Della vita e della morte


venerdì, marzo 31, 2006

Corto

Metà del villaggio era convinta che mancassero solo dieci giorni alla Pasqua, e gli spiedi per rosolare l’agnello erano già pronti da giorni.
L’altra metà era invece sicura che fosse l’Apocalisse ad essere alle porte e si preparava ad affrontare la propria Geenna tra lacrime preventive ed oscure profezie. 
Al  piccolo uomo in cima alla colonna, tra uno sbadiglio e l'altro, sembrava a volte di avvertire i segnali dell’arrivo di un nuovo straordinario e, perché no, tristissimo Carnevale.


obolo lasciato da padrepaio | 22:43 | commenti (7)


giovedì, marzo 30, 2006

Attendere prego!

Bisogna proprio che mi decida ad imparare a bere un bicchier d’acqua prima di parlare.
E’ il tempo necessario ad evitare di affrettare parole che possono infastidire affetti, o fendere delicate superfici di condivisione.
Anche a rischio, continuando ad annacquarmi i pensieri, di far la fine del pallone gonfiato, se non addirittura di annegare nella mia stessa prudenza.

obolo lasciato da padrepaio | 23:52 | commenti (7)


mercoledì, marzo 29, 2006

Ideale

Per un’idea si può combattere, a spada tratta e senza ripensamenti.
Ma non è detto che sia quella giusta; semplicemente è quella che ci siamo scelti. Perché un’idea è frutto di fatica e pensiero, di incertezze e decisioni veloci, di arte e fantasia.
Per lei si può colpire, si può barare, si può mentire, tendere insidie, dimenticare.
Per quest’idea si può uccidere, massacrare, rinnegare, fingere di non sapere, immaginare di essere in pace con se stessi, amare un dio ed odiare il prossimo.
Si può piangere, tradire, infatuarsi, abbandonare.
Per un’idea si può morire, o addirittura credere di poter vincere.

Ma credi a me, amico mio, per un’idea non vale mai la pena vivere.
A meno che non la si chiami per Nome.

obolo lasciato da padrepaio | 22:42 | commenti (12)


martedì, marzo 28, 2006

Per dove?

Parla coi vecchi se mai dovessi chiedere la via, perché non ti sentirai mai guardato con occhi di sufficienza. Forse saranno confusi nell’indicarti dove andare, o cambieranno idea dopo tre frasi indecise. Parleranno una lingua semplice, senza usare congiuntivi, con parole sdruciole ed inutili, ma senza insofferenza o fingere disinvolta supponenza.

Loro sanno da anni l’esser spaesati, conoscono lo smarrirsi in un mondo nuovo, sono trafitti dalla velocità del cambiamento e dall’imbarazzo.
Vivono ogni minuto la frenesia implacabile che spinge a perdersi prima di chiedere aiuto.

E se per caso in un caldo pomeriggio di primavera uno sconosciuto salta l’invisibile ostacolo che lo isola da questo mondo ancora inesplorato, tendendogli uno sguardo fatto di curiosità e di fiducia, può stare certo che il piccolo uomo vestito d’anni e di silenzio gli risponderà toccandosi il bavero di una giacca solo un po’ lisa dalla stanchezza.
E’ ancora capace di sorridere ad occhi fiduciosi, aprendo almeno per qualche istante il suo cuore affaticato a regalargli un viso colmo di rughe e di impalpabile gentilezza.
Forse un po’ fuori moda, ma sempre, come secoli fa, invisibilmente nobile ed elegante.

obolo lasciato da padrepaio | 21:43 | commenti (12)


lunedì, marzo 27, 2006

Pietà

C’è un cielo pesante che rischiara all’orizzonte, c’è un paesaggio in abbozzo lontano.
C’è un amico che toglie lo sguardo da un uomo che muore, consapevole di reggere solo una gelida anima stanca.
C’è una madre dal volto segnato dal dolore, annunciatole un giorno lontano ed oggi improvvisamente apparso alla sua porta. Occhi stanchi dell’attesa di un destino incomprensibile abbracciano un volto mascherato d’abbandono.
C’è un figlio dal tempo ormai alla fine, una bocca tesa verso labbra un tempo morbide ed oggi asciugate dalla sofferenza. C’è un corpo spoglio dai muscoli tesi a contrastare la morte che si avvicina, un volto scavato dalla fine imminente, un sottile rivolo di sangue a interrompere la fissità dell’istante.

