Della vita e della morte


martedì, novembre 30, 2004

 

 

 

 

 

 

 

Désordre

 

"In principio era l’ordine, la meraviglia della semplicità, la gemma di un edificio edificato sul nulla, che galleggia nel buio grazie al perfetto equilibrio delle forze che lo sorreggono.

Poi improvviso il declinare del tempo, la disgregazione lenta, inevitabile e necessaria dell’universo mondo, il disordine universale insito nel suo stesso essere creatura.

Nemesi incomprensibilmente lanciata verso la fine del lontano atto di libertà di un dio stanco di giocare a dadi.

Punizione o liberazione definitiva di ogni essere alla vana ricerca della propria impossibile eternità."....

 

Forse sarebbe utile che chiamassi un'impresa di pulizie!

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:42 | commenti (21)


lunedì, novembre 29, 2004

 

 

 

 

 

 

 

Hey Joe

 

Era un uomo semplice. Era un uomo giusto. Era un uomo santo.

Anzi il più santo di tutti, perché aveva sposato la donna più bella del mondo, ma non l’ha mai  potuta neanche sfiorare con un dito.

Si chiamava Giuseppe e sua moglie Maria.

 

Peccato che il figlio se ne sia andato così presto…

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:35 | commenti (22)


domenica, novembre 28, 2004

Visto che non lo fa lui, la posto io così, d'imperio. Ecco a voi la scrivania di Padrepaio. Cheese ;)

Ora, non mi chiedete che ci fanno gli stivali sul tavolo. A me non lo vuol dire...

obolo lasciato da Albamarina | 20:38 | commenti (17)


sabato, novembre 27, 2004

 

 

 

 

 

A.D. 200…

 

La mattina del 25 dicembre P. si svegliò di soprassalto, con il presentimento fortissimo che fosse accaduto qualcosa di terribile. Solo che per quanto si sforzasse, non riusciva a ricordare assolutamente nulla di preciso.

Nella sua testa si alternavano continuamente una serie di immagini e di pensieri che gli apparivano verosimili, quasi familiari, ma nessuno di essi aveva la caratteristica della certezza. Erano persone, sentimenti, situazioni che erano a volte in contrasto fra di loro, addirittura talora uno escludeva l’altro, ma P. non riusciva proprio a ricordare quale fossero quelli veri e quelli falsi.

 

Poi nella sua mente irruppe un’immagine inaspettata. Anzi più che vederla lui “visse” questo nuovo tipo di esperienza.

Stava guardando fuori dalla finestra del suo appartamento; le nuvole nere, trasportate dal vento correvano basse, quasi lambendo i tetti dei palazzi più alti, quando un lampo azzurrognolo illuminò a giorno l’alba di quella grigia giornata di festa, seguito immediatamente da un boato assordante. P. si accorse di sapere perfettamente quello che era accaduto: il fulmine era caduto su uno degli alberi del giardino dietro la sua casa, facendolo crollare addosso all’auto del sig. Q. suo vicino di casa (almeno così gli veniva detto, anche se lui non se lo ricordava affatto).

 

Dopo alcuni minuti in cui egli rimase immobile a cercare di capire il senso di questa sua visione così strana, improvvisamente gli giunse l’eco di uno schianto, proveniente da dietro il palazzo, proprio in direzione del giardino….

Era caduto un albero addosso ad un auto, udi gridare da qualcuno…

 

Sentì il cuore che iniziava a battere furiosamente, mentre un senso di paura (ma che senso aveva poi il termine paura?) misto a sconforto (ammesso che questa “cosa” significasse qualcosa di preciso) gli spremeva l’imboccatura dello stomaco.

Perché non riusciva più a ricordarsi niente, neanche il suo nome, o quello di quello che gli avevano appena detto essere il suo…. vicino di casa, o amico, o collega….

