Della vita e della morte


domenica, ottobre 30, 2005

Piatto

E’ una scelta difficile e intrisa di sconforto e dubbio.Tra la possibilità, ricca di sofferenza intervallata da istanti di gioia, ed una indifferenza costruita sulla necessità immutabile di un’esistenza senza sussulti. Tra un’umanità che si distrugge con la sua stessa libertà ed un individuo solitario inginocchiato di fronte alla monotonia del proprio orizzonte. 

obolo lasciato da padrepaio | 21:14 | commenti (8)


giovedì, ottobre 27, 2005

Zig Zag

Non amo girare in tondo, preferisco andare diritto. Questo non significa che io sia uno di quegli uomini sprezzanti del pericolo che dicono sempre quello che pensano senza tergiversare, o che si piccano di ribaltare tutto ciò che intralcia loro il cammino. Anzi in realtà è più realistica l’ipotesi contraria. Semplicemente non sono capace di trovarmi un punto fermo attorno al quale far ruotare la mia vita, non ci riesco proprio per indole. Sono scettico e malfidente, ed ogni chiodo piantato per me è prima di tutto un appiglio insicuro; soprattutto ad un chiodo potrei magari appendere la gabbia del canarino, non certo un’anima oscillante come la mia.  

Lo so, questo procedere a scatti, con accelerate rettilinee inframezzate da mutamenti di direzione improvvisi, è controproducente e stancante. Oltretutto è un modus vivendi che preclude quasi tutti i rapporti duraturi, ad esclusione di quelli con le persone che riescono a cogliere il disegno confuso che è nascosto sotto queste linee spezzettate. Chissà, magari questo è il destino riservato ad uomini come me che non riescono ad equilibrare il corpo e l’anima se solo si  trovano a ruotare attorno ad un centro. La vertigine è nemica del mio orecchio, come del mio cuore. 

O forse è tutta colpa della frenesia che mi regola il tempo, quella che mi spinge a chiedermi ogni volta se sia giusta la strada, se avrò abbastanza tempo per arrivare, se andando da quest’ altra parte eviterò di scambiare un’idea non più mia per una stella attorno alla quale inanellare inutili giravolte.

Non lo so bene; per ora mi basta andare ancora un po’ avanti, in compagnia dell’amore che mi sono portato nello zaino, assieme al mio Zarathustra, al coltellino svizzero, al CD di Robert Johnson e alla foto di Silvana Mangano.

obolo lasciato da padrepaio | 20:55 | commenti (11)


mercoledì, ottobre 26, 2005

Invocazione

(Officiante)  Signore, se puoi domani sera fai venire una leggerissima punta di colite ad Adriano. Almeno il giorno dopo avremo qualcosa di serio attorno a cui scatenare la rissa.

(Tutti) Ascoltaci oh Signore! 

                    

obolo lasciato da padrepaio | 21:54 | commenti (11)


martedì, ottobre 25, 2005

In galera

 

Sono quelle domande che girano nella testa a lungo, senza disturbare più di tanto, ma che proprio perché meno indiscrete di altre, meno impellenti, almeno per noi, ci spingono a cercare comunque una risposta. E così si inizia a guardare un po’ meglio il problema, ad allargare un po’ la prospettiva, per cercare di trovare una risposta sensata. Ma a volte questo campo lungo ci incasina sempre di più, invece di chiarire vela. Alleggerisce, ma proprio per questo allontana dal calore di una risposta vera.

 

Quando uno spazio diventa prigione?

Voglio dire: uno si trova a vivere in un certo luogo, più o meno ampio, più o meno a sua misura; poi un giorno si accorge che il suo spazio gli va stretto, non solo in senso morale, ma anche fisico. Ecco, a questo punto la sua libertà gli può forse consentire di andarsene da un’altra parte, in un luogo in cui le pareti non lo soffochino, e la luce del sole riesca ad avvolgerlo.

Se però stessimo parlando non di noi stessi, ma di una persona costretta in una cella, impedita nella propria libertà di  movimento, il problema sarebbe quello di capire quanto questa sua costrizione sia psicologica e quanto semplicemente fisica. 

Certo una cella è una cella, ma una di 5 metri quadri non è proprio uguale ad una di 50, da nessun punto di vista, fisico o psicologico, la si voglia vedere. Figurarsi se fosse di 500, o di 5000 o….

