Della vita e della morte


martedì, gennaio 31, 2006

Conferme

Indifferenti agli occhi del mondo.
Incomprese sensazioni di amicizia e di affetto scivolano sulla china di giorni troppo uguali a se stessi per riuscire ad innaffiare un suolo inaridito. Come statue imprigionate in celle diafane, attraversate da sguardi che cercano solo ciò che sta oltre, viviamo con la malinconica compagnia che si accompagna all’indifferenza.
Vorremmo conferme, vorremmo carezze, braccia che ci stringano e cuori che accolgano cuori.
Vorremmo che l’eco di quest’anima così ampia e vuota smettesse per un attimo di assordarci col suo lamento monco e solitario.
Vorremmo che le piccole luci che ci rischiarano il cammino diventassero calde e luminose giornate d’estate.

Vorremmo la certezza di contare per chi per noi conta così tanto. O almeno la speranza di poterlo fare, persino in un giorno lontano.

obolo lasciato da padrepaio | 12:50 | commenti (11)


lunedì, gennaio 30, 2006

Dolcissima

Non immaginavo di ritrovarti così, abbandonata contro un vecchio schienale, dimenticato e stinto.
Non ricordavo fosse così bello accarezzare il tuo sguardo triste, scrutare tra i tuoi capelli e risentire il profumo del tuo affetto.
Non pensavo che il cuore potesse battere così forte, a distanza d’anni, dopo nuove gioie e sofferenze, dopo ombre e luci, dopo aver dimenticato. O pensato di farlo.
Non sapevo che i tuoi dolci occhi sofferenti e stanchi potessero fare ancora così male.
E che il pensiero del tuo ginocchio contro la mia mano che ti sentiva spegnere fosse ancora capace di trasformarsi in lacrima.

obolo lasciato da padrepaio | 12:40 | commenti (8)


venerdì, gennaio 27, 2006

Chi

E’ stato mentre attraversavo la soglia, tra il salotto e la cucina.
C’era mia sorella che mi osservava ed anche la gatta credo se ne sia accorta, perché da allora mi guarda con occhi anneriti. Del resto le posso anche capire: non capita spesso di vedere qualcuno che esce da se stesso, si ferma ad osservarsi da fuori per qualche istante, poi scuotendo leggermente la testa rientra dentro di sé, come se nulla fosse accaduto.

Nulla. Strana parola questa, difficile da capire fino in fondo; anzi, la più difficile di tutte. Non è niente, non esiste neppure come realtà, ma solo come pensiero. Anzi, neppure come pensiero.
Forse come idea, anzi no; come non-idea, come negazione di un’idea.
Ecco, il mio nulla è il mio non esserci, o almeno l’idea del mio non esserci.
Insomma, un vuoto che spaventa per quanto non è. Un non pensiero che si cerca di afferrare con la mano sbagliata.

Comunque, è stato il rumore del piede sulla piastrella dondolante accanto al battiscopa a dare il via alla fuga. Almeno quella è stata l’ultima cosa reale prima del salto in avanti. Un istante dopo (o forse è stato proprio nello stesso?) ho sentito me stesso, quello “esterno”, spuntato dal nulla, che si chiedeva se fosse proprio lui quello in cui era rimasto fino ad un attimo prima. Ed io, che ne ho sentito la silenziosa domanda, chiedevo a mia volta a me stesso se fossi proprio io quello che, proprio qui ed ora, si chiedeva chi fosse a racchiudere chi. E la sensazione che stava sotto ad entrambe le domande era quella di chi, passando davanti ad una vetrina buia, si accorge dello sguardo che guarda se stesso al di là del vetro. Un misto di meraviglia ed angoscia del vuoto che racchiude il proprio senso. Una vertigine al pensiero delle scatole cinesi in cui la propria autocoscienza è racchiusa.

