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martedì, febbraio 28, 2006

Acci-denti
E' ufficiale: Cocciante è tirato e ha la dentiera.
(F.to P.P. & Lot)
lunedì, febbraio 27, 2006

Aria
E’ respiro che ci fa vivere. E’ la madre misteriosa, che ci soffia nella nuda carne il mistero della vita. Ignoro il suo potere immenso a volte, ed allora me ne pento.
Ho bisogno di te, flusso che mi sorreggi, vento che mi gonfi il petto, dio che entri ed esci per salvarmi ad ogni istante. Avverto oggi la tua insostituibile potenza, ascoltando la tua assenza colma di fatica. Mi manchi e non posso che sperare, aspettando il ritorno della tua pienezza.
“Aria, in ogni angolo della mia stanza io ti sto cercando Aria, nei labirinti della mia mente io ti sto inseguendo”
domenica, febbraio 26, 2006

Gemelli
Ci sono libri che una volta letti lasciano una sensazione di tranquillità, come se il compimento del racconto rappresentasse una specie di stabile sostegno su cui poter riposare un attimo, dopo le fatiche del viaggio all’interno della storia. In quest’attimo ci si sente soddisfatti del tempo impiegato per arrivare al termine, si abbraccia in un unico sguardo totalizzante il sentiero compiuto, i particolari nitidi ed amalgamati col disegno generale, ogni piccola pennellata ad illuminare il dipinto. E si finisce quasi per credere di averne fatto parte, di averlo vissuta davvero la storia, coi suoi piccoli o grandi drammi, i momenti di serenità frammisti al dolore del tempo che scorre, coi personaggi che cessano di essere volti fatti di parole per ipostatizzarsi nei nostri ricordi personali.
Non so se sia una forzatura data dall’ammirazione per questa lettura, ma mi viene da pensare che ognuno di noi abbia in realtà un proprio gemello, con cui vive in simbiosi a partire dalla nascita comune, fino al momento in cui una di queste facce speculari della stessa anima si spegne, trascinando l’altra nella propria caduta, tragica o consapevole, dolce ed involontaria, lenta o frenetica poco importa. Ognuno lo può vedere ed ascoltare questo suo “altro” nascosto; è quello la cui immagine si nasconde dietro l’immagine di noi stessi, riflessa nello specchio della nostra coscienza che si pensa. E’ il nostro fratello maggiore, nato pochi istanti dopo di noi, giusto il tempo di un vagito ad annunciarlo al mondo. E’ il senso stesso del nostro essere qui, la giustificazione del nostro esistere e lottare, la causa delle fitte che avvertiamo nell’anima ogni volta che ci chiediamo il Senso. E’ l’oggetto del nostro amore per la vita, quella che abbiamo in comune; è il fratello con cui ci corichiamo, il depositario dei nostri ricordi, colui che proietta i sorrisi di nostra madre, i silenzi di nostro padre. quello che guardiamo quando cerchiamo di capire chi siamo. E’ l’eco della nostra stessa eco. E’ il battito stesso del nostro Tempo.
(Grazie a Ulisse per il suggerimento)
venerdì, febbraio 24, 2006

Attenziò
Ho deciso. Non per confusione, o per qualunquismo. Non per noia o per dispetto, non per voglia di diversità o per omologazione esagerata. Non per prudenza o perché c’è alla porta Carnevale. Neppure per poter dire “io l’avevo detto”, o per pensare di essere più furbo. Ho deciso di “provarci”, senza speranza di continuare, ma solo per una piccola e persistente voglia di coerenza. E poi io sono il più vecchio e qualcosa vorrà pure dire. Credo di saperne parecchio quanto ad illusioni, forse anche ad allusioni.
Ecco, per un paio di giorni mi astengo.
giovedì, febbraio 23, 2006