E c’è questa mano abbandonata, dita sublimi contratte nello sforzo di sfuggire al dolore, carne piagata e perforata dalla malvagità, spasmo che cerca di sopraffare parole scritte col fuoco.
C’è questa pelle ricolma di ossa, adagiata a sorreggere il mondo.
Con le sue colpe e le sue imperscrutabili verità.
Come un perno di vita, attorno al quale ruotare per rimandare la caduta finale.

obolo lasciato da padrepaio | 21:13 | commenti (12)


domenica, marzo 26, 2006

Scuro

In effetti ha ragione Princy: è un po’ inquietante questo sfondo scuro. E non è che io non abbia mai pensato di cambiare, che ne so, aggiungendo qualche faretto, aprendo una finestra, ridipingendo tutto con un paio di mani di rosa antico.
Solo che in realtà a me piace così. Perché io mi sento un po’ scuro dentro, e non vedo perché dovrei fingere di essere di un altro colore.
Sono orgoglioso della mia razza, quella dei solitari e dei timidi, quella che vuol mostrare solo ciò di cui ha il coraggio, nascondendo le debolezze con un vestito da cerimonia, forse un po’ in là con gli anni ma sempre impeccabile.
E’ strano come si possa a volte voler mentire a se stessi prima che agli altri, mostrando al mondo solo ciò che si sogna di essere, o forse ciò che il mondo si aspetta che siamo.
Io lo confesso, non ne sono capace. Mi è stato insegnato di non dare ciò che non si ha ed io non ho luce da regalare, ma solo piccole candele fatte di parole.
Bruciano, attirano a volte insetti e scaldano qualche cuore. Ma il loro destino è comunque quello di liquefarsi al calore del loro vivere.
Lasciando ai loro stessi piedi, quando va bene, solo la traccia confusa ed informe di un breve risplendere. E questo, per un’anima rintanata nella propria penombra, è il massimo che si possa sperare di avere.

E d'altronde tutto ciò è più che sufficiente per gioire.
Anche se con discrezione e una punta di vergogna.

obolo lasciato da padrepaio | 20:23 | commenti (17)


venerdì, marzo 24, 2006

Légali

Comunicazione di servizio.
Domenica 26 Marzo alle ore 2.00 scatta l’ora legale.
Per uno di quei miracoli che ogni tanto si verificano anche al di sotto del 7° cielo, il tempo per un’ora smetterà di ticchettare (ossimoro credo si possa chiamare) e nello spazio di un istante saranno già le 3.00.
Ecco allora il dilemma: essere depressi in anticipo, pensando “accidenti, una volta tanto che si poteva dormire un po’…!”
Oppure ingegnarsi a cercare ad ogni costo di intravedere la botte piena e la moglie ubriaca e gioire così del fatto che manca pur sempre un’ora in meno alla fine di questa specie di farsa?
Beh, noi ultimamente ci sentiamo un po’ crumiri, perciò vi terremo informati.

obolo lasciato da padrepaio | 21:23 | commenti (19)


giovedì, marzo 23, 2006

Pianto

Non si possono raccogliere lacrime non ancora versate.
Ci si può solo rassegnare ad attendere che sia il loro stesso peso a costringerle ad abbandonare l’umido rifugio che le racchiude.
Una caverna soffocante e insopportabile, fatta di stanchezza e disillusione, rabbia e desiderio represso, impotenza e voglia di tenerezza.
Si può solo spiarne il respiro affannoso, accompagnando con la carezza di una delicata condivisione l’ennesima, inevitabile ed insopportabile voglia di liberazione dall’assurdità delle regole.

obolo lasciato da padrepaio | 20:30 | commenti (3)


mercoledì, marzo 22, 2006

Puppy

Il gioco come metafora della vita si diceva un tempo.
Forse era un’esagerazione, o forse un modo innocente per “tirarsela” un po’.
Fatto sta che a me è sempre sembrata abbastanza condivisibile come affermazione. 
E a maggior ragione oggi, dopo che ho provato questo.