 

Ecco, mi viene ogni tanto da chiedermi se anche la mia libertà non cominci per caso a qualche chilometro di distanza da qui, come quella di qualsiasi altro galeotto.

O se sia invece proprio una questione di serrature e chiavi.

O chissà, una piccola password indovinata potrebbe anche essere sufficiente a spostare un po’ più in qua il punto di fuga. 

 

obolo lasciato da padrepaio | 21:33 | commenti (13)


lunedì, ottobre 24, 2005

Venticinque anni….

 

E’ una cosa complicata l’amicizia.

A volte una persona ti sembra indispensabile e non riesci neanche ad immaginare la tua vita senza di lei.

A volte invece quella stessa persona ti appare quasi indifferente e ti chiedi perfino cos’è che ci hai trovato in tutti questi anni.

E’ in fondo solo una questione di attenzione. Ai difetti che stanno dietro ai pregi, e all’importanza che uno è disposto ad accordare loro.

Uno si avvicina ad un compagno di viaggio perché gli sembra di vedere in lui dei pregi talmente preziosi che ignorarli apparirebbe come uno spreco. Ci si cerca allora come se la forza delle nostre anime sommate fosse superiore al logorio del tempo e potesse illuminare con la sua sicurezza il nostro cammino comune.

Poi, poco a poco, la luce si affievolisce e lascia intravedere le ombre dell’alterità, l’abitudine assume il ruolo di comando, mentre la perfezione e l’armonia lasciano il posto alla realtà della natura umana, fatta di piccole macchie di luce immerse nell’acqua torbida del quotidiano.

I tuoi problemi non sono più i suoi, i suoi figli non sono i tuoi, i suoi affetti neppure, in fondo.

L’unica salvezza al distacco è la disattenzione, l’allontanarsi dal presente per rifugiarsi nel passato.

O forse la speranza nel futuro, sorretta dalle labili tracce del sentire comune.

E dalla consapevolezza che due solitudini sono comunque meno insopportabili di una sola.

 

obolo lasciato da padrepaio | 20:24 | commenti (11)


domenica, ottobre 23, 2005

Yahwl!

 

Adesso vi saluto.

Sono stanco e oltretutto in ritardo: ho appuntamento con un sogno.

Buona notte.

 

obolo lasciato da padrepaio | 22:44 | commenti (12)


venerdì, ottobre 21, 2005

In ritardo 

 

Alla soglia degli ‘anta lo devo confessare: c’è solo una cosa che mi rende più nervoso di una persona in ritardo, e cioè il fatto di essere io stesso quella persona. Proprio non lo sopporto. E come accade con tutto ciò che non sopporto, la conseguenza è che il mio stomaco inizia a picchiare forte, la testa si incaponisce ad ascoltarne i colpi e smette di lavorare alla giusta velocità. Si disperde in lamenti e propositi di vendetta, o di fuga di fronte al nemico che non arriva, col risultato di accumulare ancora più ritardo, mordendo la sua stessa coda.

Il  fatto è che io ho sempre vissuto in anticipo, almeno su me stesso e di conseguenza tutto ciò che interferisce con questo correre avanti mi disturba, perché mi costringe a buttare energia nel vuoto, mentre vorrei correre incontro a quello che mi aspetta, proprio per poterlo raggiungere, assimilarlo e digerirlo prima che sia troppo tardi.

O forse tutto dipende solo dal fatto che sono nato vecchio.

 

Solo che qui succede qualcosa che odora di assurdo.

Siccome il Destino è infingardo e senza pietà e non vive di sentimento o di razionalità, ma solo di una sua logica oscura, in cui l’unica via di fuga è quella, impossibile, dello stargli davanti. E  siccome più il Momento con la M si avvicina, più la frenesia del restar davanti al tempo mi irretisce e mi condanna a fremere di fronte al secondo che scorre più veloce di ieri, questo  fastidio, questo vago senso di precaria via di fuga ha come risultato proprio quello di ritardarmi la vita, di rendermi prigioniero di orari e piccole manie, di gesti meccanicamente legati, di paura di non reggere il ritmo degli avvenimenti.

Ecco allora che le piccole cose si accumulano sul ritardo della mia coscienza ipnotizzata da se stessa, una stringa rotta diventa un ormeggio spezzato, una nuvola in cielo si muta in tempesta del cuore, uno squillo che tarda è simbolo di abbandono e di immobile sconforto.

 

Invece ora sono stufo.