Equilibrio
Sarà che c’è aria di crisi e tutti dicono agli altri che bisogna risparmiare. O forse tutto è dovuto al fatto che una volta entrati nell’età degli agi si tende automaticamente ad evitare ogni inutile fatica. Oppure è solo colpa della mia innata tendenza ad aver fiducia nelle persone prima di conoscerle a fondo. Fatto sta che il mio percorso è ormai sempre quello che parte dal rispetto per arrivare eventualmente, attraverso il salvacondotto dell’indifferenza, al regno del disprezzo. Mai in ogni caso il processo inverso. O almeno non sento il bisogno di avercela a priori con qualcuno. Preferisco partire dall’idea che anche gli agenti immobiliari hanno un’anima, magari fatta di aridi numeri e non di teneri sentimenti. E che l’unica lotta giustificabile sia quella per l’autodifesa. Non per paura, stanchezza, o dubbio ma per scelta. Perché così si vive meglio, e si fa vivere meglio anche gli altri. Il che non significa fuggire dal dovere morale della critica, o dalla coerenza con le proprie convinzioni. Significa solo non concedere importanza a ciò che si è destinato a dissolversi da solo. Le idee non sempre coincidono coi sentimenti, l’affetto non è fatto per essere scandagliato, mentre il disprezzo è merce ormai troppo inflazionata per essere appetibile. L’equilibrio è il motore della vita. Non quello della mediocrità, quello della grandezza. Non quello nato dal risentimento, ma quello che si avvolge d'armonia. Nell’anima almeno, visto che il corpo è dissonante. Nel cuore, visto che le braccia hanno i muscoli un po’ sfilacciati dal tempo.
In ogni caso la porta di casa mia è sempre aperta, persino la notte. Si accomodi chi vuole e proveremo ad ascoltare insieme il sussurro del nostro rispetto.
mercoledì, febbraio 22, 2006

Per ore
Con un amico si sta. In silenzio, canticchiando, ascoltando e sentendosi ascoltati. Prendendo in giro ricambiati. Ci si può dire “vado a fare un goccio”, oppure “hai visto questa tizia?”. Si aspetta che il telefono smetta di gracchiare per riprendere il silenzio, o a sghignazzare esagerati. Con un amico il tempo scorre lento, ma senza sbuffi. Il ritmo è caldo e ogni parola importante. Il volto è nascosto, ma la mente ha occhi per il buio. E le anime si toccano. Perché con un amico si può volare alto anche senza scottarsi.
martedì, febbraio 21, 2006

???
Se non sai una cosa, fai domande sottovoce. Chi sa ti mormorerà risposte. Se non capisci il senso, basterà chiedere con occhio umile. Chi sa ti chiarirà con un sorriso. Se non conosci che la tua voce, non affidare al vento frasi senza fondo. Chi sa saprà rispondere al tuo silenzio.
lunedì, febbraio 20, 2006

Alternata
Certo è solo una vignetta. Però fa pensare un po’ a come gira il mondo. A volte andare controcorrente ha uno strano significato, oltre ad essere difficile da sopportare. Il fatto è che spesso si deve scegliere la direzione in base ad un’intuizione, o anche ad un ragionamento. Ma alla fine la scelta è in fondo solo questione di sentimenti. Di sopportazione o di insofferenza, di vicinanza o solitudine, di rispetto o disprezzo. Ed il legame con un’idea comune a volte soffoca con la sua stretta di disimpegno, mentre un orizzonte libero di fronte allo sguardo può aiutare a scorgere il precipizio verso cui ci si getta. Come un salmone che si avvicina alla propria morte, come un branco di balene spiaggiate attorniate da macchine fotografiche, come un popolo derelitto che incendia bandiere. Come un gregge di anime morte da vendere al miglior offerente.
Meglio piuttosto l’incoscienza di una scelta solitaria e sottoposta al pubblico ludibrio.
domenica, febbraio 19, 2006

Crogiolo
La pigrizia non è una cattiva compagna se la si conosce a fondo. Certo, a volte a chi osserva da fuori può sembrare segno di pochezza d’animo, o forse di stanchezza, ma non sempre è così, anzi quasi mai. E’ semplicemente una difesa, un modo di nascondere il punto di rottura del proprio tempo, mascherando col nome di domani l’incontro con l’abitudine di oggi. Un crogiolo in cui fondere il presente e il suo attimo successivo, amalgamando le aspettative, allontanandole nell’attesa del momento giusto. Perché il senso del dovere è importante da ascoltare, ma solo quello vero, non quello che millanta un nome che è solo frutto del caso, non della nostra scelta. Per avere forza nel momento della necessità occorre dare fondo all’energia del proprio corpo e della propria mente. E l’energia costa, è preziosa, rara, difficile da conservare senza disperderla in mille rivoli di superficialità.
Spesso ho bisogno di me stesso, di sentire le mie ginocchia distese, le mie braccia adagiate lungo i fianchi, gli occhi chiusi a scrutarmi l’animo silenzioso. Perché non c’è molto tempo prima dell’inizio. E lì non ci sarà più modo di immagazzinare minuti. Lì occorrerà esserci, in anticipo, prima di poter fare. Con il massimo di se stessi, risparmiato con pazienza e consapevolezza. E un po’ di pigra prudenza, fatta di sguardi sempre un po’ in ritardo.
venerdì, febbraio 17, 2006

