| Della vita e della morte |
| domenica, gennaio 30, 2005 ![]() Sirena A volte si pensa che la noia sia una specie di malattia dell’anima da cui bisogna stare lontani, per scansare il pericolo del contagio. E forse talora, o per qualcuno, è probabile che sia così. A me invece la noia in un certo senso dà sicurezza, perché se la osservo attentamente credo di riconoscere nei suoi tratti qualcosa di familiare. Anzi, mi viene quasi da dire che io e lei siamo parenti, magari non proprio fratelli, fratellastri diciamo. Ma c’è pur sempre un legame tra di noi. Perché lei non credo possa fare a meno di me e della mia tristezza per sopravvivere; non è mai stata molto brava a procurarsi il necessario da sola, ha sempre bisogno di un cassetto in cui rintanarsi mentre aspetta il momento buono per farsi sentire, e questa suo strano rifugio lo può trovare solo nel cuore di suo fratello. Però, in fondo, neppure io riesco a fare a meno di lei e dei suoi sbadigli. In realtà ho da tempo imparato a considerarla come una specie di compagna di viaggio silenziosa, che a volte quando intorno c’è un po’ di silenzio ti sussurra all’orecchio parole un po’ malinconiche forse, ma sempre suadenti, avvolgenti, quasi affettuose da un certo punto di vista. Parole che ti spingono all’azione, ti aiutano a conoscere il buio del tuo cuore dal quale è necessario che tu ti allontani prima che sia troppo tardi. Ecco, credo che in fondo lei sia una specie di lampada d’emergenza, una di quelle che si accendono quando c’è un calo di tensione, o quando, per qualche strano motivo, la luce del giorno non è più sufficiente a rischiarare la strada. Ecco il suo sussurro allora, e se riesci ad udirlo, lei ti indicherà il prossimo passo, o almeno ti spingerà a farne uno di passo, uno qualsiasi, purché tu lo faccia. Mi piace, anzi mi rassicura pensare di essere il fratello maggiore di questa specie di strana sirena che si accende prima che sia troppo tardi, e che, io l’ho capito da molto tempo ormai, non bisogna aver troppa fretta di spegnere. Basta semplicemente avere sottomano un paio di tappi di cera, o comunque rimanere nelle vicinanze dell’interruttore generale.
sabato, gennaio 29, 2005 ![]() Memoria Ringraziando Lei per avermi dato l’occasione di leggere, in questi giorni votati al ricordo, queste poche ma emblematiche parole. “….Ti ricordi di una sera a Cracovia, quando andammo a visitare la bellissima sinagoga e poi il piccolo cimitero ebraico. Ci aprì un custode anziano, aspettò che finissimo la visita e ci chiese se fossimo ebrei. Gli dicemmo di no, e allora volle dire con veemenza: ‘nemmeno io, eh. Sono cattolico’. Poi andammo a visitare, lì vicino, l’ospizio di stato per anziani ebrei. Era la loro ora di cena, ci fermammo alla loro tavola. Uno mi chiese, senza tirare su il viso piatto: ‘Sei ebreo?’. ‘No’, risposi. Stettero zitti per un po’. Poi, sempre senza alzare la testa, quello disse: ‘Fai bene a dire di no’.” (da A. Sofri – Piccola posta – Sellerio editore) venerdì, gennaio 28, 2005 ![]() Colpevole Io mica lo sapevo che il non capire come va il mondo fosse una colpa. Altrimenti credetemi, mi sarei sforzato, avrei studiato, mi sarei comunque documentato; magari avrei addirittura patteggiato. In ogni caso se me l’avessero detto prima, adesso non sarei comunque qui a scontare quest’assurda condanna. All’ergastolo di questa vita.
