Della vita e della morte


venerdì, aprile 29, 2005

Un’altra mano
 
Al gioco della vita si applicano strane regole a volte.
Assomigliano in modo impressionante a quelle di un gioco d’azzardo.
Chi ci gioca, chi partecipa, accetta le regole e non fa domande.
Mette in gioco tutto se stesso per rimanere al tavolo, accompagnandosi  ad ogni genere di bari ed assassini, pur di non perdere una mano.
La prossima sarà quella buona, pensa, e dentro di sé già vede il suo piccolo tris cancellato dalla scala reale del Destino che gli siede di fronte.
Ma dentro di sé, dietro l’illusione e la speranza, dietro i piccoli successi e le grandi cadute c’è sempre un’altra chance che fa capolino, un altro trucco da escogitare per non essere buttato fuori dal gioco….
Perché tutto si riduce in fondo ad un unico, assurdo desiderio.
Quello di potersi compiangere della propria sfortuna, di poter attribuire ad un mazzo di carte la colpa della propria infelicità.
Perché così almeno la mancanza di un senso avrebbe un colpevole, il nostro essere infelici non sarebbe colpa del nostro stesso esistere, e il desiderio insano della perdita e della sconfitta potrà essere ricercato ancora una volta senza rimorso.
 
Purché ci sia ancora il tempo per un’ultima mano.
E una fiche da un milione di ore da gettare su questo tappeto strappato, su cui appoggiamo le braccia un po’ stanche di questa serata solitaria, in compagnia di bari ed assassini.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:09 | commenti (18)


giovedì, aprile 28, 2005

Pensieri
 
Se pensa a ieri il mio cuore
stilla lacrime che vogliono volare lontano.
Se pensa a domani il mio cuore
ha fame di un battito eterno, fatto di melodia.
Se pensa ad oggi il mio cuore
non è che la sua stessa voglia di esser vivo.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:08 | commenti (8)


mercoledì, aprile 27, 2005

Chiocciola
 
"La lentezza è il segreto della felicità."
La felicità non si lascia trasportare, è lei che porta noi. E’ lei che comanda il nostro agire, quando ci tocca. E’ per questo che non riusciamo mai a farla durare a lungo. Non ci vogliamo abbandonare al suo tempo, al suo ritmo. No, noi e la nostra malattia mortale, la superbia che ci fa pensare di essere al centro del mondo, vogliamo che lei si adatti al ritmo assurdo della nostra vita infelice. Non riconosciamo la nostra debolezza, quella che dipinge di nero il sole della nostra vita, abbiamo paura di perdere il nostro potere sul mondo, lasciandoci prendere e governare da un altro al di là di noi stessi.
Ed eccoci così a sbranare con frenesia i brevi attimi della nostra felicità, consumandoli e triturandoli nell’ingranaggio frenetico che ci domina, quello del dolore, quello dell’invidia, quello della nostra vita infelice, che ci trascina in un vortice sempre più incontrollabile.
In questa specie di chiocciola assurda noi  crediamo di catturare la gioia, ma la sua forza è immensamente superiore alla nostra, la forza centrifuga della sua tranquillità aumenta ad ogni giro della spirale, fino a quando è la felicità stessa a decidere che è giunto il momento di abbandonare la noia di questo girare attorno al buco nero della nostra ignoranza.
Se ne va, nel breve buio che accompagna un battito di ciglia, senza nemmeno salutarci.
Non ce lo siamo meritati neppure stavolta il suo sorriso.
“Alla prossima” si limita a sussurrare tra sé.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:11 | commenti (14)


lunedì, aprile 25, 2005

Rainy day, dream away
 
Ieri mi ha chiamato un sogno.
Ed io gli ho prestato ascolto, guardandoci dentro.
Era verde, come l’erba di primavera tagliata dal vento, azzurro, come un cielo improvvisamente liberato dalle nubi, giallo, come il sole che accarezza uno sguardo timoroso.
Mi sono seduto ad ascoltarlo, per una volta senza fretta, senza aspettative, senza ingombranti ricordi.
Solo il suono caldo e dolce di domande discrete e affettuose.
Non credo che arriverà troppo presto il risveglio stavolta.
 
