Della vita e della morte


giovedì, giugno 30, 2005

Telefono, casa.
 
A me sembra fantastico.
Finché dura naturalmente...

obolo lasciato da padrepaio | 07:56 | commenti (7)


mercoledì, giugno 29, 2005

Verba
 
Alle parole non mi piace più credere; ma d’altra parte non voglio neppure pensare che sia meglio non credere loro. Voglio solo poter continuare ad ascoltarle, perché mi sembra l’unica cosa sensata da fare. Non solo a sentirle, no. Anzi a volte non è nemmeno necessario pronunciarle. Basta solo che un cuore le metta al mondo, perché dall’altra parte ce n’è sempre un altro pronto a raccoglierle.
Come frutti dorati penzolanti da un ramo, come manna benedetta che piove sul silenzio di un’anima. Come cibo insomma. A cui non serve credere o no.
Meglio non chiedersi troppo e godere fino in fondo del sentimento, dalla cui bocca spuntano queste gemme dolci-amare che ci permettono di continuare a credere che valga comunque la pena.
Perché ogni cosa che vive ha  bisogno di nutrimento.
Ed io sono convinto di non essere affatto l’illusione di un sogno; non fino a quando “il mio peso mi sarà leggero” almeno.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:21 | commenti (9)


martedì, giugno 28, 2005

Dove… Quando…
 
Dove sono finiti? E quando è successo?
Avevo ideali, molti e saldi. Avevo forza, incoscienza, speranze ed illusioni, coraggio a spicchi.
Avevo anni dietro, ma soprattutto davanti a me, a perdita d’occhio.
Avevo amici veri e nemici finti.
Avevo genitori vivi, perché in fondo ero nato ricco, senza neppure immaginarlo.
 
Quando è  finito tutto ciò? Dov’è finito soprattutto?
Nessun ideale vero, poca forza e molto, troppo timore; speranze ingrigite con le tempie, disincanto e paure piccole ad ogni sguardo.
Molti anni alle spalle ed in fondo una luce offuscata.
 
Nuovi e vecchi amici, per caso o per scelta loro, forse anche mia.
Oltre loro nessuno veramente accanto, a parte l’affetto di molti.
Per il resto solo la compagnia di me stesso e dei miei sogni un po’ stanchi.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:55 | commenti (15)


domenica, giugno 26, 2005

Fusione

  

Ascoltare parole con un senso non nostro.

Perché è la cosa più difficile al mondo imparare a sentire insieme.

Per farlo occorre prima capire come fare ad appoggiare piano, senza sobbalzi di fretta o frenesia di passione, la ragione ed il giudizio sulle fondamenta di granito di quello strano sentimento che a volte ci sussurra dall’interno del cuore.

Credo lo chiamino empatia.

Ma vorrei poterlo chiamare talvolta col mio stesso nome.

 

obolo lasciato da padrepaio | 21:57 | commenti (8)


venerdì, giugno 24, 2005

Assist

 
Come diceva sempre Bob McAdoo un assist è un assist, e non si può evitare di segnare almeno due punti, anche se Lui non è probabilmente Mike D’Antoni.
In ogni caso:

Libri della mia biblioteca: Molti, ma non abbastanza, comunque non tutti quelli che ci sarebbero stati se non avessi avuto il brutto vizio di non richiederli, una volta prestati. Molti classici, tipo Proust, Mann, Shakespeare, Dostojewskij. Roba “pesante” comunque, a volte anche un po’ soporifera, ma sempre degna di una seconda lettura. Molta filosofia antica, poca medievale, il giusto di moderna, anche contemporanea.
Fantascienza mon amour, poesia a spruzzi, specie italiana, a differenza della prosa quasi tutta straniera, non per scelta ma per preconcetto credo.
Un po’ di Pittura,
I soliti acquisti un po’ ubriachi, tipo “la pipa e i suoi segreti”.
Umanità varia.
I nomi? I titoli? Vanno e vengono, ma sono in parecchi.

L’ultimo libro che ho comprato: “Un uomo che promette bene” di John Dos Passos.

Il libro che sto leggendo ora: “Il lungo ritorno”di Frederik Pohl.
 
Tre libri che consiglio:  “Così parlò Zarathustra”, “Riccardo III”, “Godel Escher e Bach”.

