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mercoledì, novembre 30, 2005

Per sempre.
Non conosco parole più impegnative. Non “per molto tempo”, nemmeno “a lungo” o “finché Dio vorrà”. Per sempre, senza nessun limite, al di là del tempo, di Dio; o al di sopra di essi. Parole dure, parole da cui non si può fuggire, che non si possono piegare in una scusa, o fingere di sottovalutare. Un tacito giuramento, non la promessa di un istante. Sono un appiglio sulla parete da scalare, un cuscino su cui adagiarsi a riposare, un debito da restituire con gioia, un segreto da condividere. Per sempre. Come niente altro di cui si possa pronunciare il nome. Come la certezza di essere esistiti, come vorremmo che fosse la possibilità di continuare ad esserlo.
martedì, novembre 29, 2005

Benedicat vos
E’ inutile continuare a pensare ad una felicità lontana, piangendone più la lontananza dell’assenza. Così come è inutile frantumare ogni giorno le proprie illusioni in un mortaio fatto di ricordi pietrificati. In fondo a qualcuno sono sufficienti poche gocce d’acqua spruzzate su una preghiera per colorare l’intervallo della propria vita. Cercare semplicemente una felicità diversa, anche se fatta di strani gesti impolverati. In fondo un segno di croce non è molto diverso da uno sventolio di bandiera.
domenica, novembre 27, 2005

Sereno
I miei istanti oggi sono solo stati d’animo. Una volta era tutto più semplice; ogni parola era innanzitutto una parola, ogni gesto un gesto, ogni sentimento un sentimento, in sé, senza dubbi a sovrastarli. E un equilibrio fatto di semplicità e di innocenza racchiudeva tutto, dirigendo la vita di ogni giorno, in una corsa dove non c’era spazio per domande sul passato o su un futuro ancora lontano. Oggi gli anni sono carichi di esperienza, ma anche di stanchezza, di istanti da ricordare ma anche di dolori da dimenticare. Soprattutto gli anni portano voglia di serenità, di certezze fisiche che già si sanno impossibili, di giovinezza da avere accanto, di voglia di regalare se stessi a qualcuno, fosse anche uno sconosciuto. E tutto ciò è racchiuso nella sottile bolla di uno stato d’animo, diverso ad ogni istante. Apri gli occhi e ciò che avverti non è il tuo corpo che si ribella alla veglia; senti solo la paura di ciò che conosci già, la noia di un gesto ripetuto all’infinito, talora la gioia di un pensiero notturno che si prolunga. Niente parole, niente gesti, niente sole o nebbia; solo un senso di abbandono al proprio cuore che si ascolta vivere. Fra un’ora, o un minuto la rabbia prenderà il posto della rassegnazione, o la speranza quello dell’ acredine, l’allegria cambierà la notte in giorno. Sfumature indescrivibili, particolari da sentire dentro, incomprensibili persino a te stesso. Nell’attesa, così simile ad una fuga, dell’unica salvezza concepibile per sfuggire da questo turbine incontrollato: un lungo riposo in un letto di serenità. Immobile. Azzurro. Caldo. Sorridente.
venerdì, novembre 25, 2005

In vain
Un altro petalo sta cadendo e un’altra fitta trafigge il cuore. Anche se ho imparato ad accettare i treni che si allontanano, quando il momento è giunto. Si può ritardare un saluto, ma alla fine le mani devono stringere le mani e le lacrime nascoste devono affiorare. E’ adesso che si avverte il cambiamento. Non importa se è iniziato da tempo, o lo farà domani; la vita è fatta di istanti di discontinuità, in cui ogni funzione è sospesa tra un prima e un dopo, fossero anche due infiniti opposti. C’è il momento della gioia e quello del dolore e ognuno annuncia l’altro annunciando se stesso. In questa stazione, in quest’ora feriale, il treno su cui, uniti, abbiamo condiviso un istante di libertà e di leggerezza, si allontana verso una nuova fermata. Gente sale; gente scende, gente osserva e saluta; gente rimane ad esaurire la propria stanchezza foderata d’orgoglio. Tutti forse inutilmente, ma con identica dignità.
When the train left the station It had two lights on behind Yeah, when the train left the station It had two lights on behind Whoa, the blue light was my baby And the red light was my mind All my love was in vain
giovedì, novembre 24, 2005

Giusto?
Non conosco parti giuste. Nemmeno, in verità parti sbagliate. Ne’ del resto le ricerco, da qualche tempo, perché la fiducia ha oltrepassato il limite. Non riconosco la giustezza di Dio, per cui neppure per gli uomini avrebbe senso farlo. Meglio restarsene qui in alto, ad osservare il tramonto. Forse la notte porterà un po’ di silenzio. E il gelo del vento si muterà in silenziosa neve, a coprire l’illusione. Là sotto.
mercoledì, novembre 23, 2005