E perché vedeva invece così chiaramente tutte quelle cose strane… dei calciatori vestiti di nero e di azzurro che alzavano al cielo una piccola coppa, una donna aborigena vestita da Papa con tanto di Mitra e Pastorale…

 

Ad un tratto sentì una voce che proveniva da una specie di scatola di metallo, posata sul tavolino vicino all’ingresso:

 

- Ehi, tu che ascolti! Tranquillo, è successo solamente che hai scritto una lettera a Babbo Natale chiedendogli come regalo per quest’anno quello di farti dimenticare il passato e prevedere il futuro, e lui, visto che sei sempre stato un uomo pio, ti ha esaudito!

Inoltre, te lo ricordo io visto che tu per il momento non riesci a farlo, da uomo previdente quale sei, lo hai anche pregato di ricordarti che lo stesso giorno hai spedito una seconda lettera alla Befana, chiedendole stavolta di riportare, la mattina del 6 gennaio, tutto come era prima; e sembra, anche se la cosa non è ancora ufficiale, che le cose possano andare proprio in questo senso….

Ma del resto in questi dodici o tredici giorni avrai modo di “vedere” da te se questo sarà o meno possibile…. –

 

Un vago senso di pace lo avvolse mentre si reinfilava sotto le coperte….dopo tutto era Natale e si poteva dormire ancora un po’….

obolo lasciato da padrepaio | 12:47 | commenti (14)


venerdì, novembre 26, 2004

 

 

 

 

Maelström

 

Spesso la sento questa voce che mi dice, sussurrando: vattene da questo buco di noia!

E allora esco di casa, prendo la macchina e mi dirigo a nord, così, solo perché mi piace il suono della parola: nord come montagna, nord come freddo, nord come forza e tragedia, nord come spirito…

Sempre , però, mi blocco ad un certo punto in mezzo alla  strada e mi chiedo se questa cosa poi la voglio realmente…

Rifugiarmi in qualche sperduto rifugio, per  perdermi nel muto discorso della mia anima incapace di parlare?

O non sarebbe meglio invece rinunciare a questo finto vagabondare, per ritornare ad una vita banale, inghiottendo,  per conservarmi una briciola di prosperità e di stabilità, un mucchio di balle fatte di scuse nei confronti di me stesso?

Facendomi anzi inghiottire da esse?

 

O magari insistere semplicemente nel tenere alta le vele del dubbio, continuando la navigazione a vista, fino al momento in cui arriverò finalmente in vista del Maelström che il destino mi ha apparecchiato da tempo?

 

obolo lasciato da padrepaio | 07:50 | commenti (26)


giovedì, novembre 25, 2004

 

 

 

 

 

 

Un minuto

 

Ore 23.59

 

Un secondo di incomprensione, seguito da un secondo di analisi, uno di scoperta ed uno di terrore.

Poi uno di memoria e uno di attesa, cui segue uno di speranza.

Da ultimo un eterno ed anestetizzante secondo di inconsapevole gioia.

 

Ore 24.00

 

Una sirena lontana, a coprire il rumore delle nostre risate di sopravvissuti.

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:48 | commenti (27)


mercoledì, novembre 24, 2004

 

 

 

 

 

No sale

 

Le difficoltà sono il sale della vita!

Anche stamattina la mia vicina, la signora Angela me lo ha detto sorridendo.

Il fatto è però che io sono stufo oggi di cibi salati; voglio un piatto di minestra insipida, accompagnato con del pane toscano.

E almeno per oggi niente problemi per favore; 24 ore possono bastare accidenti!

E un po’ di nuvole, di zucchero filato magari, grazie.

Io lo so che il sale fa venire la pressione alta.

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:56 | commenti (25)


martedì, novembre 23, 2004

 

 

 

 

 

 

 

Mozzicone

 

Ogni volta che mi riesce di guardare le cose che mi accadono intorno, qui fuori dal mio eremo color del tempo, la vertigine mi assale.

E’ colpa dell’abitudine che si è impadronita, senza chiedere permesso, del mio cuore, stanco di vedere senza osservare, o di restarsene con lo sguardo immobile mentre davanti a lui scorrono i fotogrammi annebbiati di un film in bianco e nero, in cui, sole, sopravvivono noiose storie vecchie di secoli.