Non voglio più correre, voglio al massimo andar veloce, non voglio scappare lontano della fine, voglio soltanto che la fine stia lontana da me.

Non voglio ridurmi ad essere ansioso che arrivi presto il primo del mese prossimo.

Voglio soltanto che segua l’ultimo di questo.

E che il fatto che il treno della vita sia in anticipo o in ritardo si limiti semplicemente a scivolare addosso alla mia indifferenza.

 

obolo lasciato da padrepaio | 07:49 | commenti (15)


giovedì, ottobre 20, 2005

Pater familiae   

 

E’ difficile indossare i panni dismessi dal proprio padre, per presentarsi al cospetto dei tuoi affetti senza farsi accorgere che lui aveva le spalle molto più larghe.

Anche se il grazie che segue un consiglio, appoggiato di nascosto sul dubbio, è capace a volte di farti sembrare addirittura importante il tuo ruolo di seconda riserva.

 

obolo lasciato da padrepaio | 07:49 | commenti (9)


mercoledì, ottobre 19, 2005

Amici

 

Io e il mio platano siamo molto legati. Siamo praticamente coetanei, e ne abbiamo viste di tutti i colori in questi 48 anni. Certo non si può dire che tutto ci sia andato sempre per il giusto verso, anzi.

Abbiamo avuto le nostre belle disgrazie, i nostri alti e bassi; ma alla fine siamo ancora qui, magari un po’ malconci, forse anche un po’ spelacchiati dagli anni e dagli inverni, ma tutto sommato si vivacchia.

Ogni tanto ci si ascolta a vicenda, e i lamenti dell’uno e gli scricchiolii dell’altro si incontrano sopra le teste frettolose che passano sotto alla mia finestra e alle sue fronde che sussurrano al vento.

Perché i dolori cementano le amicizie, e le gioie le fanno crescere, diventare adulte e maturare. E lui ha visto tutte le mie disgrazie e i miei sorrisi.

 

In fondo ha solo un paio d’anni più di me, ma dopo i quaranta si sa, due anni sono in realtà un’inezia. Ci siamo visti crescere, ci siamo visti ridere e piangere, ognuno ha vissuto le altrui disgrazie, come quella volta che gli strapparono tutte quelle radici per far passare i cavi per l’illuminazione.

Allora ammetto di aver pensato: stavolta non ce la fa! Invece ci ha impiegato due anni, ma alla fine si è ripreso accidenti, anche se da allora è come se fosse diviso in due lungo il tronco, tanto è il peso che la sua parte sana sopporta rispetto all’altra.

Ma in fondo questa è un’altra di quelle cose che ci avvicinano, in qualche modo.

Io mi ricordo quando era ancora un ragazzino e mio padre raccoglieva gli “scarti” degli ultimi carretti trainati dal cavallo che passavano sotto i sui primi rami, colmi di piccole mani verdi.

Glieli depositava proprio davanti ai piedi, per l’inverno mi diceva.

Poi c’è stato il funerale dell’uccellino che ho ucciso quella volta col fucile caricato coi “diablos”; l’ho sepolto nella  sua ombra, era un pomeriggio di settembre mi ricordo. Sarà stato il ’64 o il ’65, non so.

E anche quella volta in cui hanno tagliato i suoi due fratelli, quello di destra e quello di sinistra, come i due ladroni sul Golgota. Cancro del Platano hanno detto, e non so proprio come lui abbia fatto a passare indenne anche questa battaglia.

Fatto sta che oggi è ancora lì, a vegliare sui miei risvegli mattutini.

Ed io in un certo senso lo considero come uno di famiglia, come se fosse un gatto, o un cane, o magari un pesce rosso. Insomma, non riesco a pensare all’eventualità che non ci possa essere più la sua ombra a ripararmi gli occhi, quando il sole bussa alla mia porta per rammentarmi che è ora di ricominciare.

Ecco: io mi fido di lui, ciecamente.

 

E così quando stamattina mi ha sussurrato, tra le foglie tremanti e leggermente ingiallite, che fra poco l’inverno sarebbe tornato ad avvolgerci col suo sorriso umido, ho sentito una specie di brivido percorrermi il collo e le spalle, mentre un senso di malinconia e di stanchezza inusuale ha incominciato a schiacciarmi il cuore. Come un presagio lontano.

 

E’ come se non fossi ancora pronto stavolta.

A che cosa non riesco a capirlo.

