| Della vita e della morte |
| venerdì, settembre 30, 2005
Giro di boa
Anche stavolta non ero proprio preparato. Mi accorgo sempre in ritardo delle boe che ogni tanto mi attraversano la rotta e attorno alle quale mi trovo a virare. Mentre se solo riuscissi a scorgerle prima, anche solo di poco, sarebbe tutto così semplice… E comunque il cambio di rotta non sarebbe così ricco di nostalgie e di domande senza senso. Invece se va bene trovo a malapena il tempo per attutire il colpo di frusta del vecchio vento, o magari per respirare a fondo prima che il nuovo mi investa con la sua sferzata. Il più delle volte poi sono talmente preso dal fascino del guardare al di là, che rischio addirittura di schiantarmi contro il passato, dal quale del resto non mi ero neppure accorto di essermi allontanato troppo. Lui, che proprio per questa mia fuga mi presenta adesso il conto, sotto forma di malinconia e di questo imbarazzante senso di vuoto.
- Ciao, come va? - Bene. - Meno male che non piove. - Già - … - … - C’era un traffico… - A quest’ora è sempre così. - …. - …. - Allora? - …Così, siamo qui. - Eh sì. - …. - Uhm… - Ma era alle 5 o alle 5 e mezza? - Alle 5. - L’avevo detto io! - … - … - … - Novità? - No, il solito. Sempre il solito. - Già, il solito. Quanto tempo eh? - Già. - …. - ….
Ecco. Anche stavolta sono rimasto aggrappato all’immagine di una fotografia un po’ troppo sfuocata, nella speranza di riuscire a trattenere per un po’ il ricordo della strada percorsa insieme.
giovedì, settembre 29, 2005
Rapa
Non so se sia una questione di pelle. O se invece sia colpa del sugo ai peperoni. Fatto sta che per la prima volta ieri sera ho avuto la sventura di veder parlare e sentire gli ammiccamenti di Guia Soncini. Era “ospite” di otto e mezzo e il tema era: cocaina. Un’esperienza terrificante. Come una rapa con gli occhiali.
mercoledì, settembre 28, 2005
Donne mie
Anche solo in una mezza vita si finisce col conoscere centinaia di donne, diverse come solo le persone fra di loro riescono ad esserlo. Mia madre per esempio: era dolce e profumata, come una rosa. Sua madre, mia nonna, era furba; come solo una donna capace di doppiare il secolo di vita può riuscire ad essere. Mia sorella M. è una piccola ragazza dal cuore grande che trasuda energie sconosciute, mentre A. è delicata, come una farfalla che abbia avuto in dono una vita infelice. E poi c’è chi. con la sua voce incanta, chi cela la tristezza con una mousse di ironia, chi ti inonda. con allegria schioccante, chi scorre con pié veloce, brillando come metallo raro.
E tutte le altre, giovani e vecchie, meravigliose ed odiose, da rincorrere e da sfuggire, da deridere e da compiangere, da sognare e da dimenticare, da baciare e da ignorare. Quelle perseguitate e quelle sbeffeggianti, quelle sfruttate e quelle che prosciugano. Quelle che sono andate, quelle che son rimaste, quelle prossime e quelle venture. Quelle vicine e quelle lontane.
E tutte così incomprensibilmente, implacabilmente e divinamente forti.
martedì, settembre 27, 2005
Pittoresco
Ho preso un pennello sottile, morbido d’amicizia, e senza troppo pensare a come fare ho dipinto un sorriso color cielo, sul fondo di un viso grigio di malinconia. Poi, passando di fronte a questa luminosa finestra, mi sono accorto di questo mio volto color arcobaleno…
domenica, settembre 25, 2005
Agenda
Domani matrimonio in famiglia. Dopodiché tutti all’inaugurazione della svendita di caffettiere e cornici finto argento. Ingresso libero.
venerdì, settembre 23, 2005
Fessure
A ben vedere c’è un vuoto che vorrei a tutti i costi riempire. Quando mi guardo dentro vedo molte cose, belle o brutte non ha in fondo molta importanza. Nella vita sono poche le cose che si possono veramente scegliere, anche se spesso ci si illude di poterlo fare, di essere i padroni del proprio futuro. C’è sempre un chi o un cosa a decidere per noi, che ci inchiniamo, remissivi di fronte al mondo, sperando di farcelo apparire meno estraneo. In ogni caso, dietro i volti, dietro le ombre o le luci, dietro i mari e le montagne che costellano i nostri ricordi, facendo da filo conduttore alla ricerca del nostro Senso, di oggi come di ieri; dietro di esse c’è sempre un’assenza, una mancanza, un vuoto che ci impedisce di chiarire fino in fondo a noi stessi come siamo arrivati fin qui. Ecco, per quanto io mi impegni e mi arrabatti, non sono mai riuscito a completare il mosaico, a trovare quegli angoli che in fondo reggono il resto. Eppure si dice che esistano, da qualche parte dell’anima, le ragioni, le cause del nostro esistere, del nostro essere qui ed ora.