Devo essermi arrestato un attimo a mezz’aria credo, probabilmente per evitare di rifondermi troppo presto con il mio stesso pensiero di me. Forse è per questo che la gatta ha smesso di fare le fusa, e mia sorella mi ha chiesto cosa stavo facendo lì, sospeso a mezz’aria.
L’istante successivo (o forse era sempre lo stesso?) lui (io?) è rientrato in se stesso (me?), senza risposta alcuna che non fosse un vago senso di smarrita consapevolezza del vuoto che lo (mi) avvolgeva.
Il passo seguente era già migliaia di istanti lontano.
Mentre il mio nulla era tornato quietamente, ad osservarsi inconsapevole dall’interno

obolo lasciato da padrepaio | 20:20 | commenti (9)


giovedì, gennaio 26, 2006

Spogliatoi

Non lo so, a volte ho come la sensazione che tutta questa visibilità uccida le persone.
A che può servire sapere “il male” che divora una persona che è per noi solo un’immagine su una copertina? Perché denudare un’anima, se non allo scopo di infliggere dolore?
Che vantaggio può esserci allora per noi che abbiamo amato Aureliano Buendìa e i suoi pesciolini d’oro sapere che chi l’ha plasmato è invece roso dalla stanchezza del creare?

C’è ancora un limite allo sguardo morboso del pubblico pagante? O il mondo non è ormai altro che una casa di specchi in cui ogni parete riflette, distorcendole, le immagini di uomini di vetro, attraversati dal gelido sguardo di inquisitori che si cibano delle schegge dei loro stessi idoli infranti?

Spegnete i riflettori accidentaccio, stracciate i taccuini, rispettate gli uomini e le loro ferite.
Compratevi del cibo per cani magari e non sbattete la bocca quando vi ingozzate!

obolo lasciato da padrepaio | 21:46 | commenti (10)


mercoledì, gennaio 25, 2006

Bang Bang

Chiedo scusa e preparo già le mani per lo zac zac.

Però a me questa faccenda della pistola sembra una vera e propria pistolata!

obolo lasciato da padrepaio | 22:17 | commenti (11)


martedì, gennaio 24, 2006

Plurale

Sarò fissato forse, ma il plurale proprio non mi piace.
Soprattutto sento di odiare i nomi “multipli”, quelli che per comodità o per pigrizia si usano come contenitori in cui buttare cani e porci, miscelandoli in una salsa di indifferenziazione.
Perché un gregge è fatto di pecore ed agnelli, simili forse, ma ognuno con una sua dignità di agnello o di pecora. Non mi piacciono “gli uomini” ma cerco “l’uomo” ( sì, lo so, non è mia). E non fate gli spiritosi e non pensate adesso alle “donne”; al massimo posso accettare dello spirito e farci sopra una risata.
E’ per questo che non sopporto di sentirmi preso nella rete di ogni pletora di persone che abbiano il mio stesso colore, o chissà, il mio stesso nome.
Non mi sento un italiano, un qualunquista, un milanista, o progressista o forzista, girotondino o saltafosso, uno di destra, un ebreo o un musulmano, un lettore o un elettore, un sentimentale, un cinico egoista.
Non mi piacciono le squadre, le corse podistiche, le folle, gli sbandieratori, le corporazioni, i gruppi di pressione, gli scapoli e gli ammogliati, i commercianti e gli impiegati.
Gli spettatori, gli applausi, i fischi, le elezioni e i comizi, le mense e i digiuni.
Non mi piacciono “i bloggers”, quelli fra virgolette.
Mi fanno dormire le adunanze, e intristire gli oratori.

Amo me stesso come me stesso, ed ognuno di voi in quanto tu.
A volte odio, con tutte le forze, mai però più di uno alla volta.
E quando piango, piango da solo; o al massimo chinando il capo verso una piccola mano calda, un po’ ruvida e vera.

obolo lasciato da padrepaio | 22:18 | commenti (17)


lunedì, gennaio 23, 2006

Early 

 

Pensare non è così difficile in fondo. 

Solo che quasi sempre non c’è possibilità di farlo. Rumori invadenti, tempo accelerato, impegni gravidi di impegni, incapacità di accettare un ritmo diverso. 