E’ che il racconto della vita è a volte così tremendo nella sua bellezza iridata, da fargli preferire una mediocre penombra alla sua lucentezza esasperante…

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:37 | commenti (22)


lunedì, novembre 22, 2004

 

 

 

 

 

 

Acrofobia

 

Perché la nostra casa ci sembra a volte così vuota? Ci hanno insegnato che non siamo soli, eppure c’è così tanto, troppo spazio attorno a noi…E da una vertigine insopportabile questo vuoto, quest’assenza di ciò che in fondo sappiamo non esserci mai stato.

Se solo fosse più piccola, o semplicemente non avessimo più la forza di guardarci attorno ogni 5 secondi, per misurare con assurda insofferenza quello che ci separa da tutto ciò che vorremmo ci amasse in esclusiva.

Se la vera fame, quella che gonfia gli stomaci a dismisura, o il vero freddo, quello che increspa la pelle degli arti, fossero compagni delle nostre notti viziate dalla noia.

Se la cecità di una ricchezza senz’anima non ci nascondesse in continuazione il mondo della miseria e del dolore vero.

Allora sì che potremmo amare senza rimpianto, fuggendo dall’inconfessabile fastidio del troppo vuoto; e riconosceremmo la vera natura dello spazio che circonda, abbracciandola, la nostra anima ingrata nei confronti di se stessa: quella di una misteriosa ed incontrollata stanchezza del vivere soli con se stessi, del terrore di dover scontare la condanna cui il destino ci abbandona: quella di dover trascorrere l’eternità da soli.

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:30 | commenti (23)


sabato, novembre 20, 2004

 

 

 

 

 

 

Attorno, domani

 

In fondo poi perché mai ci si dovrebbe preoccupare della morte? Della propria almeno, dal momento che per quanto riguarda gli altri, entrano in gioco i sentimenti ed allora tutto cambia.

Ma per quanto riguarda noi, al di là di un misero egoismo o di una stupida pretesa di eternità, non c’è in realtà niente che ci costringa a passare anni e anni preparandoci ad una cosa talmente aleatoria da poter sembrare quasi impossibile, mi si perdoni l’iperbole.

Se uno deve morire, che bisogno avrebbe di fare prima pace con se stesso, o comunque di prepararsi in qualche modo alla morte? Il modo in cui affronta il proprio annullarsi è altrettanto irrilevante quanto il modo in cui ha affrontato ogni altro momento della vita. La sola cosa che potrebbe dare importanza a questi momenti sarebbe quella di trovare il modo di sopravvivere a se stessi, anche per pochi minuti, ma questa non è ragionevolmente un’ipotesi praticabile.

O si crede forse che valga la pena preoccuparsi del fatto che ci sarà un tempo in cui non saremo  più presenti? Ma questo pensiero equivarrebbe a fare un problema del fatto che ci siano posti che noi non possiamo occupare fisicamente, spazialmente.

E allora perché preoccuparci del fatto che la nostra vita venga annullata, solo per il fatto di avere un termine? Lo spazio attorno a noi non riesce a cancellare il nostro corpo, ne’ la morte cancella la vita, proprio perché ogni cosa  ha un suo limite e niente, a parte forse Dio, si estende all’infinito, verso il fuori da sé o verso il domani.

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:36 | commenti (30)


venerdì, novembre 19, 2004

 

 

 

 

 

 

 

Statebbòni

 

Me ne frego a questo punto: non ho più voglia di guardarmi indietro e chiedermi il perché di cose che neanche ricordo di aver fatto.

Del resto non ci sono solo occasioni perse nella vita. Anzi noi siamo soltanto il risultato di migliaia di occasioni colte al volo e delle quali, proprio a causa della loro abbondanza, non riusciamo più a sentire il calore e la ricchezza. Ed è solo la nostra insensibilità indotta dall’abitudine che ci spinge a desiderare quelle cose che non avremmo potuto avere, magari proprio per nostra inconsapevole scelta.