Umaga
Avanzare, a testa bassa, scaricando muscoli e smovendo zolle; sentendo dietro di te il respiro di un altro te stesso, che soffia in direzione della tua stessa corsa. Avanzare come un’onda che, frangendosi obliqua, travolge ogni resistenza, prima di placarsi in un calmo riflusso. Guadagno di spazio al costo di piccole perdite, veloce come marea montante, implacabile come forza bruta. Schianti frontali, respiri affannati, digrignare di denti, urla di battaglia. Avanti, ancora, sempre. Non esitare o chi fronteggi ti colpirà, perché è questo il suo dovere; non cadere o chi segue ti calpesterà, perché questo è il tuo stesso dovere. Non cedere all’urto, respira ad ogni passo, mantieni alto il coraggio. La linea è lì, pochi passi appena. Poi ti potrai abbandonare alla terra, appoggiando il tesoro sotto il tuo corpo esausto. Perché una meta può ben valere qualche piccola goccia di sangue.
martedì, novembre 22, 2005

Vuoto a perdere
Ho sempre pensato che il vuoto fosse qualcosa difficilmente descrivibile, se non in termini di negazione. Non è niente, proprio per definizione; per cui non se ne può dire nulla di preciso, non si può parlarne se non in modo da opporlo a ciò che ha forma, peso, estensione, esistenza, vita magari.
Solo che poi una mattina ti capita sottomano un oggetto dalla forma familiare, che tu credi di conoscere a fondo nella sua realtà. Lo giri un po’ fra le mani, distrattamente, mentre attendi che il caffè salga e gli occhi riescano a rimanere aperti senza fatica; lo rigiri, lo sfogli, osservi immagini colorate e fredde. Ad un tratto ti ritrovi a domandarti cosa ci sia di così fastidioso in quell’oggetto, cosa te lo faccia avvertire così inutile ed estraneo, come una macchia opaca sulla superficie del tuo mondo.
E ti rendi così conto che in realtà non stai osservando una rivista di 332 pagine patinate, ne’ un parallelepipedo di 723,9 cm³, o una pila di fogli del peso di 744 grammi, o magari una luccicante raccolta di gambe anoressiche e labbra al silicone al modico prezzo di 2,50 €. No, in realtà le tue dita sono racchiuse attorno ad un nulla fatto di immagini stinte, inutili chimere, decadenza morale, avvisaglie di buio. In una parola: vuoto, terribile, sconfortante, insopportabile vuoto.
Poi, per fortuna l’acqua nera sale e gorgoglia, richiamando la realtà a riempire lo spazio di questo inutile niente. Basta un lancio perfetto, al di là del divano, per nasconderne la vacuità fra grigi ed anonimi batuffoli di polvere.
lunedì, novembre 21, 2005

Crepuscolo
Non è solo il giorno che stanca, e nemmeno la notte. Non è neppure l’attesa di eventi lontani, o la memoria di cose abbandonate. È il vivere a volte proprio una vita che col tempo si rende quasi insopportabile, con i suoi continui dubbi che rallentano il flusso, impedendoci lo scorrere in armonia. Troppe domande cui dare risposta, poche certezze da salvare; idee inconsistenti e pensieri stanchi. Amici che parlano sottovoce, pensieri di anni dimenticati sotto tappeti polverosi. Giorni freddi, illuminati da soli velati, sullo sfondo di una collina macchiata da foglie ingiallite e sparpagliate dal vento. Planando, stanchi, verso un’incerta settimana.
venerdì, novembre 18, 2005

Dall’abisso
Dimmi se non è per caso un brutto sogno. E se è non lo è, con chi ce la potremmo prendere per questo schifo; dimmi fino a che punto è lecito perdonare, dimmi quando tutto è cominciato; se qualcuno saprebbe cosa fare, se sia ancora lecito sperare… Dimmi soprattutto perché. E per favore non iniziare ancora con le solite fantasie da moralista davanti al camino. Dimmi soltanto che ne sarà di noi.
Velocemente, perché non resta ci resta molto tempo ormai.
mercoledì, novembre 16, 2005