giovedì, gennaio 27, 2005 ![]() Uno e mille A volte mi capita di sentirmi solo, e questo credo sia un sentimento normalissimo, Però è strano che a me capiti proprio mentre mi immergo nel ricordo dei mille volti davanti a cui sono passati i miei occhi. In questi momenti mi assale improvvisa la consapevolezza di quanto sia impalpabile il passato, o meglio la sua attuale presenza. Non sono neanche sicuro che questo volto, o quest’altro, questa vecchia faccia così familiare, o questo sconosciuto che mi si è impresso nella mente e non se ne vuole andare, siano anche lontanamente esistiti, o non siano piuttosto una semplice invenzione di un’anima stanca di vertigini inaspettate, o della sua speranza disillusa che cessi finalmente questo continuo distacco dalle persone amate, che continuamente lo abbandonano senza apparente ragione…. Io comunque credo di essere un po’ affezionato a questo strano gioco di identikit in continua evoluzione. Perché in fondo gli anni mi hanno insegnato a conviverci con queste presenze un po’ assenti, visto che la solitudine non è altro che il momento che precede il prossimo incontro; e che bisogna riconoscere che solo lei ti può fare apprezzare completamente la dolcezza del prossimo ricordo. E alla fine mi ripeto che è meglio soli allora, anche se solo per un breve attimo travestito d’eternità. mercoledì, gennaio 26, 2005 ![]() Recita Insomma! La vogliamo piantare o no di fare tutto ‘sto rumore? Cosa avete da continuare a lamentarvi, a criticare continuamente tutto e tutti? E questo è uno che parla bene ma razzola male, e lei è meglio di lui, e quando c’era lei caro lui, e ben venga la zuppa ma che non sia pan bagnato… Come se si trattasse di Massimi Sistemi, come se le nuvole non fossero aria e acqua da contemplare ma pietre da scagliare, come se un libro non fosse sempre e comunque meno vuoto del ventre di un bimbo che muore di fame, o un bicchiere di birra fosse altrettanto desiderabile di un calice di vinsanto. Però, in fondo, si può stare tranquilli. Forse tutto questo urlare alla luna è solo dovuto al fatto che, anche se pochi se ne sono accorti, Carnevale è ormai alle porte; ed ognuno di noi sta soltanto scegliendo la maschera che più gli si adatta per la prossima recita scolastica. Attenti comunque a non esagerare, perché la risata di un bambino annoiato sarebbe comunque sufficiente a seppellirci tutti! martedì, gennaio 25, 2005 ![]() Riposino Non è che io sia stanco della Vita. Anzi a dire la verità più passa il tempo e più io mi ci affeziono a lei. E’ che a volte capita che la Vita diventi un po’ pesante. Forse sarebbe sufficiente un po’ di riposo, una pausa insomma. Per tutti e due, perché è pur vero che anch’io a volte sono un po’ stancante per chi mi sta accanto. Ormai la conosco bene, conosco i suoi sguardi compassionevoli e i suoi silenzi, come lei conosce i miei dubbi e le mie manie. D’altra parte noi non ci siamo mica scelti; diciamo piuttosto che è colpa dei nostri genitori se siamo arrivati a questo punto, o magari non è stata neppure una colpa, ma una specie di scelta. O anche semplicemente un caso. Ad ogni buon conto, io e la mia Vita andiamo quasi sempre d’amore e d’accordo, ed io credo di non volerla cambiare con nessun altra, ne’ di poterne fare in ogni caso a meno. Sono solamente un po’ stanco, ma credo che mi sarebbe sufficiente un po’ di riposo. Purché non si tratti di una cosa definitiva, o addirittura eterna. Perché se c’è una cosa che non ho mai potuto soffrire sono i Requiem. Mi mettono tristezza.
lunedì, gennaio 24, 2005 ![]() Pieno e vuoto In un certo senso è come se la vita non fosse che un continuo alternarsi di pieno e vuoto. Almeno nel senso che ogni più piccolo gesto non è altro che un movimento, o meglio uno scambio di posto tra un pieno che occupa uno spazio vuoto ed un vuoto che va ad occuparne il posto lasciato libero, anche se così facendo lascia a sua volta un vuoto da occupare da parte di un altro pieno che si sposta. E così la continua rincorsa a riempire il mondo non può avere termine, perché questo è il nostro destino, quello che dà un senso al nostro agire, persino al nostro stesso esistere. Ma se le cose stanno veramente in questi termini è solo l’immobilità quella di cui bisogna avere realmente paura, perché immobile è il vuoto che sovrasta, immobile è la fine della vita, immobile è in nero della morte. E allora a volte uno pensa a se stesso, si ascolta, tocca picchiettando leggermente la pellicola di carne che lo avvolge e si accorge di essere in realtà “una parola che aderisce alla caverna che si trova dentro il suo cuore, un vuoto che cresce ad ogni istante” ; e per un attimo almeno questa implosione dell’autocoscienza gli preannuncia il suo approdo finale. E questo è il momento in cui si avverte come insostenibile, ma nello stesso tempo anche come inutile l’esistere di questa grande ed effimera bolla di sapone che racchiude il nostro cuore ormai stanco. E ci si chiede allora se farà mai in tempo a sorgere quella strana luna piena che dovrà occuparne il posto; magari chissà, già domani, dopo il tramonto.