Scruto la notte alla luce che emerge da qualche rara fessura della memoria, per trovare un altro frammento, un’immagine che possa spiegare quello che sono diventato. Non ricordo il momento in cui sono sorto, ne’ quello in cui ho riso la prima, la seconda e la terza volta, quello in cui ho conosciuto rabbia, insicurezza, pietà, ed anche amore. Non ho più nemmeno il ricordo di questi anni remoti, nello spazio come nel tempo. Non odo più le voci che vorrei ascoltare, ne’ vedo più accanto chi mi dava voce o sostegno. In fondo non sono neanche in grado di amare ancora chi vorrei amare. Spio il chiarore che emerge da questi lampi che per un attimo illuminano la stanza dell’anima. Attendo il momento di poterlo afferrare, quel seme nascosto. Per poterlo accudire, coltivarlo e farlo crescere finché sia tanto luminoso da chiarire a me stesso il mio nome. Attendo, mentre, continuo ed immutabile, avverto il rumore del tempo.
giovedì, settembre 22, 2005 Quasi vecchio
Sedere su una panca, fatta di grezzo sasso, la schiena appoggiata ad un tiepido muro, rivestito di morbida luce d’autunno, ai fianchi anziani che ricordano e reinventano anni giovani e remoti. Mondi fatti di rare e povere case, di silenziose notti e d’estati che frinivano all’ombra di robuste querce; di frumento tinto di rosso, di bozzoli candidi, di figli a dozzine, di pantaloni corti e zoccoli consunti. Di vite brevi racchiuse in fazzoletti di terra, di arance a natale e minestre di verza, di fame, fumo e gelo alla finestra. Ascoltare, e improvvisamente accorgersi dell’ombra che alle spalle sussurra parole un po’ malinconiche, fatte di immagini che per la prima volta intravedi simili a quelle che ti siedono accanto. E che, con un velo di fredda rassegnazione, riconosci come parte del tuo passato. Tu, solo un po’ meno vecchio.
mercoledì, settembre 21, 2005
Stanchezza
Avverto stanchezza attorno a me. L’avverto e non so darle un nome che sia tale. Non un volto, o una parola, non un suono e neppure un preciso sentire. Solo un indistinta e, per ciò stesso, ancor più inspiegata incertezza, come di tempo esaurito e di cambiamento necessario. Forse addirittura di abbandono. Pagine sempre uguali, verbi stanchi, persone che da lontano lasciano cadere disillusione. Forse è l’autunno di un’idea infantile, forse solo una curva nel percorso, o un abbaglio di abitudine. Sarà magari solo il fatto che questo silenzio fa rima con tristezza. E questo non mi piace, perché ogni giorno ritrovo ancora nuova forza nelle tasche. Anche domani.
martedì, settembre 20, 2005
Buono
Mi piace a volte pensare all’idea che più l’uomo è di valore più è buono. Dove se la bontà è abbastanza semplice da cogliere, riguardo al valore vero e a quello presunto ci sarebbe anche il rischio di azzuffarsi.
Ma forse questa è soltanto una cattiveria di poco conto.
lunedì, settembre 19, 2005
Fatti più in là
Si ha un bel dire che per andare avanti occorre l’equilibrio. In effetti non è un discorso sbagliato, solo che l’equilibrio occorre innanzitutto trovarlo, e questo in una vita traballante che scorre su un filo lungo decine di anni prima o può accadere, ma poi occorre mantenerlo, cosa questa più facile a dirsi che a farsi. Chiunque lo abbia provato per qualche istante lo sa; l’equilibrio è fatto di armonia, di movimento lento e leggero, di attenzione e sicurezza, di tranquillità e fortuna. E certamente è possibile a volte sopperire all’una o all’altra di queste spinte, ma solo per brevi tratti. In ogni caso noi sappiamo quanto sia faticosa e difficile quest’opera di accomodamento, e quanto duro sia assorbire gli urti della vita, bilanciare come un acrobata senza rete le sferzate del caso. O del destino.