Qui c’è tutto, dall’entropia al peace and love, dalla curiosità morbosa al sogno che supera la realtà.
Insomma la solita, bellissima, vita da cani.

P.S.: il livello 10 è per me un piccolo tocco di classe.

(via Giavasan)

obolo lasciato da padrepaio | 20:37 | commenti (15)


martedì, marzo 21, 2006

Sentirsi

Come pioggia che stancamente avanza in rivoli, tra grumi di terra sconosciuta, disperdendo se stessa cercando di incanalarsi in un senso.
Come dita protese ad inseguire un’onda solitaria che si allontana.
Come gemme che tempestano una bruna corteccia carica di morti scheletri da ricoprire di sole.

Come vaglio che separa i massi del superfluo dall’essenza del tuo desiderare.

Come punto di svolta, improvvisamente emerso dalla foschia del nuovo.
Come domani che diventa adesso, prima di disperdersi in un ieri già dimenticato.

obolo lasciato da padrepaio | 21:01 | commenti (10)


lunedì, marzo 20, 2006

On the road again

Hai voglia a dire “giudicare”.
Credo ci sia un errore di fondo a questo proposito, quello di pensare solo a farlo addosso agli altri e non a se stessi, mentre in fondo è solo questo quello che dovremmo fare.
O perlomeno, se proprio il nostro fastidio ci pesa talmente tanto da costringerci ad un urlo, o se il risentimento ci costringe a nascondere la nostra meschinità dietro il paravento dell’insofferenza verso gli altri; ecco, se siamo nostro malgrado costretti a gettare parole sull’orto del vicino, almeno abbiamo il coraggio di farlo con la nostra testa, rischiando di gettare al vento le nostre banalità, piuttosto che quelle di qualche presunto portatore di verità.
Invece è così facile pensare di poter formulare giudizi su ciò che immaginiamo soltanto, su ciò che qualche modesto cantastorie un po’ stonato blatera da un palco, sul sentito dire, sul non voler vedere la propria ombra ma solo quella altrui.
Così comodo caricare le proprie colpe in spalla al vicino di posto, facendo del lamento la propria unica filosofia, ignorare il passato e credere al bene e al male in vendita a poco prezzo.

Guarda la tua trave sciocco, ed usala per costruirti un tetto sotto cui nascondere la tua pochezza.
E smettila di ridere di parole banali e vuote quando ci sarebbe da piantare chiodi per costruire una casa meno piena di spifferi.
Ricorda quel che eri e prova ad immaginare quello che sarai.
Chiediti se sia meglio chiedere ad un furbastro o a un imbecille di indicarti la strada.
O se in fondo non sia più dignitoso cercarsela da solo la via giusta, tra lacrime e sangue, ma esclusivamente e orgogliosamente propri.

obolo lasciato da padrepaio | 19:56 | commenti (11)


sabato, marzo 18, 2006

A chi vorrà

Non ti voglio insegnare cos’è la vita, o dirti quello che dalla vita ti devi ritagliare.
Non ho bene idea di cosa sia la mia e quindi non posso neanche immaginare quello che potrebbe essere la tua. Ne’ credo sarebbe giusto sovrapporre i miei dubbi alle tue giovani certezze. O ricercare nel vuoto del mio futuro regole da regalare a chi di regole non ha ancora necessità.
Posso solo mostrarti con esempio silenzioso il valore dell’onestà, l’orgoglio di non dover mendicare pietà, la fierezza di una lacrima nascosta, il coraggio di accettare un’ampolla che odora di dolore.
Posso solo indicarti l’immagine un po’ triste del mio tempo che scorre, riflessa nello specchio del mio stesso “ti ricordi?”.
Accetta allora la mia incapacità, perdona la mia paura, purifica il mio ieri dall’indecisione.
Conserva, con parsimonia il dono di una piccola ma preziosa dignità.
Forse così tutto potrà alla fine aver avuto un senso anche per me.

obolo lasciato da padrepaio | 23:30 | commenti (11)


venerdì, marzo 17, 2006

Conta-palle

Altro che Filosofia del Linguaggio.
Altro che Fenomenologia Politica.
Altro che Sesso degli Angeli.