obolo lasciato da padrepaio | 19:01 | commenti (13)


venerdì, aprile 22, 2005

A margine
 
Diciamo che siamo proprio al limite.
Perché io capisco che “gratis” è soltanto un modo di dire, e che è giusto riconoscere che lo spazio che uno ha a disposizione per i suoi deliri val bene una messa.
Però, lo confesso, le barrette a me piacciono sottili.
Tutte; da quelle al cioccolato a quelle virtuali.
Lunghe magari, ma sottili, quasi invisibili.
Non so perché, forse è una fissazione la mia, o forse perché la discrezione per me è molto importante.
Fatto sta che l’affissione del cartello per pubblicizzare telefonate “gratis” o voli su aerei a pedali sopra il  “tetto” di casa mia, non è che mi sia sfuggito, o che non me ne importi nulla.
Diciamo che per ora ho solo deciso di porgere l’altra guancia.
Ma la prossima volta, giuro, prendo i miei quattro stracci e me ne vado da questa casa di furbastri. Forse sarò ingrassato un po’ troppo, ma questi sono affari miei dopotutto!
In ogni caso ho bisogno di tutto lo spazio che mi è rimasto, fino all’ultimo millimetro.
Tutto.
Ohhh!
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:13 | commenti (26)


giovedì, aprile 21, 2005

Ricalco
 
Mio padre sì che era originale.
Non che fosse un tipo eccentrico, tutt’altro. Era il classico uomo tutto d’un pezzo, un pezzo unico oltretutto. In ogni caso, nessuno che l’abbia conosciuto potrebbe dire che ci fosse in lui un grammo di stravaganza.
Però era comunque un uomo originale. Il fatto è che lui la sua vita se l’è scolpita da solo, colpo su colpo, senza copiare nessuno, senza maestri, visto che suo padre se n’era andato quando lui aveva soltanto otto anni e tre fratelli più piccoli da prendere per mano…
Ecco, la sua vita è stata una lotta continua con la materia del mondo, che gli ingombrava la strada e che lui, a forza di pugni e sudore spostava con ferocia da un lato, ogni volta che se la trovava tra i piedi. E tutto senza mai un dubbio, un’incertezza o un tentennamento, con una fiducia assurda nelle proprie forze, nelle proprie opinioni, che per lui erano sempre certezze assolute.
Sapeva sempre dove si trovava, cosa bisognava fare, quale la meta cui mirare, fosse un sogno di grandezza da inseguire o un nemico da odiare.
A suo modo era un vero artista della vita, uno che plasmava la propria esistenza e quella dei suoi sudditi, i suoi figli e sottoposti, quella dei fratelli e dei pochi amici, che lo rispettavano come si può rispettare un re, con un misto di ammirazione, timore e risentimento nascosto dentro i loro occhi, che non riuscivano a reggere i suoi, mai….
 
Di questo non potrò mai vergognarmi: di avere sangue reale nelle vene, sangue di un uomo che era una specie di Dio; un Dio che creava se stesso ad ogni respiro.
 
Di questo non potrò mai smettere di rimproverarmi: di essere condannato a ricalcare nel mio cuore i tratti misteriosi, a volte assolutamente anacronistici della sua anima oscura,  come un bimbo che ricalca un disegno troppo complesso, osservandolo in trasparenza, oscurandolo con un misero foglio di carta velina.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:13 | commenti (15)


mercoledì, aprile 20, 2005

A me gli occhi!
 
Non credo troppo a quelli che dicono che più si avanza con gli anni e più si diventa timorosi.
Si diventa prudenti, questo è certo, soprattutto perché l’esperienza ci spinge ad evitare i rischi. Ma fuggire davanti a loro è un’altra cosa; si impara semplicemente a restarne lontani, almeno quando ci si riesce. E tutto perché dopo anni in cui uno si preoccupa soltanto di difendersi dallo sguardo altrui, nascondendosi in se stesso, dopo essersi collocato al centro del proprio mondo, o rifugiandosi nell’ombra dei genitori, degli amici, o dei figli fuggendo dai tentacoli del mondo…ecco, dopo tutta questa fatica, a un certo punto ci si accorge che il vero problema è solo la paura di non riuscire a sostenere il nostro stesso sguardo. Qui sta il terrore da cui fuggiamo senza ammetterlo.
Allora, giorno dopo giorno, iniziamo a comprendere che in fondo colui che ci sta di fronte non è che un altro come noi. Certo, a volte non ne sappiamo niente, ma se è per questo neppure lui sa molto di noi; e in ogni caso perché mai tutto ciò dovrebbe costituire un problema a priori?
 