Ad memoriam
La memoria è una tomba che è meglio non scoperchiare. Bisogna andarci ogni tanto, quando il cuore ci spinge a farlo, o il dovere ed il rispetto per il nostro passato ce lo impone; perché ci sono i giorni della gioia presente e quelli della malinconia per l’ieri. La memoria è rovente, come marmo assolato, gelida come parole scolpite nel dolore. Pietra accanto a pietra, bagnata dalle lacrime, ravvivata dai fiori di chi le sopravvive, modellata dal tempo, levigata dalla lontananza. La memoria è testimonianza, legame labile e disperato, reca tracce di sorriso immerse nel fango delle cose perdute. Possiamo osservarla, ascoltarne il sospiro, pregare che non ci abbandoni. Ma non dobbiamo distruggerla cercando di riportare alla luce ciò che è ormai ombra e polvere, perché il tempo corre in un'unica direzione, interrando implacabile le sue stesse tracce. E neppure accettare di vivere per sempre immersi nell’incubo di un continuo risveglio di fronte alla parte nascosta dell’anima.
martedì, novembre 15, 2005

Per oggi
Leggo promesse di grandi mutamenti e sorrido amaro. Penso alla vanità di accostar parole, di correggere l’inutile, mentre sonnolenza e noia si contendono i miei silenzi. Ascolto voci che non distinguo, sommerse dall’illusione di mondi paralleli. Mi affido a volti che mi sono amici, tendendo mano verso mano. Ignoro le scadenze brevi fondate sul nulla, fuggendo il più possibile avanti. Aggrappato solo all’immagine della mia coscienza, che mi giudica ogni sera mentre mi addormento. Come mi è stato insegnato, in giorni, quelli sì, veramente importanti; lontani da qui forse, certo mai dimenticati.
lunedì, novembre 14, 2005

Cinque mesi
Era giugno, una domenica di sole, e dai pulpiti si invitava ad andare al mare. Era giugno, una domenica di sole, e la desolazione di un’aula vuota precedeva l’esito scontato di un’impresa fallimentare Era giugno , una domenica come tante per G., forse addirittura migliore di molte altre. I capelli stavano rispuntando, ricci e morbidi come muschio; le guance erano piene e le occhiaie dell’inverno non oscuravano più l’azzurro degli occhi. E’ novembre adesso, un lunedì freddo e velato di bianco. Novembre, in questa stanza d’ospedale in cui si distribuiscono condanne. Adesso, mentre la piccola scintilla per combattere il mostro riapparso all’improvviso resta chiusa al di là di un vetro fatto di parole.
E’ novembre adesso, mentre ti chiedi quanto valgono oggi per G. i tuoi dubbi, vecchi solo di qualche mese. O se per lei ci potrà mai essere un altro giugno assolato.
domenica, novembre 13, 2005

Sblocco
Ci son giorni in cui non si han voglie, né sensazioni su cui soffermarsi. Allora si aspetta, con fastidio mischiato a rassegnazione, in una specie di brodo di indistinta commiserazione di se stessi. Poi improvvisa emerge una piccola voglia, germogliata in una fessura apparsa sulla noia. E’ il seme di un desiderio di finestre aperte sulla tua vita, quella vera, fatta di dolore ma anche di briciole di fiducia. Non con illusione, ma con la voglia di forzare il blocco. Quello degli omologati con bandiera, dei retori da bar sport, dei filosofi a dispense, dei razzolatori di buone intenzioni, dei falliti autoriciclanti. Con la forza incontrollabile di piccole parole, vecchie di qualche millennio: “Toglietevi dal mio sole! (accidenti a voi)"
giovedì, novembre 10, 2005

Schhhhhh!
mercoledì, novembre 09, 2005

Facce
Intelligenze che stanno dalla parte sbagliata, ebeti che girano dalla parte giusta. A questo siamo ridotti ormai, perché tanta meraviglia?
Quando gli analfabeti salgono sul pulpito, o ci si accoltella attorno ad una sfera a spicchi; quando si incendia con l’alibi del disagio, o si farnetica della libertà degli altri; quando il mondo ha fame e gli animali vanno dal dietologo; quando la verità esiste solo dopo essere stata trasmessa, ed i delitti si giudicano in piazza. Allora tutto è lì che crolla, ed il rifugio è ormai solo quello di un sogghigno da lontano.
Il futuro in vista è fatto di noia e scetticismo. Aspettando volti davvero nuovi.
martedì, novembre 08, 2005

Fammi accendere
E tutti a chiedersi perché, e come mai, e quando è successo, ma era a casa, ma non era già guarito, ma hai sentito l’agonia. Chi lo ricorda vivo, e chi pensava fosse già morto, e chi sua moglie poverina, e chi non è che abbia avuto fortuna, e chi quando lo seppelliscono. Qualche ha finito di soffrire, qualche come si fa a morire solo, qualche era un gran lavoratore, qualche allora è proprio andato. Ma alla fine per tutti era solo il figlio del G.
Per me solo invece è rimasto quello che si lasciava sgridare da mio padre, come fosse un fratello, e lui rideva e chinava il capo e gli obbediva sempre. Alla faccia di moglie e figli ricoperti d’oro e vestiti di coscienza prêt-à-porter.
Dita d’acciaio, mezzo polmone, grande cuore. Buona sigaretta, finalmente!
lunedì, novembre 07, 2005

