Della vita e della morte


sabato, luglio 30, 2005

Steps
 
I miei piedi avanzano incerti, trascinando a stento la loro valga indecisione.
Il corridoio scuro ed umido, fatto di odore di pane caldo e polvere di carbone. Cosparso il cammino di tristi ed opache piastrelle blu e rosse, consumate dalla lunga corsa di passi duri e dolorosi.
Le braccia pesanti e contorte, appena aperte, come mozziconi di ali tarpate dal destino.
Caracollo, con la mia felicità, squarciata dal miracolo di una breve sequenza di deboli equilibri, lanciato, lentamente lanciato, assurdamente lanciato verso le tue candide e morbide braccia aperte nell’attesa di un bacio.
Dio, mamma! Tu lo sai ,vero, che per un attimo ho sperato che stesse davvero accadendo?
L’ho visto riflesso nella lacrima che hai abbandonato sulla mia spalla contorta, anche se è stato breve come un lampo lontano.
Ma non temere madre mia, rimarrà il nostro più intimo segreto.
Fino alla fine, quando potremo finalmente raccontarlo senza vergogna.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:01 | commenti (3)


giovedì, luglio 28, 2005

A proposito di
 
Le cose ogni tanto appaiono per quel che sono. Cosa rara certo, ma accade.
Le persone poi quasi sempre ci appaiono per quel che sono, anche se bisogna far loro credere che non si vede ciò che sta dietro.
Perché un attore non può reggere il palco più a lungo di qualche piccolo istante di vana gloria, o se si preferisce di vanagloria.
Si sta parlando di persone vere naturalmente, non di nomi.
Il che comunque non significa necessariamente che il rapporto diretto sia imprescindibile. Solo che ci sono limiti di tempo e di spazio fra noi, da superare. In un modo o nell’altro.
Lentamente, giorno per giorno, settimane o mesi, dilatando il tempo fino a completare il mosaico.
Oppure un po’ più velocemente, allargando il nostro spazio personale fino ad incrociare quello altrui, fermandosi solo quando l’abbraccio diventa una specie di fusione.
 
In ogni caso niente vale come l’osservare il proprio riflesso negli occhi di un amico, registrare nel proprio cuore il movimento delle sue mani, condividere anche solo una goccia di succo d’uva con chiunque faccia dono di uno spicchio di se stesso, con parole, o persino con silenzi debordanti di onesta semplicità.
 
Perché in fondo siamo un po’ tutti Uomini senza Qualità, ma Quanto abbiamo ancora da prendere e, speriamo, anche da restituire!
 
obolo lasciato da padrepaio | 23:12 | commenti (19)


A ritroso
 
Quando è troppo tardi per ricominciare da zero, o il cammino davanti è ancora troppo faticoso; quando la fine della speranza si mostra sempre più vicina, o l’istante di quiete in cui ti sei immerso è comunque troppo breve, e ogni cosa, passando, lascia solo una labile immagine, prima di scomparire.
Mentre il pentimento abbandona nell’anima un’orma grigia ed un’eco in dissolvenza del suo stesso nome.
Mentre dal fondo nascosto del nostro cuore emerge, flebile e silenzioso, solo un vago ricordo di pace.
Allora  si svela, unica e potente, un’insoddisfatta (insoddisfabile?) voglia di Fare.
Anche solo ritorno.
 
“Ho bisogno di tornare indietro amico mio
Non c’è davvero nessun bisogno di chiedere perché.”
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:55 | commenti (19)


martedì, luglio 26, 2005

Tasca 
 
Legami, sostegni, contatti, parole, sorrisi, silenzi, attese, dolori.
Gioie rivelate ed affettuose consonanze.
Tutto incomprensibilmente racchiuso in una piccolissima ed accogliente tasca, foderata di serica malinconia.
 