Si ha sempre paura del dolore, della malattia, persino della morte. E in generale di tutto ciò che ci può franare addosso dalla cima del mondo. Ma alla fine ci si accorge che non ha più nessuna importanza ciò che gli uomini o le donne possono scorgere nei nostri occhi, incrociandoli.
 
Da qualche giorno mi capita di ripensare ad un piccolo fatto che mi è accaduto tempo fa.
Un bambino, avrà avuto 5 o 6 anni, mi osservava da un po’ mentre me ne stavo accovacciato sulla mia strana poltrona un po’ fuori moda.
Dopo aver bisbigliato qualche cosa alla madre, indicandomi con la mano, piccola e paffuta, ha lanciato la sua palla multicolore verso di me, fissandomi negli occhi, con l’intensità di cui solo certi bambini sono capaci.
Era così serio prima di aver visto la mia lingua un po’ rugosa spuntarmi dalle labbra…
Dopo è stato solo un intenso scambio di sberleffi, mentre lo sguardo un po’ serioso della madre cessava improvvisamente di essere un problema.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:14 | commenti (9)


martedì, aprile 19, 2005

Resti 
 
Dietro il ricordo, come in trasparenza, il sentimento.
 
obolo lasciato da padrepaio | 12:37 | commenti (9)


lunedì, aprile 18, 2005

Goccia
 
Non voglio essere un sasso scagliato in uno stagno, condannato da un Dio qualunque a sopravvivere solo il tempo necessario al fango, nascosto tra le erbe del fondo, di inghiottirlo con la sua gelida ombra.
 
Voglio soltanto essere una piccola, scintillante goccia di pioggia che cade leggera nell’oceano del mondo, fondendosi nell’abbraccio con milioni di liquide sorelle, che si offrono di accompagnarla nella sua breve e forse, a volte, un po’ intricata scampagnata.
 
obolo lasciato da padrepaio | 12:53 | commenti (15)


sabato, aprile 16, 2005

Notte storta
 
Notte storta.
Notte di stanchezza non rimossa, di giacigli troppo caldi, di piedi accavallati, di lenzuola ruvide, di cuscini sprimacciati invano.
Notte storta.
La mente freme, turbinando attorno alla tristezza inconsapevole del cuore, affaticato da un tempo troppo veloce che lo insegue.
Notte storta.
Dal volto fatto di vetri bui e fragili, dalla paura che l’alba non arrivi presto, forse non più.
 
Notte storta.
Nel ricordo già un po’ sbiadito da questo tiepido raggio color primula.
 
obolo lasciato da padrepaio | 14:16 | commenti (15)


venerdì, aprile 15, 2005

Campane
 
“Far away across the field the tolling of the iron bell calls the faithfull to their knees to hear the softly spoken magic spells.”
 
Le campane fanno parte di me.
Io amo il loro suono, perché ne conosco la lingua.
Riconosco le loro sono parole; non sono semplici suoni. A chi le sa capire esse  raccontano tutto della vita. Chi invece non le ascolta, ma si limita a sentirle, non può nemmeno riconoscerne la bellezza.
Chi ci ha passato una vita insieme ha imparato a distinguerle, le loro parole, una ad una. Ne capisce il tono, l’umore, persino ne avverte il disagio. Le riconosce tra mille, sa se sono vicine o lontane, se il vento le combatte o se è loro alleato.
Chi le ascolta non riesce a non amarle.
Le mie sono belle, maestose a volte, a volte prudenti e delicate, gioiose o tristi, profonde, allegre o malinconiche.
Parlano di nascita, di festa, di pietà, di unione e separazione, di vita e di morte. Non con parole vuote, non con falsi sorrisi, o lacrime a comando.
Semplicemente col battito del loro cuore di bronzo. Parlano con il loro rombo, alternato all’eco silenziosa che lo accompagna.
 