Cinque blogger a cui scarico la palla: GeoWookie, Meta, Lot, Sté
 
Chi vorrei essere se dovessi rinascere: Tex Willer, anzi, meglio ancora, Aquila della Notte.

Augh! 

obolo lasciato da padrepaio | 07:56 | commenti (5)


giovedì, giugno 23, 2005

Ciao
 
Amicizia.
La chiamano felicità, condivisione, rispetto, affetto, attesa, memoria.
Magari è semplicemente un ritrovarsi a sorridere per essere di nuovo immerso nel mondo, quando ascolti la carezza di una voce che ti lancia quattro piccole lettere dipinte di gioia.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:55 | commenti (11)


mercoledì, giugno 22, 2005

Cronaca
 
Questa Città mi spaventa ormai, con la sua grandezza. Non parlo di chilometri o almeno non solo di quelli. Parlo di vuoto, di spazio da colmare, di distanza da chi o da cosa vorremmo accanto. Insomma ormai non posso più frenare la stanchezza, o ignorare la fatica che costa colmare ogni giorno questo spazio; incombe sul mio cuore il peso della vastità, della separazione, dentro e fuori, da ciò cui mi sono sempre aggrappato.
Rivoglio il mio Sabato del Villaggio, fatto di gente che sorride, soddisfatta dei suoi suoni limpidi, amalgamati al vento; rivoglio il profumo di un ramo di gelsomino che incornicia la finestra, la luce d’oro di una vita lenta, i suoi giacigli verdi e un po’ pungenti, a solleticare i piedi.
Non si può vivere di stupri, rapine, guerre, urla, truffe, corpi fatti a pezzi, dentro o fuori non  fa molta differenza.
 
E se questa è solo un’illusione, datemi almeno un deserto infinito in cui far perdere le mie tracce ad un  mondo fatto di bestie selvagge con le fauci spalancate.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:56 | commenti (13)


martedì, giugno 21, 2005

Ore 10,00
 
E’ proprio adesso che qualcuno soffre, e di questo nessuno sa il perché. Perché l’attesa faccia così male, perché la paura aggrotti la fronte e scavi solchi nel cuore; perché la vita insegni cose inutili ma taccia su ciò che è difficile accettare.
E perché io non riesca ancora a trovare niente che valga lo sforzo di un dono, a parte la consapevolezza di questi giorni incerti, fatta solo di voglia di dare un po’ più di bene, magari senza nemmeno sapere quanto me ne rimarrà tra le dita.
Anche se di quest’ultima cosa non penso valga la pena preoccuparsi più di tanto.
  
obolo lasciato da padrepaio | 07:59 | commenti (6)


lunedì, giugno 20, 2005

Sottovoce

 

Lo so, sembra assurdo, ma a me dà fastidio la gente che parla a voce alta, proprio non la sopporto. Specie se non parla con me direttamente.

Sarà perché in fondo provo ribrezzo per chi non mi parla negli occhi  Non ci posso far niente, credo sia una specie di questione di pelle.

Il  fatto è che io sono convinto che per parlare con una persona sia inutile dire più dello stretto necessario; soprattutto il rapporto deve essere esclusivo, la comunicazione deve essere una cosa intima e non è giusto sforzarsi di mettere in  mostra le proprie anime, per sbatterle sotto il naso di chi non può riuscire a capirne fino in fondo la bellezza.

Non lo so, è che non  mi piace rifugiarmi nel mucchio, qualsiasi esso sia. Non riesco più ormai a distinguere le voci che si sovrappongono; mi sento un estraneo in questo mondo fatto di squadre, di gruppi l’un contro l’altro armato. Ho bisogno di silenzio, di sussurri e melodie lente e soffuse. O almeno di bisbigli.

Non comunque di urla, di risate a bocca larga o di rumori

Solo voci basse, sorrisi tenui e musiche dolci.

Almeno per un po’.

Per favore!

 

obolo lasciato da padrepaio | 08:03 | commenti (13)


venerdì, giugno 17, 2005

Corna e bicorna
 
La superstizione è ridicola a volte, altre volte diventa tragica, quando porta a sfiorare il dramma, qualche volta è invece solo patetica.
In ogni caso è una faccenda che non mi ha mai toccato più di tanto.
 