Questo è quello che rimane del più grande quotidiano nazionale.
Un esempio, un po’ deprimente a dire il vero, di pallottoliere in formato digitale.

obolo lasciato da padrepaio | 21:44 | commenti (5)


giovedì, marzo 16, 2006

Temporale

<Inizio perdita di tempo>

Autologicamente parlando queste sono solo ventuno parole arancio
O se si preferisce son centoventisette lettere rigorosamente dello stesso colore

<Fine perdita di tempo>

obolo lasciato da padrepaio | 22:47 | commenti (9)


mercoledì, marzo 15, 2006

Promessa

E’ vero, ogni promessa è un debito che prima o poi qualcuno passerà a riscuotere. Solo che in questo strano mondo fatto di uomini annoiati dal lamento, o indaffarati a scavalcare i cadaveri delle proprie false intenzioni, le parole perdono ogni peso, le responsabilità si scaricano per regola addosso al prossimo, e il fare diventa un diversivo tra una fandonia e l’altra.
Il fatto è che non si promettono mai pietre, ma solo gioielli. Ma lo si fa pensando che scavare la roccia sia compito di Dio o del destino, e che il sudore sia un concetto astratto.
Invece le promesse sono fatica regalata, e per mantenerle occorrerebbero sacrificio ed onore, merce ormai rara sul mercato.
La fatica è retaggio di umiltà e oggi nessuno ha il coraggio di essere umile, tutti amano prevaricare con finte lacrime e morbosa ingordigia. E l’onore è rimasto ormai solo dipinto in serie su qualche ninnolo di latta da appuntarsi al petto di fronte ad una telecamera.
Nessuno ama il fare, tutti vogliono l’agio senza il sacrificio, e promettere non è così faticoso se il debito viene estinto per regola o per legge.

E’ per questo che tendo ormai, alla soglia dei capelli grigi, a diffidare di ogni verbo al futuro.
Farò, cambierò, pagherò, risolverò, libererò, aiuterò, vivrò.
Mi spiace ma ormai non ci casco più. Ho voglia di presente, di azioni, di vedere cammello, di vivere oggi. E di gente che abbia il coraggio di guardarmi negli occhi mentre mi annuncia di volermi tendere una mano domani o dopo. Così che io possa vedere le briciole del loro onore fare capolino fra le vuote parole che escono loro di bocca.
Ecco, d’ora in poi solo presente, possibilmente indicativo!
Questo almeno come speranza, non certo come promessa.

obolo lasciato da padrepaio | 22:32 | commenti (12)


martedì, marzo 14, 2006

La televisiùn…

Lo so che Lui non sarà molto d’accordo. E probabilmente neppure Lui.
Però sono amici e credo mi perdoneranno.
Perché veramente non so se riuscirò a resistere ancora per un mese a tutte queste balle.
Insomma, politici che fanno i giornalisti e dettano regole su come stampare i giornali e manovrare una telecamera, giornalisti che fanno i politici e dichiarano il proprio voto alle masse adoranti, o organizzano contraddittori da tribuna politica, finanche parrucchieri che organizzano dibattiti sociologici fra uno shampoo ed un taglio di basette.
Soprattutto l’assurdità di un mondo che parla di corda in casa dell’impiccato, o di moralità in televisione che dir si voglia, proprio non è più sopportabile dalle mie orecchie di vecchio scettico intollerante.
Allora parliamo di musica, di cucina orientale, di rugby, anche di donne se a qualcun altro interessa. Per il resto, lo dico in confidenza: se la via scelta per cambiare è quella di suicidarsi in diretta Tv, beh ragazzi, mi spiace ma io ancora preferisco vivere.
E se per caso mi andasse di assistere ad un duello in tv, mi piazzerei in poltrona a guardarmi per la settantesima volta “Mezzogiorno di fuoco”.