Stamattina una di esse mi ha chiamato, sfiorando delicatamente il mio cuscino. Ho riconosciuto subito il suo sguardo malinconico. Mi ha sussurrato un nome, ma io avevo già capito; mi è bastato sentirla bussare, con il timbro lento e solenne dell’agonia.
 
Mario è un bravo ragazzo in fondo, ed era così  stanco di soffrire per la sua piccola mamma dalla faccia da bambina.
Ora potrà finalmente cercare di consumare i quindici lunghissimi anni di sorrisi che lo stavano aspettando con la loro infinita pazienza.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:17 | commenti (11)


giovedì, aprile 14, 2005

Poliglotta
 
A.A.A.
Traduttore di sentimenti offresi.
Comprovata esperienza pluri-decennale.
Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco, Latinorum, Russo, Cinese, Swaili.
Portoghese no, mi fa dormire.
Diplomato in linguaggio del corpo e del cuore.
Disposto anche lavorare gratis.
Bendisposto anche coi perditempo.
 
Lasciate un messaggio, lo tradurremo e vi richiameremo appena possibile.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:14 | commenti (20)


mercoledì, aprile 13, 2005

Quanto?
 
Ci sono domande sulla vita, sulla nostra intendo, cui si può rispondere con facilità; che ne so…. ecco, per esempio: “Sei certo di esser vivo?”
Altre risposte sono un po’ meno facili da dare, ma con un piccolo sforzo ci si può arrivare: “Ne vale la pena?”
Solo che poi le cose si complicano; e allora ci si deve fermare per qualche minuto, per trovare la via giusta da seguire: “In che modo equilibrarla, questa vita?”
E, sempre più difficile: “Meglio qui o là, meglio rincorrere i problemi ed abbatterli a testate dopo averli raggiunti, o lasciarci semplicemente attraversare da essi,  senza degnarli di troppi sguardi?”
 
Infine la domanda a cui non riesci mai a rispondere, almeno così è stato finora; e oltretutto siamo in ritardo, anzi a dire il vero sta quasi per arrivare il momento della decelerazione. Forse è addirittura già iniziato…
 
“Con cosa devo misurarla questa vita? Quale metro applicarle?”
“Quale la forza con cui muoversi nelle sue onde, che peso darle, in che verso dirigerla?”
“Quanto grande é lo spazio che siamo disposti a concederle? Quale la lunghezza che potremo strapparle?”
 
O magari, anche solo un po’ prosaicamente: “Ha un prezzo che possa valere la pena considerare accessibile?”
Ma a questa non era già stata data una risposta?
  
obolo lasciato da padrepaio | 08:14 | commenti (6)


lunedì, aprile 11, 2005

A volte
 
A volte non ha molto senso opporsi. A volte è meglio restare fermi per un po’, e usare le proprie forze per arginare il mondo che ti vuole investire. A volte si deve accettare la malinconia, come parte della vita, come oscillazione del pendolo, come punto di ripartenza. A volte senti di potercela fare ancora a resistere al tempo che scorre un po’ meno lentamente del dovuto, verso la sera. A volte ti aggrappi al ricordo di una piccola gioia lontana, aspettando un nuovo dono dal destino.
A volte ti sembra di essere solo un po’ più stanco. Forse un po’ troppo.
A volte pensi di essere solo. Ma è solo questione di rumori di fondo.
Basta sedersi e aspettare. Credere e sperare.
 
A volte è sufficiente accompagnarsi a una briciola di illusione.
 
obolo lasciato da padrepaio | 21:15 | commenti (20)


domenica, aprile 10, 2005

Faraway, so close!
 
Ascoltando i colpi soffusi del sangue che pulsa, libero e forte del suo essere inconsapevole, mentre il sogno indolente cede il passo alla voglia dell’incontro con un sorriso, aperto ma spruzzato di mistero. Ancora qualche attimo di attesa contratta.
Fuori , al di là del buio, un merlo, riapparso d’improvviso, fischia e schiocca, per rischiarare la notte che indugia.
Così vicino.
Così lontano.
 