Il pensiero ha le sue regole, i suoi spazi, le sue motivazioni e le sue esigenze. 

E’ diverso dall’intuire, diverso dal discorrere, diverso dal leggere e dallo scrivere. 

Non ha a che vedere con la grammatica, ma solo con la logica,  persino con una apparentemente assurda. E’ fatto di brevi spezzoni, avvolti in concetti, intervallati da galoppanti discese verso valli lontane. E’ un movimento libero ed incontrollabile, ancora privo dei vincoli dell’esistenza. 

E’ un essere che sta per essere qui, un attimo prima di cadere fuori dalla nostra anima e precipitare nel mondo.  

 

E’ l’idea di un volto lontano adagiato sulle tue ginocchia, è il sentimento di te in questo luogo, è la malinconia di non sentirti più quello di ieri, è l’istante che scompare dietro se stesso. 

Prima che li si possa analizzare, descrivere, mostrare, decantare, seppellire.  

 

E’ il senso di appagamento che provi disteso in un letto, riscaldato dal tuo stesso corpo, nell’istante in cui riappari a te stesso. 

 

E’ il pensiero stesso di poter pensare.

Tutto il resto conta ancora  troppo poco.

 

obolo lasciato da padrepaio | 21:31 | commenti (8)


domenica, gennaio 22, 2006

Nudi alla meta

A volte mi tornano in mente le volte in cui mio padre mi diceva di stare attento a giudicare le persone, perché la parola “manicomio” è sempre scritta all’esterno, ed i matti da dentro non riescono mai a leggerla.

Ecco, oggi è uno di quei giorni in cui sarei davvero curioso di sapere cosa dice il cartello appeso fuori dalla loro casa.

obolo lasciato da padrepaio | 21:40 | commenti (8)


venerdì, gennaio 20, 2006

Anassimenata 

 

Non c’è nulla di più profondo di un respiro. 

Imprescindibile, inderogabile, inconsapevole a volte, sempre comunque inesorabile. 

Polmoni schiacciati, alveoli anneriti da un flusso di vizi, diaframmi sfibrati, come spugne strappate dalla rabbia del tempo. Incubi di notti di paura e debolezza. 

 

Tutto si può differire. Cibo, acqua, amore, felicità, desideri, speranze. 

Ma non ci si può sottrarre al dovere di un inchino all’implacabile soffio dell’esserci. 

Niente è più sfuggente, niente è così assoluto. 

Forse neppure la sua mancanza.

   

obolo lasciato da padrepaio | 14:12 | commenti (10)


giovedì, gennaio 19, 2006

Risveglio 

 

Sai cosa manca a queste notti così fredde ed interminabili? 

Niente di così complicato in fondo. 

Solo un sogno di quelli tenui e malinconici, con un finale a sorpresa che si riesca a ricordare, una volta che gli occhi cesseranno di pesare come ciocchi di legno rosicchiati dal tempo. 

Per spezzare questo continuo percorso ad ostacoli tra quiete e vita. 

Un sogno che possa durare almeno per il tempo necessario a trovargli una ragione. 

Per non doverlo subito smarrire.

Per non pentirsi di non essere rimasto ad aspettare solo qualche secondo ancora.

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:27 | commenti (9)


mercoledì, gennaio 18, 2006

Is Dead

 

Non mi interessa che cosa avesse fatto nel secolo scorso, almeno non più. 

Ne’ mi importa molto del fatto che avesse la pelle rossa, invece che nera o a pois.

Neanche di America o Terminator ha ormai molta importanza continuare a parlare, tanto più che persino nel bar sotto casa si può sempre trovare qualcuno capace di  bestemmiare di vita e di morte, tra un caffè ed un cicchetto. Non credo nemmeno che l’età, le sue diottrie o il posto su cui stava normalmente seduto potessero di per sé giustificare pietà. 

 Mi interessa solo che la morte possa in qualsiasi modo essere considerata un rimedio a qualcosa che non potrà mai essere rimediato. 