obolo lasciato da padrepaio | 20:41 | commenti (11)


lunedì, marzo 13, 2006

Se

E’ il se che ci dà forza quando siamo stanchi, coraggio nel momento del tremore, scuse nel vortice del dubbio. Il se come sogno, il se come rimpianto e come pentimento.
Se fosse venuta, se fossi partito, se non avessi cercato, se mi avessi ascoltato, se ti avessi capito, se ci fosse il sole dentro, se non fosse così freddo fuori.
Se non avessi esitato, se avessi parlato, se lei non fosse così bella, se avessi avuto ancora fede, se Dio non fosse così difficile da accettare, se i miei occhi intravedessero la notte la luce di occhi socchiusi.
Se non ascoltassi continuamente il lamento del corpo, se non fosse così rumoroso il suono del desiderio, se il silenzio del mondo non fosse vertigine ma semplice intervallo.
Se riuscissi a non fuggire di fronte ad una lacrima, se gli anni non rincorressero così da vicino il mio spazio, se mi riuscisse di modellare i ricordi in statue da ammirare.
Se la gioia fosse mia compagna fedele, se il dolore incontrato non fosse fastidio ma compassione, se vivere fosse anche accettare.
Se il se fosse qui ed ora e la necessità sufficienza.

Tutto sarebbe così facile da spiegarti.
Tutto sarebbe così dolce da ascoltare.  

                                          “se fossi la luna 
                                          sarei impassibile
                                          se fossi una riga
                                             mi piegherei
                                       se fossi un buon uomo 
                                    capirei gli spazi tra gli amici”

obolo lasciato da padrepaio | 21:39 | commenti (11)


domenica, marzo 12, 2006

 
 
    
 
  
  
Mi guardo l'anima. Un bicchiere colmo fino all'orlo.
E' pacato, tranquillo, come il sonno  di un bimbo.
Una sicurezza.
Ad ogni mossa devo fare attenzione, basterebbe un battito d'ali di farfalla
e tutto all'improvviso cambierebbe.
Il suo prezioso contenuto, brillante nei colori della sera, potrebbe fuoriuscire.
Mi guardo l'anima e so che devo stare attento.
Il calice pieno fino all'orlo è bello,
ma oltre la curva allegra del liquido aggrappata all'orlo,
come se volesse fare un tuffo giù nella vita,
vedo il rischio di un alone sfrontato su un tavolo troppo immacolato.
E, adagio, senza farlo traboccare, lo porterò con me.
E anch’io andrò a sedermi in riva al mare.
Appoggerò il mio calice sulla sabbia immobile.
Accanto a me, nella sera tranquilla.
Parlerò con la mia anima e le chiederò di non abbandonarmi.
Insieme guarderemo lontano cercando un domani che non verrà.
Giocherò con la sabbia del tempo e lascerò cadere granelli dalle dita.
Come fossero giorni.
Farò castelli e li regalerò alle onde.
Raccoglierò conchiglie e farò collane di speranze.
Saluterò voli liberi nel cielo.
E lascerò scendere lacrime di gioia.
Perché sarà finalmente primavera.

obolo lasciato da giarina | 21:30 | commenti (13)


venerdì, marzo 10, 2006

Scia

Mi sto lasciando alle spalle una scia di parole, ma non ho il coraggio di girarmi a controllarla. Non mi sembra di poter sopportare il peso di ritrovarle dopo averle abbandonate al loro destino. Ho soltanto il coraggio di proseguire verso quella direzione che ricordo di aver scelto. O che forse mi illudo solo di aver fatto mia. Ma voltarsi indietro no, non ho più l’ardire di un tempo, quello che mitigava gli insuccessi e i dubbi rivestendoli di scuse inverosimili, buone soltanto per essere accettate a priori. L’età porta disincanto, specie verso se stessi, non digerisce più le mistificazioni e gli insuccessi; ha solo l’alternativa di proseguire finché c’è tempo e forza a sostenerla.
Non può rischiare la caduta della maschera, la scoperta di sangue mischiato ai cristalli di neve, la viscida pellicola di incongruenza lasciata dal lento procedere di questa anima racchiusa in una fragile conchiglia di illusioni.
Forse è per questo che queste stesse parole le abbandonerò ancora una volta al proprio destino, una volta appoggiato l’ultimo segno. Sia un punto, una parentesi o un segno ancora sconosciuto.
Sono solo il filo di seta su cui appoggio il peso del mio corpo di ragno che si trascina verso il centro della sua stessa ragnatela. O la bianca schiuma che increspa le piccole onde di questo mare che attende la prossima tempesta.
O la sottile scia che attraversa l’azzurro di questo cielo e che un piccolo essere ignaro del mondo mi indica con soffi di meraviglia, mentre sono adagiato sul soffice tappeto di questo prato che sembra rinascere ogni volta.
Prima che gli sbuffi di un vento troppo forte e gelido ne cancellino nuovamente ogni traccia dalla mia memoria.

