia che si tratti di mondi lontani o vicini, di vecchi o di bambini, di santi o peccatori, di cose serie o futili, la speranza non ha data di scadenza. Almeno, spero!
martedì, giugno 06, 2006

Due minuti
Scivola, con lo sguardo lungo il solco che divide un volto stanco. Nasconde, dietro un antico luccichio di dolore, la nostalgia per l’istante appena ritrovato. Mormora, parole di attesa ad orecchie che non desiderano ascoltare. Scruta, con fiduciosa malinconia l’arrivo di un sorriso. Accoglie, tra le sue braccia pesanti il suo sogno profumato d’affetto. Ricorda, voci e sensazioni, sapori e sentimenti, melodie di vite già spente.
L’ascolti, ma è solo la tua anima, all’improvviso risvegliatasi in una sottile bolla di silenzio.
lunedì, giugno 05, 2006

Epifanìa
Mi pare che le cattive abitudini stiano sempre più diventando ambidestre. O forse, più semplicemente, ancora una volta chi è troppo abituato a sentire applausi non sempre è anche preparato ai musi lunghi.
domenica, giugno 04, 2006

Pensierino
Caro Dio, io sono qui che continuo ad aspettare la primavera, ma lei per ora non si è ancora fatta vedere. Non dimenticartene se puoi. Grazie e a buon rendere, tuo affezionatissimo
P.P.
(Libero adattamento da Giavasan)
giovedì, giugno 01, 2006

Saluti
Si invecchia, caro mio. Ci sono segni indiscutibili di questo, anche se poi faccio di tutto per ignorarli. C’è il giro vita che lievita, c’è la fronte sempre più spaziosa che si imporpora al primo raggio di sole, c’è la barba che punteggia angoli nascosti e un tempo glabri. Ed anche dentro, se uno guarda con attenzione, i segnali pullulano. C’è l’orologio della mente che va sempre troppo avanti, c’è il presentimento della falsità del mondo, ogni giorno spunta la voglia di silenzio, con tanto di melodia soffusa a far compagnia alle pennichelle pomeridiane, c’è il fastidio per l’adolescenza e la sua superbia, e pure la malinconia per il ricordo di anni lontani. E implacabile, come un destino crudele quel misterioso ed un po’ protervio saluto rivolto a chiunque ti capiti di dover salutare per semplice educazione. Non Arrivederci, A fra poco, Buona sera, A presto…. ma un semplice, tetro e un po’ fuori moda “Buon lavoro”. Al cui suono un piccolo nocciolo di pudore mascherato da nostalgia fa rincorrere invano un quasi dimenticato “ciao” che, inesorabile, si allontana.
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