A meno che questa idea balzana non sia il solito relitto di buonsenso tardo-novembrino, o di inizio Avvento, a cui ci siamo appesi stamattina prima di perdere l’ennesima occasione per restarcene, almeno una volta, in religioso silenzio.

obolo lasciato da padrepaio | 12:34 | commenti (23)


giovedì, novembre 18, 2004

 

 

 

 

 

 

Amar-cord

 

Mi ricordo ancora di quella volta in cui anch’io sono riuscito ad avere la mia bella dissociazione mistica, mica bruscolini!

Ad un certo punto mi sono alzato e sono  sceso dal vagone in cui avevo dormicchiato fino a poco prima; ho controllato l’ora e mi sono seduto al sole ad aspettare.

Lentamente il treno su cui ero arrivato si è rimesso in moto, solo che ad un certo punto, proprio mentre passava l’ultimo vagone, mi sono visto.

Cioè ho visto me stesso, proprio in carne ed ossa, mentre guardavo distrattamente dal finestrino.

Non come uno si può vedere in una foto, o in uno specchio, dove in realtà  si vede sempre e solo un’immagine che ci imita, ma che in fondo non è altro che una verosimile similitudine di se stessi.

No, stavolta mi sono proprio visto per come sono per tutti gli altri, un vero pezzo di carne vestita a festa, che guarda distratto il mondo che gli sembra muoversi davanti.

E’ vero, è durato solo un attimo, prima che il treno sparisse dietro la curva. Ma è stato intenso, molto intenso.

Poi sono rimasto solo nel silenzio; e allora mi sono fermato un po’ a pensare, mentre aspettavo il diretto delle 15 e 30, a quello che avevo visto.

 

Ed ho iniziato a sentirmi la bocca amara, molto, troppo amara….

 

Giuro comunque: da quella volta non ho più toccato una goccia di Ramazzotti!

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:25 | commenti (28)


mercoledì, novembre 17, 2004

 

 

 

 

 

 

 

Dubbi

 

Troppi “forse”, troppi “credo”, troppi “magari”, troppi “per me”, troppi “almeno”, troppi “?”

Forse per me magari, almeno credo !

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:44 | commenti (27)


martedì, novembre 16, 2004

 

 

 

 

 

Reset

.

-         Dio: buongiorno P.P., come va?

-         P.P.: …insomma…

-         Dio: in che senso?

-         P.P.: il fatto è che ci sono un po’ di problemi…

-         Dio: Che tipo di problemi?

-         P.P.: vedi Dio, qui le cose sono incasinate ultimamente…

-         Dio: spiegati meglio!

-         P.P.: Ehm,… insomma, tu è un po’ che non ti fai vedere…

-         Dio:  beh, effettivamente…ho avuto un po’ da fare ultimamente… e poi, ormai tengo un’età!

-         P.P.: comunque, in tua assenza sono venuti fuori dei contrasti, roba di convivenza…tutti si sono messi a fare di testa propria…insomma oggi siamo un po’ nelle canne, e  non poco direi!

-         Dio:…ok, hai una lista pronta? Dai allora che vediamo di sistemare la faccenda.

-         P.P.: Dunque: bianchi e neri, destra e sinistra, fumatori e non fumatori, nord e sud, centro e periferia, vicini e lontani, padri e figli, fratelli e sorelle, guardie e ladri, padroni e operai, ricchi e poveri, poveri e poveri, arabi e israeliani, arabi e arabi, est e ovest, tutti contro tutti…e poi ancora: più e meno, pace e guerra, riso e pianto, gioia e dolore, sogno e realtà, vero e falso, bene e male….

-         Dio: Ok, basta! …Basta ho detto! Può bastare per oggi! Facciamo una cosa: resettiamo tutto e stiamo a vedere quello che succede. Scostati un attimo per favore….

 

Zot!

 

…In  principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era deserta e vuota; le tenebre ricoprivano l’abisso e sulle acque aleggiavano lo spirito di Dio e quello di P.P.

Iddio disse: “sia la luce”: e la luce fu….

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:37 | commenti (20)


domenica, novembre 14, 2004

 

 

 

 

 

 

Cave canem

 

Ognuno ha la sua speciale graduatoria delle cose che ritiene impossibili.

C’è chi pensa di non poter mai riuscire a diventare famoso, chi ritiene assurdo credere di poter andare a vivere ai carabi, o di riuscire a trovare il lavoro perfetto, o la donna dei suoi sogni.