Magari lo chiederò a lui, che in fondo mi conosce forse meglio di tutti; sperando di riuscire ancora a coglierne la risposta prima che il vento se la nasconda da qualche parte; per indispettirmi un’altra volta.

 

obolo lasciato da padrepaio | 07:46 | commenti (8)


martedì, ottobre 18, 2005

Yogurt bulgaro

 

Lo so, in fondo quello delle Primarie è stato più che altro una specie di rito propiziatorio; una specie di pellegrinaggio bossiano alla sorgente, privo però dell’idiozia dei guerrieri con l’elmo in testa.

Insomma, la vittoria di Prodi era scontata, così come la raccolta delle briciole da parte degli altri candidati, capricci mastelliani e deliri dipietrani  compresi.

Confesso anche che il volto e le parole di Scalfarotto mi avevano attirato non poco, se non altro per la pulizia e l’ingenuità che lasciavano intravedere, o forse anche solo per una specie di solidarietà settaria tipica di noi bloggers.

Sarà per questo, ma non mi sento affatto di esultare per il risultato, che invece mi sembra stia suscitando una pletora di osanna, abbastanza ridicoli tutto sommato.

Magari tutto dipende dal fatto che se c’è un paese al mondo dove credo mi troverei male è la Bulgaria.

Paese, credo tutti ormai lo sappiano, famoso per lo yogurt e per i plebisciti.

Cose che, a me personalmente, danno sempre problemi di digestione.

 

obolo lasciato da padrepaio | 07:39 | commenti (19)


domenica, ottobre 16, 2005

Raggio 

 

C’era equilibrio in quel raggio di sole.

E’ durato solo alcuni istanti, ma la perfezione non si misura in anni; neppure in minuti a dire il vero. Si può sperare in qualche secondo, ma è talmente raro che questo avvenga…

Eppure ogni tanto, quando ce lo si ritrova improvvisamente fra le mani e se si è pronti ad accoglierla, ecco che questo è sufficiente.

Era talmente tiepido, talmente silenzioso, talmente discreto mentre attraversava il piccolo spazio  tra il tetto e la cima dell’albero, laggiù dietro il cancello…

Ha incrociato il suo cammino con quello del mio sguardo, mentre ascoltavo scorrere il pomeriggio, in attesa di qualcosa che riempisse il mio tempo annoiato.

Non credo si sia accorto di niente; non si è fermato, ne’ ha accelerato il passo. Si è calato proprio nell’angolo, fra il verde del ramo e l’ombra grigia ed allungata, senza neppure voltarsi.

Io l’ho lasciato andare, ne’ credo avrei potuto fermarlo.

Non ci ho comunque neppure pensato; ero soltanto in attesa che tutto tornasse a cadere nella noia e nella nuova attesa.

Mentre l’armonia silenziosa di questo istante di pace mitigava, passandomi vicino, l’ansia del tempo che fuggiva via.

Alla prossima volta.

 

obolo lasciato da padrepaio | 22:43 | commenti (11)


venerdì, ottobre 14, 2005

Sussurro

 

Nel silenzio della notte cercare risposte al rumore dell’anima. Già sapendo che la debole luce è fatta solo della stessa gelida insicurezza che alimenta da giorni, con mormorio di presagio, la tua antica stanchezza.

 

obolo lasciato da padrepaio | 07:49 | commenti (9)


giovedì, ottobre 13, 2005

Sùbbio

In principio era il Subbio. 

Che di per se non è una gran cosa da affermare. 

In effetti chi poteva immaginare che da qualche chilometro di sottilissimo filo avrebbe avuto origine quello strano connubio di tecnica e fantasia che ci passa continuamente sotto le mani quando accarezziamo un pezzo di stoffa? 

E invece è così che si inizia: da un semplicissimo filo. Poi lo si incanala nei pettini, uno su e uno giù, facendo attenzione a non perdere armonia. 

Su, giù, su, giù… 

Così si costruisce lo scheletro, una lunga sequela di fili paralleli, separati da altri fili fatti di aria, invisibili eppure così importanti. 

Ordito lo chiamano, quasi come a voler dire che si tratta di qualcosa di nascosto, che è lì, pronto a saltare fuori e a mostrarci la sua bellezza nascosta, anche se per farlo gli occorre l’altra metà del cielo, una trama su cui intessere la propria forza. 