Gatti neri che attraversano la strada? Credo ne sia pieno il mondo, anche perché è ben difficile vivere nove vite sempre dalla stessa parte della carreggiata.
Specchi rotti? “Per fortuna!”, mi ha detto una volta il signor Marco, il cognato di mia cugina; credo faccia il vetraio.
Il mese scorso poi mi è capitato di passare sotto una scala aperta. Ero davanti ad un negozio e stava iniziando a piovere a dirotto; e la pioggia acida sui miei pochi capelli sarebbe stata deleteria.
Una volta mi è persino capitato di rovesciare un vasetto di sale sulla tovaglia di lino, ma credo che in un certo senso sia stata una fortuna: sapete, l’ipertensione e tutto il resto.
Insomma la mia vita non è mai stata influenzata più di tanto da un cappello sul letto, o dal fatto di pranzare con altri dodici allo stesso tavolo.
 
Solo che poi un giorno capita che tua sorella ti accolga con una tazza di caffè amaro e gli occhi pieni di lacrime, che il tuo miglior cliente, noto intenditore di qualsivoglia liquido alcolico, minacci senza motivo di cambiare fornitore (sarebbe meglio forse spacciatore visto il tono), che il tuo secondo miglior cliente ti paghi con un assegno scoperto, che l’ascensore di casa non dia segni di vita, che il tuo pc dia improvvisamente in escandescenze ed il tecnico ti guardi sconsolato dicendoti di farti forza e di stare pronto, perché ogni momento potrebbe essere l’ultimo…
E poi il solito bruciore di stomaco, e l’Inter che vince la sua coppa del nonno, e i cinque  F24 da pagare fra pochi giorni…
Così ti ritrovi a domandarti cosa accidenti succede, se il caso, o una strana congiunzione astrale, o magari…
Poi improvvisamente ti ricordi: stamattina, prima di svegliarti del tutto, mentre rotolavi fuori dalle coperte… è vero, ti sei infilato le scarpe prima dei pantaloni, e tua nonna te lo diceva sempre che porta sfortuna!
 
E meno male che oggi è giovedì 16…
O era ieri?
Ma tanto che importa in fondo?
Io mica ci credo davvero a certe cose!
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:58 | commenti (14)


giovedì, giugno 16, 2005

Desiderio
 
Alcune persone accettano le cose senza fiatare, rassegnate alla convivenza forzata con la propria vita. Vivono in pace con se stesse, anche se spesso mascherano solo la propria infelicità, con una pellicola opaca fatta di stanca rassegnazione.
Non ho niente contro chi lo fa, anzi in un certo senso ne provo invidia e ammirazione, perché non è facile sfuggire alla tentazione del lamento.
Però il mio ideale sono quelle come Lei, che al coraggio di vivere associano i dubbi dell’intelligenza e la ricerca del Senso, quello nascosto dietro le lacrime o i sorrisi, quello che giustificherebbe tutto, una volta svelato.
Ebbene proprio oggi mi sono ritrovato tra le mani un’altra delle sue meravigliose domande, dure come il disincanto, dolci come un raggio di tiepido sole.
“Se continuiamo ad aspettare che passi, quando troveremo il tempo per vivere veramente?”
 
Non ho saputo cosa dire. Forse non c’era niente da dire, almeno così mi è sembrato al momento.
Forse avrei dovuto riconoscere semplicemente il fatto di essere anch’io parte di un’umanità dedita all’insoddisfazione, all’incapacità di accettare i propri limiti.
Però poi mi sono accorto che c’è sempre una risposta, per quanto difficile sia trovarla o accettarla.
E così mi sono ritrovato a pensare al fatto che ogni volta che uno desidera qualcosa, il fatto stesso di desiderare muove il suo mondo, lo trasporta verso un domani, magari fasullo, magari lontano, ma che ha una sua logica, un suo Senso.
 
Ecco, credo che sia il Desiderare quello che fa vivere, quello che muove, quello che nutre il Tempo, e lo fa scorrere.
Il Desiderare oggi per domani, il desiderare che l’ieri sia diverso da ieri, che sia ancora oggi.
Il Desiderare senza complemento oggetto.
Il Desiderare soltanto come verbo.
All’infinito.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:02 | commenti (14)


mercoledì, giugno 15, 2005

Funambolo
 
Più gli altri sono soddisfatti di me e più io mi sento soddisfatto di me stesso.
Almeno fino al momento in cui mi capiterà di perdere ancora l’equilibrio, camminando su questo filo, forse un po’ troppo teso.
Spero soltanto di avere il tempo di accorgermene, prima di finire con l’imbrodarmi di vanagloria, precipitando di sotto a capofitto.
Laggiù, in quello stagno fatto di disillusione, indifferenza, rassegnazione…
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:59 | commenti (20)