Più vuoto.
Qualcosa stanotte mi ha svuotato. Niente più forze, niente più certezze, niente sensazioni forti. Adesso me ne sto qui e vegeto, aspettando che tutto torni a posto. E intanto penso, a fatica certo, ma devo pur continuare a farlo. Penso a come pesa il vuoto, con la sua eco silenziosa. Niente aspirazioni, niente voglie, niente parole. Solo pensieri sul niente e sui doni spariti nel nulla. Aspettare che ritorni un po’ di caldo, rumoroso di vita, un bagno di profumi familiari a cancellare l’odore acre dell’abbandono. E’ insopportabile questa leggerezza che dilata, incontrollabile mancanza di forza e stabilità. Domani, lo so, tutto tornerà normale, la notte richiuderà la parentesi, tornerà la voglia di canto e di sorriso. Per oggi si resiste, appoggiandosi all’ieri con le sue certezze, e al domani con le sue speranze. Mentre il corpo, stanco di sbagli, tace ed attende il prossimo raggio che riesca ad attraversare il pulviscolo delle sue stesse incertezze. Domani, col sole.
giovedì, febbraio 16, 2006

Divina
….E il secondo giorno Dio creò la cipolla. E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina.
mercoledì, febbraio 15, 2006

Slowly
Potessi rallentare me stesso e il mondo… Almeno avrei più possibilità! Avere Tempo; non troppo, il giusto, quello che ci occorre e ci basta, per arrivare in fondo alla nostra opera. Senza dover rincorrere qualcosa che fugge lontano, inutilmente, assurdamente a volte. C’è un errore originale all’inizio di tutto, quello che ci hanno insegnato a chiamare peccato. Ma che non è il voler essere Dio, o pretendere di dominare il mondo, contarlo e misurarlo dentro. No, l’errore è farsi comandare dal mondo, o lasciarsi guidare come ciechi da un dio inventato su misura. Per schiacciare, comprimere, scaldare, infiammare, farci esplodere dentro la nostra stessa sopravvivenza. Uomini liberi condannati a credersi schiavi. E’ l’inganno di una fuga in avanti, verso l’anticipo della propria fine, l’amore per l’abisso, il suicidio nel buco nero della propria estinzione finale. L’entropia di una gelida condanna, per molecole nate libere e oggi immerse in un universo di frenesia.
Oh, abbandonarsi ad uno sguardo dilatato ed accogliere il groviglio di questi rami morti come un gioioso intreccio di cuori non aridi! Luce tiepida di minuti solcati dal volo intirizzito di giovani ed intrepidi passeri. Immagine silenziosa di auto lontane, laggiù, al di là della morbida foschia attraversata dall’attesa. Un po’ più a lungo, un po’ più lentamente, un po’ più liberamente, un po’ più dolcemente; scivolando sereni verso un Sonno sereno.
martedì, febbraio 14, 2006

Allora!
Insomma, io un po’ protesto. Perché è vero, l’affitto non è molto e la casa è sempre stata abbastanza gradevole ed accogliente. Oltretutto è il tipo di dimora che uno si può modellare addosso, fiori o bandiere alle finestre, pareti nere o azzurre, spazio libero a volontà, musica e anche cotillons. Solo che anche un inquilino di seconda specie ha pur sempre il diritto di poter entrare in casa propria. A meno che qualche furbastro rampante non voglia costringerlo a comprarsi un attico dalle maniglie d’oro. Perché allora potrebbe anche finire col ritrovarsi solo soletto con le proprie serrature tempestate di diamanti. O peggio ancora con l’inciampare in un nugolo di inquilini con i “gioielli” sottosopra, in vena magari di rinverdire antichi fasti. Anzi, diciamo che si accettano adesioni.
14/02/2006 Cicl..in prop.
domenica, febbraio 12, 2006

Fibonacciata
Domenica.
Sveglia, veglia, sonno, nonno, nono, luigi, lungi, lontano, ontano, salice, piangente, lacrime, reclami, lamenti, amenti, nocciolo, noce, voce, canto, vanto, vento, scirocco, sciocco, stupido, asino, mulo, cavalla, roana, romana, romagna, emilia, bologna, cofferati, cinese, mandarino, limone, succo, aspro, sparo, salva, malva, menta, menti, lenti, occhiali, vista, notata, nottata, ottanta, quatre-vingt, quatre et vingt, vingt quatre, ventiquattro, mezzanotte.
Lunedì
venerdì, febbraio 10, 2006