Magari qualcuno pensa, a ragione, che l’inter non vincerà mai lo scudetto.

 

Tutte cose indubbiamente difficili, quasi impossibili da realizzare.

C’è però una cosa che batte tutte le altre, fino a farle sembrare semplicemente stupidaggini senza nessuna importanza: quella di capire l’esatto momento in cui si passa da un punto all’altro della propria vita.

Voglio dire, è chiaro che il tuo flusso, lo scorrere della tua linfa non è un movimento uniforme e continuo, ma una serie infinita di piccoli e grandi scatti, in avanti o indietro, su e giù, in una colata discontinua diretta comunque verso un punto di non ritorno.

Per quanto uno stia attento non riesce mai a cogliere appieno, nella sua interezza, anche il più piccolo di questi intervalli, di questi frammenti di vita. A volte ci si rende conto di essere immersi in qualche cosa di nuovo, di diverso, in un’acqua più calda, o più azzurra di quella del giorno prima, ma non si riesce a capire da quanto tempo, o fino a quando durerà.

Solo quando ci capiterà di riuscire di nuovo a “sentirci” capiremo che il flusso è di nuovo cambiato, e che il colore è oggi quello del fango, o della tempesta magari….

Il problema è che è impossibile cercare di seguire lo sviluppo  del cambiamento del proprio animo: non si possono controllare i precetti morali o i sentimenti con un auto-analisi ogni trenta secondi.

Ed ecco che allora ci ritroviamo in un certo senso scacciati dalla nostra stessa casa, costretti a vivere nella cuccia accanto al garage, ad attendere speranzosi quei brevi ed intensi momenti in cui riusciremo a sgattaiolare dentro noi stessi per rubare qualche breve istante di chiarezza e di calore accanto al fuoco del nostro cuore.

O magari anche solo a spiare dal vetro della finestra l’interno della cucina in cui lasciamo sgocciolare il nostro destino nel lavandino dell’inconsapevolezza.

 

obolo lasciato da padrepaio | 23:23 | commenti (28)


sabato, novembre 13, 2004

 

 

 

 

 

 

 

Memorandum

 

Non mi ricordo proprio. Sono giorni ormai che ci penso, e che mi sforzo anche. E notti lunghe, noiose e buie. Ma proprio non riesco a ricordarmi di quando ho iniziato ad avere ricordi, anzi a viverci accanto, o meglio ancora a vivere di essi.

Sono solo sicuro che una volta non era così; no, una volta proprio non ne avevo bisogno.

Certo, ricordavo. Se mio padre mi guardava storto senza parlare; o se mia madre mi accarezzava la sera prima di dormire, la mattina appena aprivo gli occhi, la rivedevo ancora nella penombra, seduta accanto al letto a guardarmi silenziosa. Solo che non ci costruivo nessun castello sopra, ne’ chiedevo come o perché: vivevo l’attimo come attimo e non come presagio.

 

Niente da fare, proprio non ci riesco. So soltanto che un giorno, non ricordo quando,  i ricordi non mi sono più sfilati accanto, ma hanno iniziato ad attraversarmi la pelle, ad infilarmisi dentro fino a farmi male a volte, ogni tanto dandomi piacere, quasi sempre regalandomi tristezza.

 

Oggi spremo, spremo la mia testa, ma ricordo solo che il ricordo poco a poco si è mangiato l’anima, scavandomi dentro fino a svuotarmi del presente, fino a ributtarmi all’indietro, in un vuoto ricco solo di bellezza svanita.

E così eccomi qui a chiedermi perché questa stupida canzone non da più brividi, o questo prato gelato è oggi così squallido, o perché dietro questo volto ancora giovane intravedo una ruga profonda che ne incide diagonalmente la superficie.

 

O almeno questo fino a ieri, così mi sembra di ricordare.

Ma mi posso anche sbagliare.

La mia memoria si sa, non è più quella di una volta.

 

obolo lasciato da padrepaio | 12:49 | commenti (23)


venerdì, novembre 12, 2004