martedì, giugno 14, 2005

Chiedete
 
Non chiedere mai niente, finché puoi, ed anche oltre.
Mio padre me lo ha insegnato, ha cercato di farmelo entrare dentro. Senza mai parlare, se non con se stesso, per dirsi di tenere duro, ancora una notte, e quella prossima ancora, tra caldo e silenzio, cani lontani e ubriachi fuori dalla porta, spalancata su una luna velata dalla fatica di vivere.
Erano i suoi occhi ad ordinarlo, come un comandamento inciso nel cuore; il suo, il mio forse.
Non chiedere niente, non implorare soprattutto, non piegare la schiena di fronte al mondo, non abbassare gli occhi, ancora un secondo basterà a farli abbassare a loro….
Non cercare aiuto, non cercare pietà, non darne soprattutto. Aiuto sì, a chi ne ha bisogno, non a chi ne chiede. In silenzio, sempre. Senza dirlo a nessuno, mai.
 
Il fatto è che a volte il mio orgoglio mi chiede che fine hanno fatto quelle parole dette con gli occhi.
E la mia paura mi fa rispondere che è così che funziona la mia vita oggi.
Così per un po’ l’illusione di non essere un semplice epigono gonfia il mio petto, e tende i muscoli della mia anima.
 
Fino a quando un mattino un po’ più grigio, una caduta un po’ più dolorosa, una luna un po’ più velata scoprono il fantasma nascosto dietro lo specchio che mostra il suo sorrido beffardo.
 
Ma d’altra parte almeno a se stesso uno deve ogni tanto confessarlo quanto sia difficile resistere a questa incontenibile voglia di mendicare affetto.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:56 | commenti (14)


lunedì, giugno 13, 2005

Da sotto
 
L’albero non è un albero, se non c’è qualcuno a guardarlo.
Questa piccola frase, apparentemente ovvia, eppure così difficile da capire.
E poi da accettare, una volta capita fino in  fondo. Certo il buon vecchio vescovo Berkeley ce l’ha  messa proprio tutta per convincere se stesso prima degli altri. E dopo di lui quanti altri se ne sono fatti carico?
Perché insomma, è abbastanza duro accettare di essere il centro di un mondo, fosse anche un piccolo mondo sperduto nella testa di un uomo qualunque, che gira in tondo guardando da sotto in su il verde di una piccola foglia sussurrante.
Eppure, a volte, in un attimo di silenzio tra due urla di vita, si ha la fortuna di sentirlo il suo “grazie di lasciarmi esistere”.
E persino di chiedersi se non sia il caso di ringraziarLa noi, per averci donato uno scopo, in questo strano pomeriggio, fatto solo di numeri bassi.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:06 | commenti (12)


venerdì, giugno 10, 2005

Pausa?
 
Ci sono ogni tanto nella vita momenti come questo.
Sono istanti in cui il rumore lontano di giorni fatti di presentimento, si muta improvvisamente nel silenzio della malinconia; un silenzio quasi impossibile da ascoltare senza cedere alla tentazione di una lacrima.
Accade a volte, nonostante l’esperienza, l’abitudine, l’età, i ricordi che dovrebbero fungere da schermo contro l’assalto del vuoto assordante.
Accade, ed ogni volta è la peggiore, perché è la più vicina, la più insopportabile, perché è quella in cui è più forte la spinta a rifugiarsi nell’inerzia della propria anima, nell’abbandono all’onda della tristezza fine a se stessa.
Accade, senza che l’oggetto del nostro rimpianto ne abbia colpa alcuna, proprio perché è solo il senso del “tragico” a dominare ora la scena, con la sua inevitabilità, figlia del tempo o del destino, o magari di entrambi…
Si deve trovare un nuovo sole che riscaldi, un nuovo compagno con cui prendere la via, forse un nuovo albero da accudire e far crescere.
Ma per questo occorre tempo; quello che serve per scordare la gioia di mesi pieni di sorrisi, di immagini, parole, presenza silenziosa; pieni di mani che guidano, sorreggono e rialzano, piccole mani sottili e colorate.
Nell’attesa, intatta, rimane la speranza o l’illusione di un ritorno.
 