E che l’anima di un assassino assassinato possa valere meno di quella delle sue vittime.

R.I.P. 

 

obolo lasciato da padrepaio | 08:18 | commenti (8)


martedì, gennaio 17, 2006

Onto 

 

E’ consolante pensare che i contrari possano solo esistere gli uni accanto agli altri. Anche se la consolazione stessa può tirarsi per ciò stesso appresso la malinconia.

Del resto ci si può forse immaginare una giornata di sole senza avvertire nello stesso tempo l’inevitabilità della sera? O la pace dell’anima dopo lo squasso del dolore? O l’infelicità che precede la gioia di una vetta raggiunta?

Non so se l’abitudine ai capovolgimenti del caso sia solo un intervallo tra due istanti di smarrimento, o se il destino equilibra sempre i piatti della sua bilancia un po’ arrugginita.

Se la vita mi insegnerà ad apprezzare me stesso dopo avermi fatto così a lungo dubitare del mio stesso senso. Se alla fine il cerchio si chiuderà su se stesso, moltiplicando all’infinito i suoi spigolosi cambi di direzione, mentre lo specchio che mi vede riflettere il mondo cesserà di rimandarmi un’immagine ad un tempo vera e falsa.

Spero solo di fare in tempo ad esserci, per quando sarà giunto il momento di smettere di farlo.

Non avrei tempo a quel punto di rimettere un’altra volta in discussione il Tutto.

obolo lasciato da padrepaio | 08:27 | commenti (10)


lunedì, gennaio 16, 2006

Casa

E’ uno sguardo fatto da migliaia di occhi, la voce di un coro di migliaia di visi,
il tocco di migliaia di mani che sommano memorie.
E carezze e baci, confuse tra sogno e realtà.
Radici che nutrono e sorreggono, chiome che rinfrescano e portano forza,.
Nel cammino di vite lente che scivolano verso tramonti color malva, scambiandosi cibo e conforto.
Oggi l’attesa si disperde nelle lacrime di un mentre.
La speranza si fonde in una luce rivestita di freddo.
Parentesi aperta sul vuoto, che presto un sorriso chiuderà e ricolmerà per me.

“Io ti conforterò.
E anche quando di noi non resterà più nulla,
anche nella morte,
io mi ricorderò di te.”
(Mark Z. Danielewski – Casa di foglie)

obolo lasciato da padrepaio | 08:30 | commenti (13)


venerdì, gennaio 13, 2006

Mancanza

 

 

Ero convinto mi mancasse il passato, e che il vuoto che a volte mi faceva implodere il cuore fosse solo assenza di cose e persone.

Pensavo che la distanza da chi mi aveva amato fosse la fonte della mia paura nel buio di domani.

O che il ricordo di giorni colmi di luce e forza rendesse stanche le mie giornate di oggi.

Ero certo che bastasse cercare al di fuori della mia strana ed invisibile caverna, per trovare il velo che impediva al sorriso di illuminarmi la strada.

Ero sicuro di essere ad un passo dal fondere il mio Tempo in una soffice sfera di quiete presenze.

Ma dietro una foto ingiallita da anni dimenticati era nascosto il pensiero della nostalgia per ciò che ero stato.

Nostalgia non di oggetti, di persone, di ricordi, di carezze, di cadute, di dolore.

Solo una fugace, mutevole e fastidiosa malinconia per quello che da Dentro mi era a volte capitato di ascoltare.

La nostalgia per quell’ ambigua onda che il mondo, danzandomi attorno, creava nello stagno di un cuore ancora inconsapevole.

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:38 | commenti (9)


giovedì, gennaio 12, 2006

Noia  

 

Non c’è noia nell’aver bisogno, non c’è noia nel dover fare, non c’è noia nel voler vivere. Non c’è noia se hai ancora una possibilità di scelta, anche oggi che tutto è fatto ormai in modo da scegliere per te. Non c’è noia in uno spazio che si svuota o si riempie, né in un tempo che si contrae e si dilata. C’è solo stanchezza od ansia, voglia di fuga o frenesia d’attesa. Non c’è noia in voci che promettono giorni, e in mani che accarezzano pensieri. Non c’è noia nel credere. 