sabato, gennaio 22, 2005 ![]() Apparenze “un grande quadrato è senza angoli una grande nota risuona raramente una grande immagine è senza forma una grande retta sembra curva la grande eloquenza sembra balba” (lao tzu) Anche se, a dire il vero, è ancora difficile per me stabilire cosa sia veramente (una) balba
venerdì, gennaio 21, 2005 ![]() Occhi/ali Non esistono più ormai verità assolute; o comunque io non credo di essere più in grado di vederne, con la vista che mi ritrovo. Forse un tempo i miei dieci decimi di lucida inconsapevolezza mi facevano vedere il sì ed il no proprio come sì e no, mai comunque come forse. Oggi invece le cose lontane restano avvolte nella nebbia del tempo, passato o di là da venire poco importa; e quelle vicine appaiono sempre un po’ troppo vicine, e allora per guardarle le devo allontanare un po’, altrimenti l’unica cosa che riesco a distinguere con certezza sono i miei occhi incrociati, che spingono un po’ più in là ciò che non riescono ad afferrare con mano ferma. Ed allora ogni volta ecco che le cose appaiono diverse, proprio perché diversa è la mia distanza da loro; ed ogni prospettiva mi costringe a vedere la medesima realtà da punti di vista diversi, per cui avverto come veramente importante solo l’obbligo di elaborare tutte queste immagini, simili e diverse ad un tempo, prima di poter aprire la porta ad un giudizio. Non posso, davvero non riesco più a raccogliere la forza necessaria ad urlare semplicemente un sì o un no, perché ogni briciola di energia mi occorre per cercare prima l’equilibrio tra di loro. Non per esibizionismo, ma per pura e semplice prudenza; perché ad una certa età cadere può essere addirittura fatale, mentre a me per fortuna è rimasto pur sempre un certo gusto per la vita. Nonostante tutto, nonostante i dubbi e le amarezze, le illusioni incrinate, il disincanto dell’esperienza e la paura di volare. Con l’unica contropartita di un contratto a vita con un buon oculista dell’anima, che risolva volta per volta questo strano problema di messa a fuoco.
giovedì, gennaio 20, 2005 ![]() Ah, Ah…. E’ strano, a volte ci sono delle cose che si fanno notare per la loro assenza. Per lo più si tratta di cose insulse, e comunque si riesce a farne a meno con un po’ di allenamento. Solo che ogni tanto il loro ricordo si fa improvvisamente ingombrante, ed allora è proprio il fatto di non vederle da un bel pezzo ti lascia come un senso di incompletezza, l’amaro di un sapore il cui unico rimasuglio è una vaga sensazione di antica felicità che ti è rimasta nel cuore. Ecco, è proprio questa una di quelle volte in cui non mi ricordo più dove diavolo l’ho messa quella vecchia e grassa risata che ogni tanto mi veniva a trovare senza neanche bussare. Non sto parlando di mezzi sorrisi, o di risa contenute e più o meno intellettuali. Sto parlando di risate a bocca spalancata, di quelle che fan venire le lacrime agli occhi, e male alla bocca dello stomaco magari, quelle che durano un’eternità senza pause, neanche per respirare, quelle che arroventano il viso, che fanno battere il palmo sul tavolo, e mandano la saliva di traverso; quelle irrefrenabili, entusiasmanti, stupide a volte, altre addirittura inutili, ma sempre e comunque meravigliose ed indimenticabili risate. E di cui rimane ormai solo un’eco un po’ confusa, ed una a volte insopportabile nostalgia. Se qualcuno per caso ne avesse notizia, gli spiacerebbe farmelo sapere? L’indirizzo e-mail è in cima ai miei link. Magari potremmo anche fare a metà…
martedì, gennaio 18, 2005 ![]() Sgonfio Pfffff… Accidenti, giorno di tagliando domani. Speriamo non ci siano buchi nascosti. Pffffff…. Speriamo!