obolo lasciato da padrepaio | 20:49 | commenti (20)


lunedì, luglio 25, 2005

Un po’ più di oggi
 
Continuo a pensare a domani.
Ogni tanto penso anche a ieri, o a ieri l’altro.
Sempre più di rado penso ad oggi.
E non so se sia giusto o invece abbia più senso farsene un cruccio.
Ma il fatto è che mi sembra sempre più spesso di intravedere uno stretto legame tra il presente ed il giusto modo di condurre la vita.
Perché, al di là di ogni ragionevole dubbio, il solo momento reale è pur sempre quello presente, l’unico nel quale possa avere un qualche senso esistere.
E perderlo di vista, fermandosi a contemplare ciò che ci rimane dietro le spalle, o anche solo a spiare in lontananza, cercando di intravedere la prossima alba, non è in fondo che un’inutile perdita di tempo.
Credo proprio che dovrei allargarlo questo angolo di senso, rubando magari un po’ di spazio in entrambe le direzioni, giusto per potermici accomodare senza sforzo, per farmi un sonnellino all’ombra dei miei doveri, invitare due amici per una pizza, ascoltarmi un po’ di musica, spolverare le pagine di un vecchio libro….
Soprattutto per evitare che ciò che uno è stato venga a scontrarsi con ciò che non è ancora, e probabilmente non sarà neppure domani.
Di questi tempi ho la nausea per tutto ciò che non odora di semplice.
 
obolo lasciato da padrepaio | 20:51 | commenti (17)


sabato, luglio 23, 2005

L’eterno ritorno
 
“Io non sono un figlio del mio tempo, anzi mi riesce difficile non definirmi addirittura suo nemico. Non che io non lo capisca, come tante volte sostengo. Questa è solo una scusa di comodo. Per indolenza, semplicemente, non voglio essere aggressivo o astioso, e perciò dico che una cosa non la capisco quando dovrei dire che la odio o la disprezzo. Ho l’orecchio fine ma faccio il sordo. Mi pare più elegante fingere un difetto che ammettere di aver sentito rumori volgari.”
 
Non so se sia un fatto casuale, o se invece nella vita a volte le cose si sovrappongono (forse lo facciamo noi stessi inconsapevolmente?) per meglio farsi notare.
Fatto sta che l’altro giorno, proprio mentre i telegiornali in edizione straordinaria facevano ripiombare il nostro animo stanco nell’incertezza del domani, le parole scritte molti decenni fa da Joseph Roth scorrevano sotto i miei occhi, sussurrando, con un filo di voce piena di sconforto, il loro messaggio fatto di preannunci.
Forse domani, a freddo, la voglia di moderazione riprenderà il controllo sulla rabbia.
Oggi no; oggi i dubbi sono solo il piedestallo su cui si erge il disprezzo per questa nave fatta di folli con zaini colmi di fatalismo, di retorica e di “oppio” esplosivo.
 
obolo lasciato da padrepaio | 12:55 | commenti (11)


venerdì, luglio 22, 2005

Non vendo, anzi sì.
 
Qualunque cosa Lei dica, non credetele.
E’ assolutamente fuori discussione, non ho intenzione di invadere il mercato con strane offerte.
Anzi se devo proprio essere sincero, i "rumors" dicono sia tutta una manovra ideata dal suo genio vulcanico per far lievitare il valore (peraltro già notevole) del suo blog.
L’esosa!
Però voi capite che non si può non volerle bene lo stesso; anzi di più.
 
Gli affari comunque sono affari, per cui mi vedo costretto a rilanciare a mia volta e a mettere amia volta in vendita il suo blog.
Tenete conto che al mondo esiste ben poco di così prezioso, considerando il valore delle opere che ci sono dentro.
Ok, la base d’asta è fissata a quota 8000.
Portatevi le bombole.
 