obolo lasciato da padrepaio | 22:19 | commenti (9)


venerdì, aprile 08, 2005

Do ut des
 
In fondo non è altro che una specie di equilibrio tra il dare ed l’avere quello che vorremmo. Perché ognuno di noi, se osserva attentamente, può già facilmente vederli i propri debiti.
Almeno io li vedo, li sento, li tocco a volte; hanno  nomi familiari e tristi, quelli di mio padre, di mia madre, anche di mio nonno; e quelli di tutti coloro che mi sono stati ed oggi mi sono amici, persino quelli dei miei nemici, ammesso che io ne abbia di veri e non solo di immaginari. Tutti si sono lasciati prendere qualcosa da me, addirittura spesso me l’hanno regalato.
Ecco, a mia volta vorrei che qualcuno si lasciasse cogliere da me con le mani  nel sacco, mentre di nascosto cerca di sottrarmi un piccolo gesto, un lungo momento di amore, o anche un secolo di disaccordo. Anzi sarei disposto a donarli loro io stesso, a piene mani.
Chissà, forse così riuscirei finalmente a scrivere qualcosa, col mio bellissimo inchiostro viola, anche nella colonna di destra di questo accidenti di libro mastro, su cui spicca il mio nome scritto a mano.
Matita e gomma sono ormai ridotte al lumicino e fra un po’ sarò costretto a chiudere i conti.
 
O almeno, che qualcuno mi sappia indicare una cartoleria aperta 24 ore su 24.
 
obolo lasciato da padrepaio | 12:41 | commenti (14)


giovedì, aprile 07, 2005

Alta pressione
 
“La parola metafora significa trasportare qualcosa da un posto all’altro…e si usa quando si vuole descrivere qualcosa con una parola che in realtà indica qualcos’altro. Questo significa che la parola metafora è una metafora.” (M. Haddon)
 
Oggi mi sento una specie di pentola a pressione con la valvola otturata.
In realtà non so se possa essere considerata una cosa pericolosa; e comunque dovrebbe essercene un’altra di riserva, nascosta da qualche parte, per sicurezza intendo, anche se, adesso che ci penso bene, non la noto da un po’…
Forse si è stancata di aspettare il suo turno, e mi ha mollato così, senza dire una parola.
 
Solo che a questo punto credo sia giunto il momento di chiedere a qualcuno la gentilezza di spegnere la fiamma accesa qui sotto, o per lo meno di abbassarla un po’; così, giusto per essere prudenti.
Anche perché non sarei sinceramente in grado di dire con esattezza cosa stia bollendo in pentola in questo momento.
 
So soltanto che sento il mio cuore strizzato dalla nostalgia per il mio vecchio fischio rassicurante.
 
obolo lasciato da padrepaio | 12:52 | commenti (18)


martedì, aprile 05, 2005

Novità
 
Un suono, una voce, una parola.
Qualcosa che faccia da scudo alle frecce infuocate di questo silenzio che assorda i miei pensieri stanchi.
O un dolore abbastanza forte da imbalsamare questi lunghi istanti  smarriti.
Perché almeno avrebbe un senso la sofferenza.
Sarebbe lì, dura, cruda, implacabile.
Reale nel suo essere effetto e causa.
La potrei combattere, forse soccombere, forse vincere.
Certamente impiegherei il mio breve tempo per uno scopo.
Non vegeterei nell’attesa di me stesso.
 
obolo lasciato da padrepaio | 12:47 | commenti (20)


lunedì, aprile 04, 2005

Bagaglio
 
Ognuno nasce con accanto il suo bagaglio di preoccupazioni.
Nel senso che fin dal momento in cui smettiamo di essere i parassiti di nostra madre è il peso dei nostri problemi e delle nostre difficoltà quello che regola la nostra vita. E allora urliamo e strepitiamo, nella migliore delle ipotesi sorridiamo, quando la fame o la sete ci abbandonano e il mondo non lo sentiamo poi così terribile; fino al momento del prossimo languore.
Una volta cresciuti, adolescenti, adulti, vecchi, se Dio o il Caso ci concedono il privilegio di diventarlo, viviamo sempre accompagnati dal fastidio e dalla necessità; quella di vivere  la vita per quello che in fondo è, una specie di rincorsa inutile del tempo, una mano tesa che sfugge ogni volta che cerchi di afferrarla, un gioco di incastri di cui non riusciamo mai a cogliere l’immagine intera.
Ma anche in questo scorrere lento di giorni ed anni, conserviamo intatto il peso di questo carico adagiato sul nostro cuore, all’interno del quale la vita e i suoi problemi ruotano e mutano ad ogni istante, aggrovigliandosi sempre più nella loro stessa incomprensibilità.
 