![]() Solo cane Quanto tempo potrà mai valere la vita di un piccolo cane? Forse quello di una telefonata per dire: “mi scusi, farò un po’ tardi!”, o quello di una veloce retromarcia accompagnata da uno sbuffo di fastidio, tra lo sguardo indifferente di pochi pendolari assonnati e infreddoliti. O magari quello del gesto vagamente pietoso di uno sconosciuto autista, che libera dal fastidio di una pur breve gimcana i passeggeri colmi solo della propria fretta, a stento incanalata in questo stretto corridoio di gelido asfalto. O forse soltanto quello che occorre ad asciugare gli occhi pieni di lacrime di questo povero vecchio incurvato dalla sua improvvisa solitudine. Ma d’altra parte anche il chiedersi certe cose è probabilmente soltanto una inutile perdita di tempo.
lunedì, gennaio 17, 2005 ![]() Convincente C’è sempre qualcuno che vuole convincerti di qualcosa, sempre qualcuno da convincere, qualcuno addirittura vuole convincerti dell’opposto. E poi ci sono pure quelli che addirittura vogliono essere convinti. Occhio allora a chi mangia i bambini, o ai venditori di immagini, a chi promette pace o guerra, dannazione eterna o salvezza da adesso in poi, tolleranza o muri da innalzare. E fai questo e non far quello, niente caramelle da chi non conosci, e mogli e buoi, e chi l’ha mai visto. E chi fuma t’avvelena la vita, e che bella la vita, e se vuoi salvarti l’anima butta il fucile. E chi ci crede ci crede, o vorrebbe farlo, perché in fondo gli hanno sempre detto che sarebbe meglio. Solo che io non ne sono poi così convinto; anzi più passa il tempo e più mi convinco di non aver in fondo bisogno, per tirare avanti, di molte convinzioni. Sempre sperando di non dover mai convincere nessuno a darmi ragione.
sabato, gennaio 15, 2005 ![]() Magnetico C’era uno strano crepitio che da qualche minuto gli sfiorava le orecchie, come di qualche cosa che sfrigolasse sul fuoco, o come quando si cammina in un bosco e le foglie a terra sembrano quasi accartocciarsi prima che il piede arrivi ad abbandonarci sopra il suo peso. Aprì gli occhi ed immediatamente si accorse che, nonostante la notte fossa ancora fonda, una strana luce di color azzurro metteva in risalto i contorni dell’armadio dall’altra parte della stanza. Ma la cosa più strana era quella strana sensazione di attrazione che lo spingeva verso in basso tenendolo inchiodato al materasso, come se la struttura metallica del letto…e poi cos’era quella cosa fredda e liscia che si sentiva appiccicata alla mano…sembrava una specie di orologio, il suo orologio certo! E questa cosa sul collo…un cucchiaino forse, e qui sulla gamba una moneta probabilmente gli era uscita ieri sera dalla tasca…. Si sentì ad un tratto come se un’improvvisa forza si sprigionasse dal suo corpo, inspiegabilmente colmo di una strana forma di energia che sembrava attrarre a sé tutti questi piccoli oggetti, come una specie di calamita. E più l’azzurro diventava brillante, più la strana forza si accresceva, più lui si sentiva improvvisamente rasserenato, e la prospettiva del risveglio la mattina dopo gli sembrava quanto mai dolce e desiderabile. Era come se questa strana luce che usciva dal suo corpo si portasse dietro tutte le preoccupazioni, le tristezze e le insicurezze che fino a poche ore prima sembravano aver preso pieno possesso della sua anima, e che invece adesso se ne fuggivano allegramente via, nascondendosi dietro le persiane abbassate o sotto la specchiera là nell’angolo. Sì! - pensò mentre si girava sul fianco per un ultimo pisolino, prima che la vecchia sveglia che si era appiccicata al suo gomito annunciasse con il suo scampanellare metallico l’ora del risveglio. Sì! - pensò quasi euforico - oggi mi sento proprio così bene… Assolutamente Positivo.