Non finché c’è ancora una piccola feritoia da poter allargare. 

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:41 | commenti (11)


martedì, gennaio 10, 2006

Per Caso/2 

... e a conferma di ciò (o se si preferisce "non ci posso credere").... Insomma, oggi passo da lei e leggo questo breve post metangolare.
Ok, affascinante, compreso il rimando a Bachelard.


Dopo un paio d’ore, leggendo questo, incappo casualmente in alcune strane parole: “Nel suo angolo, il sognatore cancellò il mondo con una dettagliata fantasticheria che distrusse, uno a uno, tutti gli oggetti del mondo”. Bello!, penso; soprattutto mi fa “vedere” il sogno che cancella le sbarre della prigione in cui ci ritroviamo a vivere alla luce del sole.
Poi leggo la fonte: Gaston Bachelard – La poetica dello spazio.


Lo so, vien da pensare che abbia ragione Nybras; tutto dipende dal fatto che ero “pronto” già da due ore ad accogliere lo stimolo.
Ma se invece fosse davvero il Caso a creare gli incroci della vita?
Travestito da Fortuna magari....

obolo lasciato da padrepaio | 22:05 | commenti (24)


lunedì, gennaio 09, 2006

Per Caso

Non amo credere al Destino, gli preferisco di gran lunga il Caso.
Certo sarebbe più sicuro credere che tutto sia già scritto in anticipo, e che la vita in fondo non sia fatta che di accettazione e di pace interiore, che niente possa essere diverso da come dovrà.
Se poi sia la mano di Dio ad aver scritto il libro, o se invece sia lo stesso Libro ad aver tracciato se stesso è in fondo una questione secondaria, almeno a prescindere dai premi di un’eventuale lotteria truccata in partenza.
Solo che in questo modo ci si dovrebbe sedere ad osservare il mondo mentre ci scorre accanto, ascoltando magari lo stridio del tempo che ci trapassa l’esistenza, senza che noi si possa in alcun modo cambiarne la trama.
E la paura di far parte di questa macchina già programmata è troppo forte da sopportare, la disillusione troppo violenta, la noia troppo soffocante.

Il Caso invece è violento, a volte assurdo, altre dolce come ambrosia; è fatto di assenza di regole, di alea e di istanti diversi accostati senza senso apparente, di contraddizioni, di sentimenti improvvisi e di repentine fughe da se stessi.
Ma è anche vestito di libertà, di spazi illimitati, di ore lunghe anni, di vissuto insomma.
E di doni impagabili, di intrecci misteriosi, a volte terribili, a volte preziosi più della vita stessa.
E’ il senso stesso del nostro essere qui, meglio sarebbe dire il non-senso.
E’ la possibilità che abbiamo di andare da qualche parte, giusta o sbagliata non ha in fondo molta importanza.
Almeno al di là di una semplice ed incommensurabile intenzione.
L’unica che al momento possa contare veramente qualcosa.

obolo lasciato da padrepaio | 19:54 | commenti (13)


domenica, gennaio 08, 2006

5 e non più 5

Pluri-invitato, come potrei sottrarmi al mio ruolo di anello sacrificale?
Ordunque:

1) Infilare sempre la scarpa sinistra prima della destra.
2) Calmare la gatta con una goccia di lexotan
3) Chiudere la portiera della macchina sussurrando il nome del corpo di Gesù seguito immediatamente da quello di Maria.
(ma è una specie di litania, non una bestemmia doppia!)
4) Non mettere mai nel portafogli biglietti da 5 euro.
5) All’estero parlare con i miei compagni di viaggio, in presenza di autoctoni, esclusivamente in dialetto (non si sa mai…)

Regolamento:
il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento
Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal
Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto" (se accettano commenti) e ditegli di leggere il vostro.