Parabole
Ognuno racchiuso nel proprio regno, sfiorato dall’altrui esistenza
Ci si avverte, come indefinita presenza. Ci si intravede, come luccichio in penombra. Ci si scruta, come per scoprire una fessura. Ci si gira attorno, come abbozzo di danza. Ci si avvicina, come insetto ad un fiore. Ci si abbraccia, come edera al suo muro. Ci si fonde, come gocce di fiume. Ci si sgretola, come briciole di pane. Ci si guarda, come per tornare. Ci si allontana, come lucidi binari. Ci si lascia, come spiccioli caduti. Ci si rimpiange, come occasioni perdute. Ci si ricorda, come sole dietro nuvole. Ci si dimentica, come autunni lontani.
Ad ogni salto un nuovo, breve equilibrio. Per non abbandonarsi alla propria tangente. Per rimandare l’inevitabile stanchezza.
domenica, novembre 06, 2005

Fat old sun
Un attimo, descritto con parole lente, ad esaurire tutta la sua pienezza racchiusa in un silenzioso battito di ciglia.
Un buio prossimo, al di là di un freddo vetro aperto sulla pioggia incessante di una giornata fatta di pensieri.
L’assenza di presenze ed affetti è breve, ma intensa, come solo il senso di inutilità riesce ad esserlo.
La compagnia di uno schermo, il suono di una grande e da poco riscoperta melodia adagiata su ricordi, il rumore un po’ ipnotico di un gatto accovacciato tra le gambe, una luce forse troppo gialla, l’attesa che le palpebre si abbassino, come un obiettivo dell’anima, a trasmigrare la realtà in ricordo.
Click.
Ci può a volte essere tanta forza nella debolezza di un sospiro.
Mentre sembra ieri: la vecchia Simca gialla, zio Alfredo che ti chiede di ascoltarla un’altra volta, i rondoni innamorati che si inseguono tra le guglie di S.Andrea al suono di Fat Old Sun.
Era ieri, ma solo per caso.
“Quando il grasso, vecchio sole tramonta nel cielo gli uccelli della sera d'estate lo chiamano,
Ho risate di bimbi negli orecchi, e poi la luce del sole scompare...”
venerdì, novembre 04, 2005

Silenzio, si ride
Stanotte mi sentivo strano.
Forse è stato il polpettone, o magari ho esagerato col caffè.
Sta di fatto che il sonno era altalenante, così mi sono seduto un po’, giusto per accarezzare per qualche minuto la gatta, aspettando l’arrivo di uno sbadiglio premonitore.
Invece improvvisa è arrivata questa strana via di fuga. Non me l’aspettavo a dire il vero, ma la meraviglia è durata solo un attimo. Il tempo di osservare due piccoli occhi gialli nel buio che mi si avventavano sul naso.
Mentre un piccolo muso umidiccio mi ricordava quanto inutile sia piangersi troppo addosso.
Meglio rincorrere una pallottola di carta nella notte, perché al buio non si leggono strane poesie, ma ci si può benissimo sgranocchiare un croccantino al formaggio.
E abbandonarsi docilmente ad una deliziosa risata sottovoce.
giovedì, novembre 03, 2005

Distanza
La distanza non è spazio da percorrere, ne’ tempo da rincorrere. Non sono chilometri da lasciarsi alle spalle o giorni da far passare in attesa. Non sono affetti da regalare, od abbracci che vorresti ricevere.
La distanza non è fatta di sentimenti da coltivare, o di sensazioni da ricordare. Non è ieri o domani, ne’ laggiù o chissà dove.
La distanza è solo un muro buio, fatto di nulla di possibile. E’ il non poter allungare una mano che non sia solo fatta di parole. E’ una speranza costruita sull’imprevedibilità.
E’ la vita che ci scorre dentro, mentre altre le passano accanto.
Solo sfiorandola di nascosto.
mercoledì, novembre 02, 2005

1975
"La verità non sta in un solo sogno ma in molti sogni"
Lunedì, La7, ore 20,45
Un uomo dallo sguardo un po’ triste, mentre ricorda un uomo dallo sguardo nascosto e dal volto solcato dalla vita.Parla di un poeta maledetto, al di qua della sua fine, dipingendone un ritratto da uomo libero e profetico.Mentre lascia intravedere la libertà della propria anima prigioniera, che, sognando, si fa largo tra i folti capelli, solo un po’ più grigi.Ma sono 30 anni ormai…
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