venerdì, gennaio 14, 2005 ![]() Domani o dopo A ben vedere non è che poi il Futuro in sé oggi abbia granché da dire. Il Passato no, quello indubbiamente è un’altra cosa; lui è lì, tutto d’un pezzo col suo peso, o la sua leggerezza, e uno se lo tira dietro mentre avanza, sfogliandolo ogni tanto, magari commovendosi mentre lo racconta a qualcuno, o quando gli capita di rivedere il viso di tutti quelli che ha amato… Il futuro invece no, non lo si può vedere ed è solo questo che spaventa. Perché in fondo non c’è niente che ci possa far dire che domani sarà peggio di ieri, anzi a voler essere pignoli si potrebbe pensare proprio il contrario, visto che questo stesso pensiero che ci è sorto improvvisamente davanti è talmente lieve da sembrarci addirittura immeritato nella sua bellezza. Ed allora ecco che sembra addirittura non avere più neanche senso parlare di futuro, dal momento che, per quando uno ci si metta d’impegno, non riesce a spingersi nell’immaginarlo al di là di qualche giorno, di qualche mese , o forse di un paio d’anni anche, ma ad un certo punto si arresta comunque di fronte al nulla di questo pensiero vuoto, incapace di buttare lo sguardo al di là delle proprie misere attese. E allora perché versare lacrime ipotetiche su un domani comunque incerto, se dopodomani è pur sempre probabile che il sole torni, nonostante tutto, a splendere? Meglio forse aspettare di poterlo rileggere con calma questo nuovo ieri, improvvisamente ricolmo di luce.
giovedì, gennaio 13, 2005
Struzzo Non fare migliaia di cose sbagliate, questa è in fondo la breve storia della nostra vita. Da piccolo per educarti a vivere, da adulto per convenzione, da vecchio per paura della fine. E intanto il tempo ci scorre dentro nell’attesa vana del coraggio di una piccola ribellione, di un salto all’indietro, di un tuffo nel chiaroscuro dell’incoscienza priva di timore. Mentre improvvisamente l’ombra di migliaia di gesti, di rinunce, di divieti, di regole inesplicabili, di giorni mediocri, di ritardi voluti, di dimenticanze fasulle, accatastati di fronte al nostro passo un po’ stanco, oscura il cammino di questi giorni colmi di dubbio. In cui l’unica luce visibile è ormai quella dell’abbandono al sogno di una giornata imminente in cui sia concepibile, per una volta almeno, togliere la testa dalla sabbia; senza per questo rimanere abbagliati dal vivere per fare semplicemente qualcosa di giusto.
mercoledì, gennaio 12, 2005
Paura La paura del dolore è misteriosa a volte. Non sto parlando del dolore fisco. Certo in questo caso tutti ne hanno paura, a meno di non essere degli invasati, o di avere comunque qualcosa che la copra, facendocela accettare come una buona cosa. Ma noi mica siamo dei kamikaze in gita aziendale, o dei masochisti tutti casa e chiesa.Sto parlando del male dell’anima, di quel particolare senso di malessere che nasce come vaga malinconia, fastidio, disagio nei confronti della vita, e che giorno dopo giorno si arricciola sempre di più su se stesso come un truciolo strappato da una pialla gigantesca che scortica la superficie della nostra anima fino a metterne a nudo il cuore morbido ed indifeso.Quando sei giovane, beh allora la senti talora questa paura, ma dura sempre lo spazio di un mattino, solo fino a quando l’energia della giovinezza, mascherata dal suo incosciente coraggio lo ricopre, la nasconde col drappo vellutato delle risate con gli amici, o con l’illusione dell’eternità dell’amore, o con la più prosaica euforia del nuotare spensierato nel mare di una bottiglia.Oggi invece ti rendi conto che la sua sola prospettiva ti spaventa, il solo annuncio di un arrivo di questa paura anche se soltanto ipotetico, è sufficiente a bloccare la tua giornata nella disperata attesa di un miracolo impossibile che ti liberi da questo mostro dalla faccia velata.Perché ormai l’hai imparato finalmente che nonostante le migliaia di morti, nonostante l’infelicità del mondo, ma anche nonostante la bellezza del ricordo, o la meravigliosa vicinanza di una vita dignitosa in cui abbandonare le proprie ansie; nonostante tu abbia visto in faccia la vita col suo sorriso e le sue lacrime, con le sua fortune e le sue misteriose eclissi, col calore della mano che ti accarezza ed il gelo della morte che nasce sotto le tue dita impotenti, nonostante gli anni, anzi proprio per colpa loro, l’unica cosa che sei rimasto capace di fare è quella di abbandonarti all’incontrollabile tremore della tua personale infelicità, che tutto avvolge nella propria autocelebrazione, il tuo corpo, la tua mente, il mondo e persino se stessa, fino a divorare l’universo intero con la fame incontrollata della sua stessa paura.E capisci allora con terrore che quella stessa paura che ti annienta con la sua stessa possibilità sei proprio tu che la costruisci, minuto per minuto, paranoia per paranoia, egoismo per egoismo, fino al momento, che del resto tu già intravedi in fondo alla tua via, in cui scompariranno tutti i desideri che davano un senso alla tua vita ad eccezione di un unica, gigantesca, schifosissima voglia di essere arrivato.