Almeno credo che funzioni così…
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:01 | commenti (19)


giovedì, giugno 09, 2005

Segno (e son mesto)
 
Graffa dormiente
Libro volante
Baffo galante
Labbro impotente
Mare ondeggiante
Gabbiano danzante
 
(Grazie a Walter)
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:02 | commenti (11)


mercoledì, giugno 08, 2005

A margine
 
Credo che una pugnalata faccia male comunque, ma nella schiena un po’ più che nel petto.
Che cadere da un auto in corsa sia pericoloso, ma se è il tuo vicino di sedile a spingerti fuori allora c’è anche un po’ di beffa ad aggravare il danno.
E che un cazzotto sul mento sia sempre meno scivoloso di un sorriso sornione.
 
Soprattutto sono certo che una scusa non è un risultato; e che quello che si dice di volere è irrilevante; è il risultato concreto a dimostrare le proprie reali intenzioni.
Amicizie comprese, almeno per sentito dire.
 
Tutto questo a margine, naturalmente.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:57 | commenti (10)


martedì, giugno 07, 2005

Via di qua.
 
Altri cieli, altre stagioni, altri cibi, altre culture; altre case, altre donne, e uomini, altre abitudini, altro lavoro,  altre leggi, altre morali.
Altro bene, forse più grande; altro male, chissà…
Ma sempre la solita, universale, meravigliosa, confortante, voglia di vivere.
O anche solo di sopravvivere.
 
obolo lasciato da padrepaio | 07:57 | commenti (13)


domenica, giugno 05, 2005

Fuori
 
Quello che vorrei provare è un mondo fatto solo di fuori.
Fuori dagli obblighi, fuori dai contorcimenti, magari anche dagli schemi.
Fuori dalle voci che mi rimbalzano dentro e che non mi appartengono più.
Soprattutto fuori da me.
Perché ci sono momenti in cui ci si chiude del tutto dentro se stessi, si sbarrano porte e finestre dell’anima e ci si contempla piangere, sospirando contro il mondo che si è appena cacciato.
E ci si accorge dell’errore solo quando la solitudine prende il comando di questa strana armata, fatta solo di paure e di incomprensioni.
 
In fondo non sarebbe uno stravolgimento totale, si continuerebbe a vivere una vita normale, a soddisfare la fame e la sete, il sonno o il prurito. Solo che si sfoltirebbero un po’ i problemi, almeno quelli dovuti non a veri bisogni, ma solo alla debolezza del nostro egoismo, o alla pretesa di porci comunque al centro del nostro piccolo universo.
Perché l’Universo, quello con la maiuscola, non sono io, ne’ sei tu che leggi, o lui che ci guarda con un po’ di disprezzo, ridendo magari di queste parole senza senso.
L’Universo è invece tutto questo ed altro ancora, anzi tutto il resto, che esiste anche senza me, o te, o lui. L’Universo è il fuori che esiste da solo, l’unico spazio nel quale ha senso esistere realmente.
Lo spazio di chi; lo spazio di cui.
Lo spazio di chi ha bisogno di noi e bussa alla porta della nostra caverna, pregandoci di uscire con lui a fare due passi insieme.
Lo spazio di cui Dio, o chi per lui, ci ha incaricato di occuparci.
 
obolo lasciato da padrepaio | 20:44 | commenti (8)


venerdì, giugno 03, 2005

Quiete
 
Nascosti in una goccia di attesa, i dubbi dell’ombra si illuminano dell’orgoglio di sentirsi amato.
Laggiù, appena intravista fra le inquiete foglie colme di sole, la via della giovinezza si perde nel freddo di una immagine bagnata da una lacrima.
In fondo ora si tratta solo di ascoltare immobili il proprio Destino che parla.
Per le parole in corsa ci sarà altro Tempo.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:05 | commenti (14)


mercoledì, giugno 01, 2005

Blue is the color
 
“La felicità è la musica del cielo”
 
Le sue note hanno il colore degli occhi di una piccola donna mai troppo amata.
Le nuvole a volte ne nascondono il sorriso, mentre un doloroso silenzio ne incrina la melodia.
Poi, improvviso, sorge il vento, che soffiando rigenera gioia e speranze.
Mentre il canto di quest’aria rarefatta riempie di nuovo lo spazio in cui regnava l’assenza.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:04 | commenti (11)




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