A ben vedere è in fondo solo un problema di spazi da affiancare, da mischiare sotto forma di istanti, minuti o giorni. Una miscela fatta di dovere e libertà, complementari al punto da fondersi. Solo che ancora una volta ci si accorge di non riuscire poi a capire perché sia sempre la seconda a dover cedere il passo all’obbligo, a dover fare un passo indietro, a restringere il proprio spazio vitale a favore di quello del “si deve” e dell’ “occorre”, che si peccano di governare anche il nostro tempo. E allora ti viene il dubbio che l’armonia e l’equilibrio siano solo in fondo desideri che necessitano dell’abbraccio di una briciola di coraggio e di incoscienza. E ti senti girare la testa, mentre scivoli in basso.
venerdì, settembre 16, 2005
Autunno
Tutto sempre così complicato. Inutilmente, implacabilmente, tragicamente. Ogni parola ha mille sensi, ogni volto mille espressioni nascoste, ogni pensiero si scontra col tempo. Non c’è tregua alla rassegnazione, perché altrimenti non ci sarebbe strada da percorrere. La stanchezza è la sola certezza, assieme ad un punto di domanda. E alla speranza di un po’ di calore prima di sera. Senza guardarci indietro. Perché
"come colui che sull’ultimo colle che gli prospetta per una volta ancora tutta la sua valle, si volta, si ferma, indugia - , così viviamo per dir sempre addio.” (R.M.Rilke)
mercoledì, settembre 14, 2005 ![]() So close
Ci sono io, che avverto il mio stare, mentre dal fondo di questo mio esserci, fatto di vuoto, emerge timido un sentimento che mi trafigge il cuore con una inconsapevole dolcezza.
Nascono immagini che condensano, franano, trascinando l’anima verso il fuori e la luce di un sorriso.
Parole si levano e vorticano, spesso inutili, ma a volte dilatate in un senso, rincorrendo una presenza che sfugge senza fretta.
Dietro, al di là del sipario, la malinconia per uno sguardo che riesca ad abbracciare tutto senza fatica.
Mentre il lamento della mia stessa voce si maschera di inutilità.
Ci sono io, che mi cullo nel desiderio di un nuovo ed avvolgente ritorno al nostro silenzio.
(“Questa qua è per te…”)
martedì, settembre 13, 2005 ![]() Tutti a squola
Non ho mai amato troppo la scuola, lo confesso.
Del resto da giovani non sempre si capisce ciò che si deve o non si deve.
Spesso lo si confonde con ciò che piace o non piace, e questo porta a scontrarsi con la realtà delle cose, che purtroppo (ma forse sarebbe meglio in questo caso dire per fortuna) è invece molto meno limpida.
Ricordo gli sbuffi primaverili ai tempi del liceo, le galoppate fantastiche del desiderio, le infatuazioni per i “cicl. in prop.”, gli slogan dalla voce fessa, le sciarpe a nascondere i brufoli…
Però, porcaccia la miseria, un po’ di dignità noi ce l’avevamo ancora!
E se sognavamo, sognavamo almeno in technicolor.
Questi sono solo mezzi uomini che sognano in bianco e nero ormai.
Quando non si limitano a dormire semplicemente, appoggiando i gomiti dei loro giubbotti firmati su banchi postmoderni ricoperti di bambagia.
D’altra parte sono figli nostri, mica della colpa.
Chissà, magari un breve massaggio a base di calci nel sedere ne faciliterebbe il risveglio…!
lunedì, settembre 12, 2005 ![]() ( )
L’ho scoperto frugando a caso in rete.
E’ un piccolo gioiello senza nome, racchiuso in una parentesi, vasta come il mare da cui proviene.
Niente titoli, o parole cui appoggiarsi; solo suoni di una terra dal nome che affascina, forte e libera come la Natura.
Suoni emersi dall’anima di uomini dagli occhi azzurri e freddi, come il ghiaccio da cui sono nati.
Niente ordine o tempo d’orologio, solo melodia pura e libera, affilata e portata dal vento.
Provare per credere.
venerdì, settembre 09, 2005 ![]() Sogno, luce.
Non so se i sogni abbiano una vita loro, o se invece siano una specie di commedia notturna con un unico spettatore.
Non so nemmeno se sia giusto affidare le proprie speranze ad una chimera travestita da agnello, o se invece sia preferibile riderne alla luce dell’alba, per esorcizzarne il veleno.
A volte è così dolce il loro canto, sirene che danzano al suono dei nostri desideri nascosti, cibo regale per un’anima affamata di gioia e di mistero.
Altre invece l’urlo della loro disperazione ci trafigge il cuore, inondando il nostro corpo indifeso col sudore della paura.
Soltanto di una cosa possiamo essere già certi: i sogni nascono, vivono e alla fine, purtroppo o per fortuna, muoiono come muore il mondo, esaurendosi al soffio del Tempo.
Ed è allora che occorre tutta la forza di cui è capace un’anima disillusa ed abbandonata, per scacciare il ricordo illusorio delle loro promesse, per far posto ai sogni della prossima notte.
Perché non dobbiamo dimostrare lealtà ad un sogno moribondo.