Brianzoeu
Ogni tant me par de vèss l’ültim di Muicàn. Ul fatu l’è che me par de vèss sicùr che quand ghe sarò pü, un tocc del mund, ul mè, quel induvè sunt staa de quand sunt nasù, el finisarà cunt mee, el deslenguerà cume giàzz al su, sènza che nisün , a part forzi un quai vècc qu’el se regorda d’un quaicòss ogni tant, el se sènta möff denter un poo de dispiesé intant ch’el le vèt andà via. Perché questa l’è minga apèna una lèngua morta, questi in minga apèna paroi stran. Denter gh’è tutt un mund, una manéra divèrsa de pensaa e viff, una panzana fada de regulìzia de lègn, de muròn in di camp, de manèt per giügà, de donn in zibrètt anca à la fèsta.
Un mund induvè i magiùster savéven minga de savòn, ul panetòn el se magnava apèna al di de Natàl, la scighéra le spüzava de scighéra e minga de petròli, voeri el vureva dì sacrifizi. E mama l’era minga ul nòm d’una sumeànza sbiavìda.
Però urmài oo capì cum’el gira ul mund, e quindi pödi dì che forsi l’è giust inscì. Tutt i ròpp gh’an un prencìpi e una fin, anca i sògnn. O per dila in d’un'altra manéra: zücc e melòn a la sua stagiòn.
Traduzione
Brianzolo
Ogni tanto mi sembra di essere l’ultimo dei Mohicani. Il fatto è che mi sembra di essere certo che quando non ci sarò più, una parte del mondo, il mio, quello in cui sono stato da quando sono nato, finirà con me, si scioglierà come ghiaccio al sole, senza che nessuno, a parte forse qualche vecchio che si ricorda di qualcosa ogni tanto, senta muoversi dentro un po’ di dispiacere mentre lo vede andare via. Perché questa non è solo una lingua morta, queste non sono parole strane. Dentro c’è tutto un mondo, un modo diverso di pensare e di vivere, una favola fatta di liquirizia di legno, di gelsi nei campi, di biglie per giocare, di donne in ciabatte anche alla domenica. Un mondo in cui le fragole non sapevano di sapone, il panettone si mangiava solo il giorno di Natale, la nebbia puzzava di nebbia e non di petrolio, voglio significava sacrificio. E mamma non era il nome di una foto sbiadita.
Però ormai ho capito come gira il mondo, per cui posso proprio dire che è forse giusto così. Ogni cosa ha un inizio ed una fine, anche i sogni. O per dirla in un altro modo: zucche e meloni alla loro stagione.
giovedì, febbraio 09, 2006

Intervallo
Ore in cui ogni freccia bilancia l’altra, mentre uno inatteso equilibrio sorregge gesti brevi e precisi. Niente onde a turbare la superficie del mondo, o vento ad incresparti l’anima. Una inattesa consapevolezza di bellezza, forgiata da secondi vasti ed ariosi. Respiri profondi e morbide sensazioni di compiutezza. Per un giorno è solo l’interminabile assenza d’ombre e di fastidio. Con il cuore avvolto dal proposito di ricordare il miracolo di questi istanti sospesi sopra il buio.
mercoledì, febbraio 08, 2006

Gamberi
E’ una conoscenza inversa questa; un percorso ribaltato, un cammino da crostaceo, così diverso dall’abitudine di una vita normale. Ci si incontra per caso nell’immensa stanza di questo albergo dalle mille dimensioni. Decine di confessioni, poesie amalgamate a frammenti di storia, parole chitarrabili, svolazzi di farfalle, pensieri intimi, lacune intellettuali, sfoghi, liriche, sorrisi. Poi si lancian sassi nello stagno, fatti di lettere a bocconi, risate a chicchi, frecce urticanti d’invidia, dardi di presunzione. A volte si passa a simboli di comunanza, frenesia di voci, immagini datate, confidenze sorrette dalla lontananza, chiacchiere, malinconiche condivisioni, aspettative. La fortuna regala ad alcuni la realtà di una voce, l’incoscienza di un appuntamento accettato, l’incontro con un’immagine confusa, il primo raggio ad illuminare un disegno soltanto abbozzato.
Dopo, più niente è così strano, nulla più stimolante, non c’è diversità, distanza, incomprensione, invidia, o discriminazione. Il cerchio si chiude su se stesso, racchiudendo nell’anello del suo percorso invertito, la vastità di tutte queste anime vagamente malinconiche. Ognuna così maledettamente fertile e ricca.
martedì, febbraio 07, 2006