A questo punto ingàbolo voi, carissimi nybras, ecatina, lotrovassi, lizaveta,
albamarina .
(E se declinazione dev’essere, andate con ordine e iniziate dal nominativo singolare).

obolo lasciato da padrepaio | 20:13 | commenti (12)


giovedì, gennaio 05, 2006

Parallele

“Pensiamo a un politico che tiene un discorso per la festa dell’Indipendenza e parla pomposamente della ‘nostra grande e benedetta nazione, i cui padri fondatori, guidati da Dio, crearono un nuovo inizio per l’umanità’. Si tratta indubbiamente di sciocchezze. L’oratore non sta mentendo indubbiamente… ma ciò che rende questo discorso una serie di sciocchezze è che l’oratore vuole comunicare attraverso queste affermazioni una certa impressione di sé. Non cerca di ingannare nessuno riguardo alla storia. Ciò che gli importa è quello che pensa la gente di lui.”

Mentre leggevo queste righe di Harry G. Frankfurt, una voce un po’ gracchiante in sottofondo raccontava con enfasi malcelata e spirito di deferenza gli ultimi sviluppi dell’affaire First lady- Calderoli.

Non so perché ma mai nessun titolo mi è apparso più consono alla situazione.

obolo lasciato da padrepaio | 14:30 | commenti (10)


mercoledì, gennaio 04, 2006

Una parola

Se cerchi una parola, una sola, che racchiuda tutto il tuo desiderio, allora porgi l’orecchio e ascolta libero la voce di chi ti ha scelto per restarti vicino.
E nascosto tra le note di un sorriso sentirai il suono del tuo nome, già dolce ad immaginarsi come possibile.

"Autentico".

E’ solo quello che vorresti essere, perché il resto, goccia dopo goccia, scenderà da se’, prima di domani. Pregi e difetti, forza o debolezza, coraggio, onestà, paura, impossibilità; ognuna con la sua traccia di realtà, ognuna con la luce del suo valore.

Mentre l'imperatore fissava il suo volto riflesso nello specchio, esso divenne prima una macchia rosso sangue e poi un teschio dal quale gocciolava muco.
L'imperatore si girò inorridito. "Vostra Altezza", disse Shenkua, "non rivolga altrove lo sguardo. Ha semplicemente visto il principio e la fine della Sua vita. Continui a fissare lo specchio e vedrà tutto ciò che è e che può essere. E quando avrà raggiunto il più alto grado di stupore, lo specchio stesso Le mostrerà quelle cose che non possono esistere..."
Ching Nung, "Tutto intorno agli specchi"

obolo lasciato da padrepaio | 08:22 | commenti (4)


martedì, gennaio 03, 2006

As(soluzione)

Inizio l’anno col dubbio di una colpa, sperando di non stringermelo troppo stretto al collo.

Non so perché l’istante giusto sia quello immediatamente prima di ciò che si aspetta, ne’ perché il ricordo migliore sia quello che immediatamente segue il vissuto.
Il fatto è che se ciò cui si aspira, o che si aspetta, o che si vede in fondo al cammino è quello che fa esistere il tempo attorno a sé, non è però quello che riconosciamo come vertice, come zenit del nostro tragitto nel cielo, come centro del nostro agire di ieri e di domani.
Oggi è solo un intorno, una fonte di gioia per il dopo e di desiderio per il prima.
E’ l’incapacità di capire il cammino, la vaghezza di ciò che ci è sfuggito, un salto troppo lungo, un inutile cercare orme di ciò che più non siamo.
Un indistinto, sfuggente, impossibile sole attorno a cui ruotare.
Una nascosta sorgente tra due incomprensibili e deliziosi istanti limitrofi.

Non so perché.
So soltanto che è colpa mia se non riesco a risolvermi a trovare una soluzione.
Ammesso che abbia un senso la stessa volontà di farlo.
E mi imploro perdono.

obolo lasciato da padrepaio | 08:21 | commenti (5)




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