La lealtà la dobbiamo solo a noi stessi e alla nostra vita alla luce, ancora alla ricerca di nuovi motivi per andare.
In che direzione poi , in fondo, non ha molta importanza.
giovedì, settembre 08, 2005 ![]() Kill
Sto aspettando che il corpo si svegli e per ingannare il tempo vago in strani territori paludosi.
E trovo allora l’unico modo per liberarsi dal vischio soffocante di un rapporto logoro, divorato al suo interno dal proprio declino naturale, sia quello di ucciderlo. Perché il dolore e la disperazione, per quanto inaudite, scemano prima o poi; il pugnale ci penetra oggi il cuore con la lama della rabbia e dell’incomprensione, ma la sua è una ferita destinata a rimarginarsi in fretta, purificata dal Tempo e dalla lontananza. Alla fine il delitto verrà espiato, ed il perdono nei confronti di se stessi lascerà sopravvivere ancora per un po’ la nostra coscienza, nutrendola con la consapevolezza (o l’illusione?) di quanto sarebbe stata inutile un’ostinazione vestita solo di ricordi.
Sì, credo che a questo sia giunto il momento di pensare con un po’ di calma.
Almeno qualche istante, aspettando che il latte bolla.
martedì, settembre 06, 2005 ![]() Imbarazzo.
Mi capita a volte.
Di sentirmi imbarazzato intendo.
Lo dice pure M.me Nadine, nel suo italiano un po’ arrotato: “come una gallina che ha trovato un coltello”.
E si chiede, appollaiata sul proprio trespolo appena sopra la pozzanghera, a cosa possano adesso servirle adesso queste due piccole parvenze d’ali.
lunedì, settembre 05, 2005
Verso casa
Mi scopro ad osservare nuvole, spiandone le fessure, da cui azzurro il cielo si concede a tratti. Forme che mutano, come creta in movimento, come aria che condensa i pensieri, come anima che ribolle, come impazienza mista a tristezza, candore ed ombra fuse in un libero abbraccio. Forse è solo un segno del tempo, il mio, che inesorabile scivola dietro le spalle, aggrappandosi a bianchi fiocchi di vita. Forse è un modo per coprire una bellezza troppo lucente per essere guardata a lungo. O soltanto un ombrello per proteggersi dalla fastidiosa ed incessante pioggia dei rimpianti.
domenica, settembre 04, 2005 ![]() Bus 64
Sguardi, Razze, Colori, Odori, Voci, Passi, Leoni, Storia, Anima, Dio, Compimento.
Occhi sorridenti.
Al centro.
(Roma 23 Agosto, sera)
P.S.:
Promemoria: non sempre chi dice di conoscere il modo per andare da A a B poi lo fa scegliendo la via più breve.
Ma forse è solo delicatezza.
venerdì, settembre 02, 2005 ![]() In attesa
Sono bastati pochi giorni, intensi e delicati, per fare mia una fetta di questa terra antica. Riconosco ormai le strade ed i sentieri, le curve strette e le buche nascoste, riconosco piante e fiori, luoghi, parole, suoni; so dove sorge il sole e cosa c’è dietro la collina.
La gente mi saluta quando passo, ed io saluto loro con il mio accento strano. Mi chiaman forestiero, ma mi sorridono con la loro eterna cantilena, fatta di terre arse e spine.
Ho comprato amici con un bicchiere di vino nero dal sapore di bosco.
Ho venduto un pezzo del mio cuore per una fortuna, fatta di luce e memoria.
Ho seminato speranze al mio arrivo, ed oggi mentre sto partendo, mieto certezze, con cui impasterò i miei ricordi.
Torno nel mio caos, a rimpiangere silenzio e storia, e a cullare fin d' ora il mio sogno da Odissèo.
(Messina 21 Agosto, sera)
giovedì, settembre 01, 2005 ![]() Ànapo
La strada del Paradiso è aspra e forte, polverosa e difficile da calpestare; specie se ignori che presto ne sarai beato. Sembra una via d’inferno, fatta di pietre abbaglianti e foglie mormoranti per il troppo caldo, di rupi scoscese e paure infantili, di un azzurro che sembra troppo azzurro, di lamenti e debolezze, di agi lontani fatti di rammarico.
La prima volta non la riconosci, colpa dell’ignoranza.
La seconda ti rivela la sua bellezza selvaggia, fatta di cipressi agitati dal vento, di uccelli che veleggiano rincorrendo i loro stessi richiami, di acque che conservano segreti dimenticati, di farfalle variopinte, pipistrelli emersi dal buio, suoni incomprensibili e colmi di attesa, squarci di meraviglia e di desiderio.
La terza volta sarà solo racchiusa in uno scrigno di memoria.
(Sortino 19 Agosto, notte)
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