martedì, gennaio 11, 2005 ![]() Darkness Una volta, ogni tanto, credo si possa proprio dire che la tolleranza è la virtù degli stupidi. Ed io accetterei tutto dal destino, ma non di essere preso per uno di loro. (grazie a Wittgenstein)
lunedì, gennaio 10, 2005 ![]() Briciole Finalmente era giunto il momento di porre fine a questo sogno inutile. Basta attesa di riposo, basta prospettive esotiche, basta luci sfavillanti e melodie orecchiabili; basta finti sorrisi e propositi a breve scadenza, tavole imbandite e nausea di sentimenti, obblighi ridanciani e rinvii a data da destinarsi; niente più bilanci e pianificazioni, oroscopi e tappi di spumante a basso costo. Con un solo, deciso ed irriverente colpo di spugna decise di gettare tra i rifiuti del più recente passato il cumulo di briciole che nel corso di queste lunghe, noiose, interminabili ed assurde giornate di falsa allegria la sua stessa svogliata indifferenza aveva lasciato accumulare accanto ai simulacri della sua stessa finta libertà. Forse adesso le decine di immagini di morte che perseguitavano come fantasmi le sue notti irrequiete si sarebbero potute allontanare un po’ dal suo gelido guanciale imbottito di malinconia. Forse proprio all’ultima occasione sarebbe finalmente riuscito a chiudere gli occhi per qualche breve istante. Il prossimo convoglio partiva all’alba.
venerdì, gennaio 07, 2005
Cesare Io non sono mica qui a mendicare regali da te, maledetta vita di abitudine infelice!Voglio soltanto quello che mi spetta di diritto, senza dovertelo strappare ogni volta a furia di sotterfugi e spinte. Voglio solo la mia piccola dose di pace quotidiana, che deve per forza esistere, nascosta da qualche parte. Perché è scritto che è mia dalla nascita, come miei sono i dolori; stiamo parlando di quell’accidenti di diritto naturale che ci ingombra il cuore coi suoi divieti e le sue ricompense in valuta corrente, mica di Paradiso o Inferno. E quindi io a questo punto la voglio, anzi la pretendo questa mia parte di armonia, senza dover ogni volta lottare con questa nebbia nera che mi avvolge come un vestito di latta! Così, semplicemente sedendomi in pace sulla riva del mare della vita e guardandola arrivare a lambirmi dolcemente i piedi, col volto illuminato da un tiepido e duraturo raggio di sole, con le labbra distese in un largo sorriso rivolto a questo mondo improvvisamente inondato da una tenera luce azzurra. Perché se non bisogna porsi domande inutili sul migliore dei mondo possibili, bisogna però anche dare a Cesare quello che gli spetta, magari pure a denti stretti!
giovedì, gennaio 06, 2005
Tre piedi
La cosa più triste in tutta la faccenda del lancio del cavalletto è l’assurda, sconfortante ed in un certo senso degradante scoperta che il quadro (o la fotografia?) che emerge dal caos di voci urlanti che ne stanno accompagnando il volo, non è in realtà che un semplice pezzo di stoffa logoro e unto, che due diverse bande di delinquenti vestite a festa si ostinano a tirare in tutte le direzioni possibili, incuranti del fatto che l’unico risultato che otterranno sarà quello di aggiungere un altro strappo alle centinaia di cicatrici che già lo ricoprono.