L’incanto avrà luogo QUI il giorno 7/8 p.v. con inizio alle ore 14.30
Non si accettano cambiali.
Intervenite numerosi, l'ingresso è libero.
Astenersi perditempo.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:58 | commenti (15)


giovedì, luglio 21, 2005

Ring
 
A me è sempre piaciuta un po’ di durezza nella vita.
Intendiamoci, mica sono strano al punto di andarmi a cercare i guai.
Però gli agi mi spaventano un po’, perché odorano di vecchiaia.
Non so se sia vero, oppure sia solo il frutto di un po’ di supponenza, fatto sta che la vita comoda, quella fatta di pappe pronte e scaricabarile non fa per me. Per lo meno non ancora, dal momento che la mano sul fuoco per il futuro non sono disposto a mettercela. Il che, tra parentesi,  potrebbe essere il primo segnale della resa.
Per ora comunque mi sento ancora disposto a far fatica; insomma la poltrona non fa per me, le preferisco ancora una sedia di legno.
Solo che la durezza è una cosa, la guerra col mondo è un’altra.
Forse perché da qualche tempo mi sto accorgendo di vivere in prossimità di un ring, se non addirittura  sopra di esso, e a me la boxe non piace per niente; proprio non la capisco, anzi forse la capisco troppo ed è per questo che mi sembra così stupida.
Soprattutto non sopporto chi paga per assistervi. ,
E quindi mi continuo a chiedere che senso abbia avere corde al posto delle pareti, sentirsi scandire tutti i giorni la vita da una campana, saltellando di qua e di là come un’idiota, sputando sangue ogni tre minuti, sentendosi urlare nelle orecchie dal primo biscazziere di passaggio che devo continuare a colpire uno che non so neppure chi sia, fino a farlo stramazzare al suolo?
Andate al diavolo tutti quanti, razza di maniaci che amate quando vedete due che si massacrano di botte, anzi più sangue scorre e meglio è!
La vita è fatta di durezza, ma non di dissonanza.
E questa continua corsa alla lotta, col suo rumore assordante, mi sta proprio sfinendo.
Voglio carezze e non pugni.
 
Altrimenti va a finire che m’incazzo davvero e riempio tutti quanti di botte! A chi tocca tocca!
Con durezza, ma anche con armonia, al suono di una ghironda magari.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:00 | commenti (8)


mercoledì, luglio 20, 2005

Brivido
 
Chiudi gli occhi e vedrai te stesso. Solo più giovane, ma con il medesimo brivido che scivola lungo il corpo.
Chiudili e vedrai te stesso, seduto sugli scalini di una chiesa, con amici e basette strane, mentre una musica forte ed ubriaca di vita distilla un succo che si spande nel cuore e nella mente.
Chiudili e rivedrai te stesso nelle sere di un’estate piena di stelle ancora giovani.
Chiudili e rivedrai onde di capelli arruffati da un vento caldo che regala risate e Bonne Esperance.
Chiudili e poi riaprili lento.
Vedrai una sera rimasta intatta, aggrappata alla tua anima gonfia.
Mentre un brivido di gioia e di forza misteriosa ti attraversa la schiena.
Solo un po’ più velocemente.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:57 | commenti (7)


martedì, luglio 19, 2005

Pronti….
 
E’ troppo presto per andarsene via.
Ma è troppo tardi per non pensare al momento in cui accadrà.
Sono giorni di mezzo, in un mondo di mezzo, con un desiderio sospeso tra quiete e frenesia, con incertezza e spinte all’azione, impellenti e vagamente dorate dalla speranza.
I frutti della vita vogliono essere colti al momento giusto, senza fretta e senza ritardi, quando il Tempo decide l’ora.
Ogni fase ha la sua durata, ogni durata la sua fine, ogni fine lascia il posto alla prossima.
E’ presto per partire.
Ma è già ora di pensare a ritornare.
 
Intanto, in buona compagnia, si resiste.
Con l’animo già pronto ad accogliere qualche nuovo istante di pace.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:57 | commenti (10)


lunedì, luglio 18, 2005

Mezzogiorno
 
"Qui il Lambro sembra Pont-Aven.
Solo, seduto su di un sasso bianco, m’incupisco.
Ho le lacrime agli occhi e non so perché.
Stanco, forse.
Bye"
 
E’ solo un SMS in fondo, ma c’è una vita dentro.
Almeno per chi come me ha il privilegio di poterci sbirciare.
In questi malinconici 100 chili di vecchia amicizia.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:57 | commenti (10)


venerdì, luglio 15, 2005

Figli
 
Lo so, è paradossale, ma ho come la sensazione che per un padre sia troppo facile fare figli, ma troppo difficile averne veramente.
Credo che questo sia un privilegio che Dio ha voluto concedere solo ad una madre.
Come spiegarsi altrimenti lo sguardo della piccola madre dai grandi occhi che è apparsa, sullo sfondo di questo pomeriggio assolato, proprio nell’istante in cui si fondeva con quello del suo piccolo pupazzo color caffelatte?
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:57 | commenti (10)


giovedì, luglio 14, 2005

Per M.
 