Enjoy (Per un amico)
C’è sofferenza negli occhi della gente, dolore mentre il corpo parla con i suoi gesti stanchi. Ogni piccola ruga è la cicatrice di una ferita lontana nel tempo, che stratifica la stanchezza di vivere su un letto di ricordi. Ma in queste gole nascoste alberga la brace di una gioia nascosta, vivono pace e silenzi di brevi felicità. A volte il cuore è ripulito dalla loro liquida perfezione, mentre la tempesta del mondo, miracolosamente sospende il proprio turbine disperato.
Se non fosse così difficile questa strana lingua fatta di note strane e fascinose. Se si riuscisse a comprendere davvero la musica nascosta dietro il mormorio delle lacrime represse, dietro i grugniti della vergogna e della debolezza.
Il volto del futuro non apparirebbe forse così nauseante, avvolto come sarebbe dal profumo di petali di parole gioiose, dal dono di una gioia fatta di comprensione e coinvolgimento. E il triste abito della fine potrebbe finalmente cedere spazio alla nudità innocente di un nuovo inizio.
domenica, febbraio 05, 2006

Elettorando
C’era quest’uomo ricchissimo, piccolo e con due grandi orecchie sorridenti che veniva da destra; e da sinistra veniva quest’uomo grasso, dallo sguardo vuoto e dal fare Abbondiano, pedalando a fatica su di una bicicletta color del tempo che fu. E tutti e due parlavano senza guardarsi in viso, e urlavano parole senza senso, mentre cercavano di contare le proprie pecore. Per fortuna il sogno è durato solo un attimo, il tempo di far nascere un po’ di nausea, in attesa del suono amico della sveglia.
Solo che poi pensandoci, mi è venuta in mente un’idea un po’ balzana. Tu te l’immagini un politico sordo-muto? Te l’immagini la mattina che si alza e pensa: ecco oggi c’ho da fare questo e quello; da fare intendo, non da dire da un pulpito, o da ascoltare da un intervistatore addomesticato, o da favoleggiare di fronte ad un uditorio osannante. Solo da fare, come un falegname, come uno che zappa un campo di patate, come un idraulico che cambia la guarnizione di uno sciacquone. Fatti insomma.
E tu poi te l’immagini un elettore cieco? Nel senso di non-vedente, nel senso che per votare uno debba avere per forza la tessera dell’ UIC insomma, altrimenti tutti al mare. Te l’immagini?, niente dibattiti in tv, niente giornali, niente poltrone con sorrisi dentro, niente sventolio di bandiere a riempire gli occhi e ad allargare il cuore. Perché i problemi non è necessario vederli per sapere che esistono, sài? Il rumore di un milione di camion che ti passano sotto il balcone lo puoi sentire anche ad occhi chiusi, la puzza di una collina di rifiuti mica la si annusa con 10 decimi, il sapore di una barbera al metanolo ti allappa la lingua pure di notte, e i due centesimi che ti restano nel portafoglio all’ultimo del mese son talmente anneriti che l’unico modo per riconoscerli è quello di soppesarli mentre ti asciughi una lacrimuccia. E poi vuoi mettere il vantaggio di non vedere il volto di quelli a cui ci si arrischia a regalare la propria croce?
Così, dài, tanto per provare.
venerdì, febbraio 03, 2006

Sobrio?
Era un po’ di tempo che li avvertivo: segnali nascosti appena dal suono delle molte risa. Oggi, finalmente è uscita allo scoperto. Niente di troppo serio beninteso, solo un po’ di tristezza, sfumata e leggera da portare, ma a suo modo accogliente e familiare, come una giacca comoda e solo un po’ fuori moda. E comunque una certezza, anche se un po’ faticosa da accettare senza rimpianto. D’altra parte si sa, il troppo ridere a volte va a finire in pianto; meglio non esagerare!
giovedì, febbraio 02, 2006

Anticipo
Qui, dove un tumulo di neve si trasforma lento in terra morta, ai margini di un largo sentiero d’asfalto umido di gelido sole. Qui, mentre invisibili occhi neroverdi scrutano inconsapevoli il loro fastidioso orizzonte tremolante.
Qui, prima dell’inesorabile calpestio del mondo.
mercoledì, febbraio 01, 2006

Canto
Quando sto bene canto, per spruzzarmi attorno brina gioiosa. Quando mi bagno di luce canto, per non prosciugare anzitempo il cuore. Quando il tempo ascolta il mio battito canto, per scivolare in equilibrio sull’onda dei minuti. Quando i miei compagni di viaggio ridono della vita canto, per accompagnare la melodia delle risa. Quando ricordo lontani frammenti di innocenza canto, per ararmi l’anima e seminarmi il domani. Canto per chi c’è stato, per chi è arrivato e per chi verrà. Canterò anche alla fine spero, prima di morire. Canto per me, che mi ascolto e sorrido.
“Canto per te che mi vieni a sentire”
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