Ecco allora una saetta che trascina la propria sottile potenza fino a creare la vita stessa, l’intreccio che tutto significa, avanti e indietro, destra e sinistra, uno, due, mille, centomila secondi di storia e di vita, senza errori, o buchi, o strappi, o dimenticanze. 

Sopra e sotto, sopra e sotto e in mezzo la forza del suo stesso esistere, protetta da un filo quasi invisibile, racchiusi dalla loro stessa ininterrotta continuità…  

 

Perché allora non è così semplice fare altrettanto della nostra vita? Abbiamo un nostro ordito a proteggerci: padre, madre, amici, amori, conoscenze, una casa, oggetti che ci stanno accanto, persino sogni od aspirazioni. 

E tutto ciò racchiude il nostro spazio interiore e il tempo della nostra anima, mentre la navetta dei secondi corre avanti e indietro a costruire la tela del nostro esistere. 

Solo che accade sempre prima o poi: c’è qualcosa che rompe il movimento, che spezza il filo che corre di qua e di là, e allora fermi tutti! La trama ha bisogno di essere riparata, un nodo dopo l’altro, ma macchie di ruggine ne deturpano la superficie, sensi di colpa   tagliano le dita con ferite profonde e dolorose, la polvere si intrufola negli spazi rimasti vuoti. 

E l’aritmia del cuore, il dolore, l’infelicità. 

E’ così che si corre ad imitare Penelope, a disfare per ricostruire, per prolungare il tragitto e rallentare la fine, sperando che arrivi prima o poi un dio, o qualcuno, o qualcosa per esso, a fare piazza pulita, ad aggiustare le crepe, a riempire i vuoti.

Prima che sia troppo tardi, prima che il Subbio si svuoti, prima che la sirena inizi a suonare e il telaio si arresti. 

obolo lasciato da padrepaio | 08:04 | commenti (11)


mercoledì, ottobre 12, 2005

Anti-pasti 

 

Insomma, davvero la scelta è tutta qui? 

O questo o questo e nient’altro? 

Ma che razza di posto è questo? 

Soprattutto, come faremo a digerire questa brodaglia?

 

obolo lasciato da padrepaio | 07:59 | commenti (11)


lunedì, ottobre 10, 2005

Borderline

 

Il confine è sommerso dalla nebbia oggi.

La linea si spezza in un groviglio di false piste, mentre una luce troppo brillante modifica le ombre, le nasconde a volte, altre invece le fa apparire troppo reali, mentre esse non sono che rapidi sogni che accompagnano senza mai raggiungere.

E’ troppo facile smarrire il controllo dei propri passi, varcando un limite da cui è arduo ritornare.

E’ difficile distinguere le sfumature che cambiano il senso alle parole, facendo del giorno notte.

E’ impossibile capire cosa si nasconde dietro la vergogna di un sentimento.

obolo lasciato da padrepaio | 21:52 | commenti (5)


Rospi

Sono sempre dispiaciuto quando non riesco a soddisfare una richiesta, soprattutto quando la persona che me la sottopone è qualcuno a cui tengo. Se poi si parla di Lei, chi mi conosce lo sa bene, si parla di chi sta in cima alla classifica e il dispiacere diventa allora quasi disappunto. 

Ora, l’invito è di quelli appetibili, e devo confessare che la scusa per parlare male di qualcuno o di  qualcosa è difficile da lasciar cadere nel vuoto. 

Solo che ho passato alcune ore a cercare un obiettivo dal mettere sotto tiro e anzi, a dire il vero, ero quasi sul punto di fare l’ultima scelta, tra un paio di loschi figuri che ultimamente inquinano il mio girovagare tra le maglie della rete. 

Ma un attimo prima di lanciare il primo fulmine mi è capitato di passare davanti allo specchio che troneggia da un po’ nella mia piccola anticamera, proprio di fianco all’armadio delle cianfrusaglie; e mi sono dato un’occhiata di sfuggita. 

Ho visto il mio colorito scuro, la mia bocca un po’ troppo larga, le mie gambe ripiegate e soprattutto quella strana pellicola che mi ricopre come una seconda pelle.

E ho pensato che forse non è proprio il caso di sputare oggi, si trattasse pure di qualcuno di molto simile a me. 

Magari solo un po’ più ridicolo e vanesio.

obolo lasciato da padrepaio | 14:01 | commenti (6)


domenica, ottobre 09, 2005

Annunciazione 

 

Hai ragione tu Angelo, nel dire che le parole sono così importanti.