Accade.
Magari per caso, o forse è abilità, fortuna od esperienza.
Però in ogni modo accade.
Che le parole escano giuste dalla bocca, non una di più, non una di meno di quante siano necessarie ed opportune.
Che i tuoi gesti siano buoni gesti, gli sguardi degni di essere appoggiati ad altri sguardi; che le dita sfiorino con tocco deciso e delicato, se serve decisione o dolcezza.
Che volontà e ragione si sorreggano a vicenda, mentre l’istinto abbraccia il cuore con la propria sicurezza, frutto di una visione chiara ed improvvisa.
Accade.
Quando ognuno può sentire dentro se stesso, almeno per un breve attimo, la musica dell’ universo racchiuso in una lacrima fatta solo di una vaga speranza.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:57 | commenti (4)


mercoledì, luglio 13, 2005

Leggiadro
 
Sono giorni cupi, sono mesi di attesa e di dubbio.
Sono anni di presentimenti, che diventano nubi minacciose.
Sono uomini assurdi, senza logica o ragione.
Sono istinti di morte, sono dèi maledetti, sacerdoti assassini, fedeli accecati dall’impostura.
Denaro, potere, miseria e paura.
 
Sono istanti in cui vorremmo semplicemente galleggiare a braccia allargate, contemplando le nuvole volare lontano, sorretti dal calore di un sentimento dolce, “in un mondo leggiadro”.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:03 | commenti (12)


martedì, luglio 12, 2005

Clair de lune
 
Forse è semplicemente così, come dice il suo bellissimo post
 
“tra le righe di un fatto c'è tutto un pensato non detto”
 
e le immagini che danno vita ai nostri ricordi sono solo un condensato di parole non dette, ma non per questo meno importanti o meno ricche.
La vita è racchiusa in un piccolo seme, la morte in una goccia di veleno; entrambe con la loro infinita gioia ed il loro eterno dolore, condensate in un’immagine vaga che ci portiamo dietro racchiusa in due singoli istanti, così vicini eppure così incommensurabili.
Un sospiro stanco, fatto di sorrisi che nascondono il silenzio che tace la paura, seguito dall’urlo tagliente di un rantolo che annuncia la fine.
Così te ne sei andata, ormai è un’eternità.
In un respiro hai racchiuso tutto.
Nel ricordo di un sospiro ho nascosto la tua immagine.
Oggi l’onda di una musica lontana ne ha scoperto per un attimo la fragile impronta.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:02 | commenti (8)


lunedì, luglio 11, 2005

Dietro
 
Un’amica ha perso un affetto, e mi ha mostrato per un po’ della sua tristezza.
Non era affatto bella, perché la morte rende sempre tutto opaco, anche quando non mostra fino in fondo il suo vero volto, fatto di imperscrutabile nulla.
Perché si sa, non si è mai pronti a nessun dolore, ma a questo, così assurdo eppure così inevitabile, meno che agli altri.
Si può prevederlo, ci si può preparare in anticipo, addirittura posticiparlo, ma non evitare che ci raggiunga. E quando questo accade in chi rimane le lacrime salgono rassegnate a spiare questo assurdo mondo in cui tutto finisce nella mancanza di senso, lasciandosi scivolare dolcemente a lenire le ferite del cuore da cui sgorgano.
Eppure nonostante tutta la tristezza, la rabbia e la rassegnazione, dentro di noi c’è comunque qualcosa che ce lo fa desiderare questo dolore, qualcosa che sembra dare una parvenza di significato a questo mistero fatto di abbandono e di pianto.
Perché alla fine questo strano compagno di viaggio è forse l’unico figlio della nostra vita.
L’unico che rimane con noi fino alla fine, quello che ci ha visto nascere e che ci vedrà finire, quello di cui potremo forse avere terrore, ma che non ci accoltellerà mai alle spalle con la lama dell’ indifferenza.
Quello che nasconde sotto la maschera della malinconia il volto sottile e delicato dell’amore.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:51 | commenti (7)