۩

obolo lasciato da padrepaio | 21:13 | commenti (11)


giovedì, marzo 09, 2006

Categorico

Pensa se la felicità altrui smettesse di essere un mezzo per salvarti l’anima. O se il tuo oggi fosse sufficiente e non necessario. Se il mondo non fosse fatto solo di amici o nemici. Se tutti si accorgessero che non sono più le cause ad essere colpevoli delle conseguenze, perché non esistono più colpe ma solo azioni buone o cattive.
Insomma pensa non fosse la logica ma la morale ad accudire la ragione.

Pensa alla bellezza di una vita giusta, senza premi o castighi, senza pro e contro, senza do ut des, senza dubbi da dipanare, o risentimenti da smaltire.
Pensa a te stesso soddisfatto di esistere e consapevole del Tempo che scorre, adagiato nel tuo letto di piccole felicità, eternamente presenti.

Poi svegliati e riprendi pure a barcollare leggermente.

obolo lasciato da padrepaio | 20:50 | commenti (8)


mercoledì, marzo 08, 2006

Torno subito

Oggi si va in trasferta.
Qui.

obolo lasciato da padrepaio | 21:59 | commenti (7)


martedì, marzo 07, 2006

Una sola

E’ sempre la stessa vita quella che sciupiamo, la nostra, l’unica che ci è concessa come possibile.
Sovrappone i piani, i momenti condivisi con chi ci è accanto e le voci dei volti nascosti dallo spazio.
Si vive adagiati sul pensiero di una separazione, mentre l’anima è sospesa nella vertigine di un dubbio. Invece sono solo momenti da far convivere, in un equilibrio non dissimile da quello che regge il risveglio dal sonno, o il passaggio dalla fatica alla quiete di un momento d’ozio.
Il bisogno regola le nostre azioni, la felicità è un premio possibile, il miraggio che nasconde la necessità. Comunicare, condividere, aprire le proprie finestre, accogliere i lamenti e i sorrisi, i silenzi o le parole colme di musica. Vivere la superficie come se fosse l’interno e accettare gli istanti come le ore.
Vita di sudore, energia da scaricare, desiderio da soddisfare, tempo da riempire.
Con se stessi come col mondo, che fuori ci osserva con amore.

(A Lei, condividendo)

obolo lasciato da padrepaio | 21:52 | commenti (12)


lunedì, marzo 06, 2006

Uno di 2

Oggi sono proprio contento.
Non che abbia vinto al superenalotto, anche perché sarebbe difficile farlo senza giocare.
Non è neanche merito del fatto che è finito Sanremo. Anche qui sarebbe assurdo provare fastidio per qualcosa che non si è mai neppure visto.
No, il vero motivo di questa strana allegria sta tutto qua.
Perché il fatto di essere parte di un 2% non sempre deve essere visto per forza come qualcosa di brutto.
Anzi, per chi come me non ama i plurali, meno ci si nasconde sotto lo stesso ombrello e meglio è,
E due è soltanto uno in più di uno. Oltretutto è facile da capire, come qualcosa che si conosce già, quasi come se stessi.
E poi l’idea del vecchio saggio che passa il suo tempo a chiacchierare confuso fra bravi ragazzi ricchi di entusiasmo e poveri di primavere, beh mi ha sempre affascinato, fin da quando stavo dall’altra parte.
Anzi tutto sommato credo addirittura che qui ci potrei restare per un pezzo.
Tanto, al massimo potrei trasformarmi in un misero e canuto 1%, ma per questo, stando allo zio Splinder, c’è ancora tempo.