Lo so, a volte sembrano così banali da apparire persino un fastidio; eppure senza di esse le cose appaiono spesso diverse da come sono.

A volte i sentimenti debordano ed occorre racchiuderli per evitare che si disperdano.

Altre volte il volto delle cose è nascosto nella nebbia del non detto, e si cerca di seguire la voce del cuore invece di quella della ragione.

Certo è dolce il suono della vita, ma la musica non è fatta solo di melodia, ma anche di tempo e ritmo, e di piccoli segni neri che imprigionano la bellezza fino a moltiplicarla.

Hai ragione Angelo, a volte si tace per paura che le parole svelino cose di cui abbiamo paura, o che vogliamo nascondere agli altri per ingigantire la nostra immagine di piccoli uomini.

Hai ragione, perché i nomi di Dio sono difficili da pronunciare, ma se ci si riesce il mondo si illumina di verità e di pace.

Hai ragione tu, ed allora facciamo posto a queste parole che annunciano ciò che deve essere per essere giusto.

Magari con un silenzioso Così Sia lungo come un attimo.

 

obolo lasciato da padrepaio | 10:45 | commenti (6)


venerdì, ottobre 07, 2005

Predica

L’imbecille non ha mai bisogno di una scuola.

Ma ha estremamente bisogno di qualcuno che ascolti.

(Il tutto a margine di qualsivoglia predica da qualsivoglia pulpito.)

 

obolo lasciato da padrepaio | 07:53 | commenti (9)


giovedì, ottobre 06, 2005

Ti-ttì – ti-ttì

 

Non so se sia una forma di patologia  postmoderna.

O una semplice fesseria di comportamento, caratteristica degli uomini di mezza età.

O magari soltanto una specie di inconsapevole regressione verso l’adolescenza.

Fatto sta che da un po’ di tempo mi sto rendendo conto del fatto che il suono di un sms in arrivo riesce  immancabilmente a procurarmi un leggero, ma impagabile brivido lungo la schiena.

Forse è proprio arrivato il momento di indossare una maglia di lana.

Magari sta arrivando, inesorabile, il mio Inverno.

 

obolo lasciato da padrepaio | 07:51 | commenti (16)


mercoledì, ottobre 05, 2005

Spunto

 

Il silenzio avvolge un pensiero diafano, trasportato da un vento che ti sembra di riconoscere come tuo.

Ha ali delicate e fragili mentre lo catturi, con la tua sottilissima rete fatta di parole ed immagini abbozzate.

Con incerte dita, foderate di pazienza e tremore, ne liberi il colore nascosto, appuntandolo sul misterioso libro della tua illusione.

Ne assaggi il sapore mentre lo accomodi nella sua cella, come preziosa moneta da collezione.

E quando ne assapori il gusto agrodolce, già lo senti divenire passato, mentre la pagina lenta si accomoda sul pensiero di ieri, per lasciar spazio a quello che arriverà.

 

Ancora un istante. Poi a salvarlo dal buio dell’inutilità rimarrà solo l’illusione di poter tornare a sfogliare per qualche minuto le poche pagine non ancora cancellate dalla loro stessa lontananza.

obolo lasciato da padrepaio | 07:49 | commenti (8)


martedì, ottobre 04, 2005

Senza nome

 

Più ci si avvicina e più si soffre dell’altrui dolore, nato dalla nostra stessa colpa.

Ma un prezzo così alto lo si paga senza tentennare quando la contropartita è la gioia della condivisione.

Fosse anche quella di un frammento di infelicità.

 

obolo lasciato da padrepaio | 07:53 | commenti (7)


lunedì, ottobre 03, 2005

Numerologia

 

Milioni di secondi, ognuno incatenato all’altro; di persone che trascorrono davanti ai miei occhi; di battiti di un cuore stanco; di respiri brevi ed affannosi, di gocce di sangue morte e poi rinate; di vite disperse in un vortice di sensazioni dimenticate.

Migliaia di risvegli faticosi, di gioie e delusioni, di morti conosciuti e poi presto dimenticati; di sorrisi freddi e lacrime nascoste, di silenzi che ti scrutano pietosi.

Decine di notti insonni, di fitte strazianti, di urla nascoste e baci preparati invano.

Due, tre, forse cinque condanne all’inferno.

E tutto per un unico, ipotetico Paradiso.

Uno solo.

 

obolo lasciato da padrepaio | 07:49 | commenti (13)




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