venerdì, luglio 08, 2005

Show me
 
Solo finte contrizioni, sguardi di oscura impazienza, fiumi di retorica, parole che fanno eco a se  stesse.
Che durano solo lo spazio di un canale svogliatamente cambiato, alla ricerca della prossima strage da sbirciare da lontano.
Fino alla prossima illusione di normalità.
O all’ennesima alzata di spalle, in difesa della stanchezza di un mondo ormai troppo perfetto per riuscire a fiutare ancora l’odore del sangue.
In attesa di un altro scoppio di pazzia, tecnologica o suicida, laica o religiosa, a croce o a mezzaluna, laggiù, da qualche parte nel villaggio.
E purché la tragedia sia in presa diretta naturalmente.
 
obolo lasciato da padrepaio | 21:19 | commenti (3)


giovedì, luglio 07, 2005

Oggi
 
Non occorrono ma, se, per quanto, bisogna, però, allora, noi, loro, ragione, torto, prima chi, dopo di, bla-bla, rumore, vergogna, coraggio o viltà.
Per ora bastano solo un punto di domanda e una lacrima disciolta in una macchia di sangue.
 
obolo lasciato da padrepaio | 20:23 | commenti (9)


mercoledì, luglio 06, 2005

Il sentiero
 
Ecco allora come ci si possa ritrovare da un giorno all’altro con i piedi in aria e il sangue che fluisce pulsando alla testa.
Perché quando si aprono gli occhi e ci si trova improvvisamente col mondo sottosopra, lo sgomento è pressoché totale, mentre l’unica certezza che rimane è solo questa piccola legge di gravità che ci porta a desiderare che questa confusione e questo ribaltamento in cui ci troviamo immersi siano solo un breve sogno.
Così chiudiamo e riapriamo ancora una volta palpebre e cuore, nella speranza che la gioia e la sicurezza di cui ci eravamo impadroniti tornino a sorriderci mentre le ascoltiamo.
Ma poi ci accorgiamo con un po’ di rabbia che il sussurro del presentimento, che ci aveva parlato alle porte del sonno, si è trasformato nell’urlo familiare dell’ansia e dell’incerto, che dominano oggi la nostra casa, portato da questo vento fastidioso che rabbuia l’estate.
 
Non so più ormai cosa sia giusto e cosa no, chi abbia la ragione o il torto, se la lotta sia vera o falsa, giusta o sbagliata, se la fine sia un miraggio o la triste realtà di domani, se sia rimasto un senso o invece l’unica strada rimasta sia questo sentiero di indifferenza, coi suoi sassi dorati da prendere a calci, distrattamente aspettando il prossimo dolce, desiderato e illusorio accordo di vita.
Questa polverosa striscia di malinconia che si inerpica lenta sul crinale di una grigia montagna arsa dal disincanto.
 
obolo lasciato da padrepaio | 23:46 | commenti (4)


martedì, luglio 05, 2005

Musica, musica, musica.
 
Sono momenti rari questi.
Capitano sempre all’improvviso, senza che ci si possa attrezzare per accoglierli degnamente. Ma è forse proprio in questo che ne risiede la bellezza. E’ la gioia del sole che squarcia la nebbia, quell’oscura cappa di ovatta grigia che avvolge l’anima, soffocandola nella penombra della malinconia. E’ la meraviglia di una musica lontana, o il suono dell’acqua che colpisce un fiore socchiuso nella notte, la melodia di un violino mescolato ad un arcobaleno di speranze.
E’ qui che il dubbio lascia spazio alla pace, l’incertezza alla consapevolezza del giusto, la paura al coraggio della semplicità.
Inutile che ti guardi attorno, per cercare la fonte di questa strana armonia che ti pulsa nelle braccia.
Solo tu e Lei; niente altro al di là di voi
Niente vincoli alla tranquillità del cuore; niente nuvole nell’azzurro di questo istante sospeso.
Così breve, eppure così vestito d’ eterno.
 