Nonostante le facce contrite, i vati aspiranti alle alte vette, gli sbandieratori della contrada del Buon Senso, gli urlatori con l’elmetto e i cerotti da ospedale da campo.
mercoledì, gennaio 05, 2005
Consolazione Non so bene perché, ma la consapevolezza del fatto che esista qualcosa come il Pensare che non può essere fatto se non in assoluta solitudine, riesce a riempire con la dolcezza della sua semplice verità il vuoto dell’ inquietudine di questi monotoni e silenziosi giorni.
martedì, gennaio 04, 2005
Il secchio Certo, sarà anche strano, ma d’altra parte io sono fatto così: non riesco ad accettare niente senza chiedermi il perché, senza ruminare un po’ quest’erba profumata che ho davanti, fino a farla diventare una poltiglia digeribile, anche se piena di scorie, inghiottendola magari controvoglia dopo averne ricercato il senso, o anche una semplice scusa che soddisfi la mia pretesa di essere padrone delle cose che mi accadono. Il fatto è che io e i miei capelli grigi non riusciamo ancora a capire, e tanto meno ad accettarla questa assurda felicità che bisogna strappare ogni volta coi denti, o facendosi sanguinare le dita. Perché è da molto tempo che mi sono accorto di quanto ci sia di sbagliato in me e vorrei porvi rimedio prima di essere trascinato via; vorrei riuscire a capire come mai le disgrazie, le amarezze, le delusioni, le miserie e tutte le altre stupide cose che riempiono la mia vita, o a volte la svuotano, ecco queste cose io non sono mai dovuto andarmele a raccogliere o a conquistare, ma sempre, ogni volta me le ritrovo semplicemente ed inesorabilmente addosso la mattina sorseggiando il caffè. Sono i sorrisi e le carezze, le piccole gioie e le grandi fortune che mi devo sudare ogni volta; a cui devo imparare a rinunciare, per poi ogni tanto illudermi che forse potrei anche cercare di conquistarmene qualche pezzettino. Ed ecco che questo tesoro nascosto in fondo al pozzo, questa razione di dignità residua, te la devi issare a forza di braccia e da solo…; e quando riesci ad afferrare il secchio e pensi “accidenti questa non è acqua ma ambrosia deliziosa!” ti accorgi nello stesso tempo dei buchi da cui il nettare scappa via, e che il secchio è già quasi vuoto ormai; e che dovrai allora ricominciare tutto da capo, visto che non puoi più rinunciare al suo dolce sapore. E mentre ricominci ad issare, ti riassale la solita angoscia che ti urla all’orecchio il suo perché, abbastanza forte da coprire il tintinnio della tua gioia col sordo rimbombo della sua ragione incomprensibile. Ed allora ti viene una voglia irrefrenabile di sederti un po’, con le braccia abbandonate e le dita incrociate, ad aspettare che il tempo scorra addosso alla tua memoria, smussandone l’aspra bellezza con l’appiccicosa noia di questa strana abitudine infilata nel suo doppiopetto grigio. Perché ad aspettare almeno sei bene allenato, dopo una intera vita di prove. lunedì, gennaio 03, 2005
Moto armonico Sempre a metà strada tra il vivere soli o nel branco, tra lo scontro solitario con la gelida solitudine e il caldo contatto con persone che ti infondono sicurezza donandoti il più dolce degli affetti. Cos’è allora la tua vita se non un continuo, fastidioso, incomprensibile oscillare tra i due estremi di un arco lungo decenni, tra l’andata e il ritorno di questo immenso pendolo a cui vivi appeso dall’istante stesso della tua nascita? Un’ assurda altalena, un misero relitto su cui si naviga a vista in un oceano di sentimenti contrastanti, una molla che si tende e si contrae infinite volte, senza altra ragione che se stessa. E a questo dondolare un giorno così ampio e maestoso ed oggi sempre più contratto nell’ inseguire se stesso ed il proprio incomprensibile mutamento, a questa attesa del momento in cui finalmente la gioia ed il dolore di una vita riusciranno a fondersi in un ultimo, intenso abbraccio, non riesci ancora ad opporre che una piccola e illusoria attesa di tranquillità.
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