Le cose ci appaiono con gli anni sempre più maledettamente complicate.
Anche ciò che prima ci appariva semplice e certo, si ricopre di una patina di dubbio, e a nulla può valere un’esistenza fatta di esperienza, se l’unico suo risultato non è la chiarezza ma la confusione, se al posto di certezze l’età porta solo domande senza risposta.
 
Perché ciò che ieri era certo ed importante, oggi ci sembra così ostile ed irto di difficoltà?
Non c’è risposta, ancora.
Anche se quasi ogni giorno ci accade di guardare alla vita e al suo incedere misterioso, che ci appare come un distacco ineluttabile dalla verità, mascherato con un abito di sapienza.
Anche se ogni giorno cerchiamo invano di illuminare questo nascondiglio, in cui ci ritiriamo per sfuggire al volto di questa terribile Medusa, a questa Forza abbagliante.
 
Quella che ci è servita per venire al mondo.
Quella che ci servirà, quando il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, la povertà e la ricchezza, la salute e la malattia, l’ieri e il domani non avranno più nessuna importanza.
 
Quando non esisteranno più preoccupazioni, ma soltanto quiete e silenzio.
 
obolo lasciato da padrepaio | 12:41 | commenti (10)


sabato, aprile 02, 2005

A futura memoria
 
Spegnete tutto, abbassate le tende, togliete la corrente.
 
Solo una sedia qui sulla destra.
Sul foglio, lì in fondo al letto, troverete i nomi di coloro che potranno entrare a salutarmi.
Gli altri che vadano pure al bar, a farsi un cicchetto alla mia salute.
Solo, non fateli urlare per favore.
Non vorrei risvegliarmi prima del tempo.
 
Amen
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:12 | commenti (5)


venerdì, aprile 01, 2005

Da paura
 
Stamattina di buonora mi sono svegliato al suono di un rimprovero. Era mia sorella che mi dava dell’incosciente, aggiungendo che prima o poi rimarrò di sicuro fregato.
In realtà non è che io sia particolarmente coraggioso, figuriamoci l’incoscienza.
Anzi, ci sono cose che mi fanno proprio paura. Non credo, per esempio, che riuscirei mai a fare del bungee jumping, ne’ a trovarmi chiuso in un sottomarino, o a tuffarmi da un trampolino, visto che nemmeno so nuotare.
Però forse è vero, a volte non sono molto prudente.
Mi piace andare forte in macchina, sempre che non sia io a guidare.
E muoio dalla voglia di un viaggio in mongolfiera; anzi a dire il vero una volta avevo pure organizzato tutto in questo senso. Solo che, giusto un paio di giorni prima, il tizio ha pensato bene di aggrovigliarsi nei pressi di un traliccio e ho dovuto rimandare…
C’è comunque una cosa che mi sento spesso rinfacciare: non mi piace chiudere a chiave la porta di casa, la sera.
Anzi, ad essere sincero, per quanto mi riguarda, le serrature dovrebbero potersi usare solo dall’esterno.
 
Il fatto è che più ci penso e più mi convinco che uno è veramente solo soltanto quando decide di chiudersi dentro. In tutti i sensi naturalmente.
E a me la solitudine fa veramente paura, altro che coraggio.
Anche perché se per ipotesi qualcuno decidesse di rubarmi qualcosa, fosse pure la mia povera anima addormentata, non credo si fermerebbe di fronte ad un pezzo di legno levigato.
 
Ad ogni buon conto, o se si vuole a scanso di equivoci,  proprio perché ci tengo a non passare per incosciente, voglio precisare che accanto al comodino ho sempre pronto il  mio fidato asciugamano di robinia, fresco di bucato.
Nel caso mi capitasse di commuovermi, rendendomi improvvisamente conto che la mia innata fiducia nel prossimo è soltanto frutto della mia ancor tenera età.
 
Buonanotte a tutti e sogni d’oro.
 
obolo lasciato da padrepaio | 08:14 | commenti (11)




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