obolo lasciato da padrepaio | 22:49 | commenti (11)


lunedì, luglio 04, 2005

Per un amico
 
Questo è uno sfogo assolutamente personale; il fatto che io lo metta qui non ha niente a che vedere con voi. O almeno vi riguarda solo in quanto spettatori involontari del mio disagio.
Proprio per questo vi chiedo di scusarmi, soprattutto a te Principessa che non ami il turpiloquio, ma sono due giorni che questa cosa bussa all’interno dei miei denti. Credo di aver capito che voglia in qualche modo uscirsene all’aria aperta e non mi sembra opportuno trattenerla oltre, altrimenti c’è il rischio che si trasformi in qualcosa di peggio della semplice voglia di un piccolo urlo nel vento.
Ripeto, perdonate l’ardire, ma non posso più rimandare.
 
Aurelio sei un pirla!
 
Ecco, tutto a posto adesso.
Scusatemi ancora, ma l’amicizia quando diventa disillusione fa più male dell’indifferenza.
Specialmente se ha passato la quarantina.
L’amicizia intendo.
 
obolo lasciato da padrepaio | 22:49 | commenti (11)


domenica, luglio 03, 2005

Only music
 
Non mi piace che il cinico pontifichi da una soffice poltrona.
Ne’ che col pretesto della critica ad ogni costo si riempiano colonne di giornale e portafogli. E si aprano bocche colme di livore e di miopia intellettuale.
Era solo musica in realtà, a volte scarsa, a volte bellissima, un paio di volte persino da brivido.
Certo bisogna avere orecchio, e un po’ di cuore. O almeno un pezzo di anima ancora libero da preconcetti.
Che a volte sono poi quelli che ci fanno mangiare, o in qualche caso diventare delle piccole star.
Era solo musica in realtà, forse troppo bianca, forse troppo inglese, forse troppo virtuale.
Ma pur sempre musica. E io che nonostante tutto c’ero, alla faccia di chi sostiene il contrario, quando attorno a mezzanotte Gilmour ha iniziato a pennellare acquarelli leggeri con la sua Stratocaster, nonostante la disillusione, nonostante i dubbi, nonostante la stanchezza del cuore, non ho potuto fare altro che alzare il volume a palla e lasciarmi trascinare ancora una volta lontano.
Perché dopo tutto non era solo musica quella, ed io nello specchio mi sono proprio intravisto migliore.
Sentendomi ancora una volta per fortuna “piacevolmente confuso”.
 
obolo lasciato da padrepaio | 17:04 | commenti (17)


venerdì, luglio 01, 2005

Meglio soli
 
Proprio ieri, mentre leggevo qui, mi è capitato di fermarmi a guardarmi passare.
E di chiedermi se valga ancora la pena viaggiare su questo autobus pieno di ladri e farabutti, assassini e borsaioli, biscazzieri e saltimbanchi; pagando persino per l’aria stantia che mi tocca respirare, per un cibo fatto di polimeri, per un lavoro fatto di sguardi torvi, per una vita insomma destinata in partenza a schivare i sotterfugi, gli imbrogli, le regole indecifrabili, le leggi dell’illogico.
Soprattutto costretto a convivere con la disonestà di uomini che hanno imparato a sopravvivere saltando sulle spalle del proprio vicino di posto.
E a meravigliarmi se per un semplice caso fortuito, per qualche breve istante, nessuno ci elegge a vittima sacrificale.
 
Il fatto è che qui l’aria è diventata improvvisamente unta ed irrespirabile ed è ora di pensare seriamente a scendere ad una delle prossime fermate.
Magari per prendere un taxi tutto per me, o chissà, il mio vecchio triciclo, parcheggiato in soffitta una quarantina d’anni fa.
Per continuare, cigolando un po’, fino alla fine della salita.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:57 | commenti (13)




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