(grazie a lei per l’immagine)

obolo lasciato da padrepaio | 21:28 | commenti (16)


domenica, marzo 05, 2006

Lontano?

Chissà che una parola non riesca a colmare una vera distanza, o che il silenzio riesca ad entrare, travestito da attesa, nel tabernacolo di una comunione. E’ difficile acquietare emozioni con sillogismi, o sommare spazi inesistenti.
Quasi sempre si vive, si parla o si tace, si muore da soli.

Forse però, lontano, qualcuno riesce a sperare la nostra stessa speranza, magari urlando nel vuoto la propria attesa. Forse, in questo mondo parallelo, anime appiccicate allungano verso di noi le proprie braccia rivestendole con la gioia di un volo libero.

obolo lasciato da padrepaio | 21:54 | commenti (8)


venerdì, marzo 03, 2006

Ammirazione

Ammiro la luce di questo tiepido sole appena inciso dal vento. Ammiro la maestà di una rosea sospesa sull’orizzonte. Ammiro la grazia di un pensiero nascosto che si fa colore. Ammiro parole incise su ruvide pagine di speranza. Ammiro la pietra modellata sul dolore e sulla rabbia. Ammiro queste note morbide che avvolgono un corpo stanco, la sera. Ammiro giovani occhi senza nome che ancora sorridono al domani. Ammiro i brevi sospiri della mia consapevolezza.
Perché allora, uomini, non ammiro più l’immagine di questi finti profeti?
Eppure mi sarebbe sufficiente una briciola dell’ ingenuità di ieri, o anche della fede in un presunto domani…

obolo lasciato da padrepaio | 21:27 | commenti (2)


giovedì, marzo 02, 2006

Chiacchiere

Un cappello per nascondere i propri pensieri, una maschera per oscurare lo sguardo del proprio smarrimento, guance bianche per ricoprire la vergogna di un’esistenza dimezzata, labbra nere come avvisaglie di velenose attese tradite, rombi di seta colorata a ricoprire il grigiore di membra stanche di grettezza. E alla cinta un batòcio, ricoperto dai nodi di un’amara ironia.
Tutto il resto è triste commercio, per anime pronte al naufragio.

obolo lasciato da padrepaio | 21:08 | commenti (10)


mercoledì, marzo 01, 2006

Taste

Stamattina mi è spuntato un dubbio. Uno di quelli che a volte ti infastidiscono con la loro insignificanza, impedendoti di concentrarti a fondo sul flusso della vita. Ronzano come insetti nati troppo tardi, sfrigolano come cibi cucinati troppo a lungo, cigolano come porte dai cardini rallentati dalla ruggine, rodono come tarli nel legno vecchio della tua attenzione.
Insomma ho provato a rappresentarmi il sapore della mia rabbia e l’ho trovato amaro, come il rimorso del giorno dopo.
Ho cercato allora nel ricordo un granello di felicità da assaporare e l’ho risentito dolce, di una dolcezza lontana, eppure ancora familiare; negli anni o nello spazio non aveva più molta importanza. Poi l’attimo ha lasciato spazio all’acidità del dolore, aspro e forte come l’interminabile lentezza che ci consuma.
Ho cercato allora di chiudere il percorso, di collocare al suo posto la sapidità del fare, il lavoro come sapore della vita, l’agire come significato dell’esistere.
Per sovrapporre la base e la vetta, il gusto e la sua immagine mentale, il senso e l’intelletto, il corpo e l’anima che lo racchiude.
Ma ad accogliermi ho trovato solo lo spazio vuoto di un ennesimo istante di inutilità.
Un altro nulla assordante ad avvolgermi all’ingresso di un locale cieco.

Ma in fondo non è che tutto ciò avesse poi questa grande importanza.
Era solo un modo come un altro per ingannare l’attesa del prossimo caffè.
Ci ho messo tre cucchiaini di zucchero ed ho mischiato in senso antiorario.

obolo lasciato da padrepaio | 21:30 | commenti (13)




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